Ricordate i Buddha di Bamiyan? Sulla High Line di New York una grande scultura gli rende omaggio
L'artista vietnamita Tuan Andrew Nguyen porta sul plinto della passerella artistica un ricordo degli antichissimi Buddha distrutti dall'iconoclastia talebana ormai 25 anni fa. Che si fanno oggi simbolo di rinascita spirituale e politica
Dopo due anni di costante presenza, soprattutto sui social, è tempo per il gigantesco piccione della High Line di New York di lasciare il posto a una nuova opera. La scultura iperrealista, sistemata sul plinto della passerella artistica all’incrocio tra la 30th St. e la 10th Avenue, sarà sostituito da una nuova, grande scultura. Non più un ironico occhiolino alla cultura metropolitana della città, ma un simbolo di memoria che rimanda a un passato recente dai tratti assai più tragici: la distruzione dei grandi Buddha di Bamiyan in Afghanistan.
La tragedia dei Buddha di Bamiyan
Vittime dell’iconoclastia talebana nel 2001, i Buddha di Bamiyan erano due colossali statue del VI Secolo nel cuore dell’omonima valle dell’Afghanistan centrale. Le grandi sculture, così come tutta l’area circostante, ricoprono un profondo significato sociale, economico e culturale in una regione attraversata dalla Via della Seta in cui storicamente si sono sviluppati Zoroastrismo, Buddismo, Induismo e Islam. Tutto ciò che resta, oggi, della loro secolare presenza sono le due nicchie vuote, scavate nella montagna.
La grande installazione sul plinto della High Line di New York
È dedicata a loro The Light That Shines Through the Universe, l’installazione dell’artista vietnamita Tuan Andrew Nguyen (Ho Chi Minh City, 1976), la cui pratica artistica si relaziona con l’impatto duraturo di conflitti e violenze. Lo spazio vuoto portato dalla guerra, dalla colonizzazione e dalle catastrofi ambientali è un filo conduttore del suo lavoro, sia nel paesaggio, sia nei corpi sia nelle culture: non sorprende quindi il rimando alla perdita culturale dei Buddha con la sua statua in arenaria alta 8 metri. Ma non di sola mancanza ci parla questa monumentale opera.
La reincarnazione spirituale e politica secondo Tuan Andrew Nguyen
Quinta scultura a comparire sul piedistallo, e visibile dalla primavera 2026 all’autunno 2027, The Light That Shines Through the Universe rimanda al soprannome che le comunità locali usavano per il Buddha più grande: Salsal, letteralmente “la luce splende attraverso l’universo“. Quella di Nguyen non è una replica esatta di Salsal, ma un’eco in grado di trascendere la distruzione fisica per farsi simbolo di reincarnazione nella sua connotazione spirituale e politica, altro motivo ricorrente nell’opera dell’artista: le ingiustizie del passato, che si manifestano nella vita contemporanea, offrono in sé uno spazio per reimmaginare il futuro. Simbolo di questa speranza sono le mani di Salsal, perdute nel Buddha originale (in susseguenti attacchi iconoclasti), che qui invece ricompaiono: realizzate in ottone, ricavato da vecchi proiettili di artiglieria, le mani sono in “mudra”, gesti simbolici che indicano coraggio e compassione. Queste protesi, che richiamano anche la perdurante tragedia delle mine antiuomo nel suo nativo Vietnam, sono evidenziate da Nguyen come allegoria della speranza e della guarigione. Un augurio perdurante che sembra trovare nella New York di Zohran Mamdani la sua giusta casa.
Giulia Giaume
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