“È giunto il tempo di ascoltare le tonalità minori”. Ecco come sarà la Biennale Arte di Venezia 2026

È stato presentato alla stampa il progetto espositivo “In Minor Keys”, cuore della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, a cura della compianta Koyo Kouoh. Una Biennale che già da questa presentazione pare discostarsi da quanto fatto in passato. Ecco perché

La Sala delle Colonne al piano nobile di Ca’ Giustinian è gremita per la presentazione ufficiale della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. A fare gli onori di casa, il presidente Pietrangelo Buttafuoco e la responsabile dell’Ufficio Stampa Maria Cristiana Costanzo. Al suo fianco avrebbe dovuto esserci la curatrice Koyo Kouoh, scomparsa prematuramente nel maggio 2025, a pochi mesi dalla nomina senza riuscire a scegliere il Leone d’Oro alla Carriera, che per questa edizione non sarà assegnato. Il lavoro svolto fino a quel momento è stato necessariamente raccolto e portato a termine dal suo team (le advisor Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Helene Pereira, Rasha Salti, l’editor-in-chief Siddhartha Mitter, il ricercatore Rory Tsapayi), che oggi presenta alla stampa la Biennale che aprirà i battenti il 9 maggio prossimo. La conferenza è stata l’occasione per entrare ulteriormente nel merito del tema confezionato dalla curatrice – In Minor Keys– e per scoprire la lista ufficiale degli artisti selezionati.

Il tema della Biennale Arte di Venezia 2026

È giunto il tempo di ascoltare le tonalità minori”, afferma il team curatoriale. In ambito musicale, le “minor keys” – o tonalità minori – indicano sia la struttura quanto il tono emotivo di una composizione. Basse frequenze, malinconia, cordoglio: nell’affidarci alle tonalità minori, la Biennale 2026 sembra chiederci ascolto e trasporto sincero, allontanandoci da una caotica grandeur che lascia in ombra le isole, i piccoli mondi, gli ecosistemi più fragili. Una scelta che prosegue sulla linea definita dai predecessori di Kouoh, ispirata dalla volontà di decentralizzazione e di ridefinizione degli equilibri di potere del sistema, prestando attenzione alle realtà considerate minori e outsider. Un invito a riportare l’arte in quello che il team definisce il suo “habitat naturale”: ovvero l’emotivo e il soggettivo, pur con rigore e intenzionalità. Lasciamo alle parole di Koyo Kouoh il compito di descrivere il tema da lei scelto, un tema che nel testo curatoriale richiama i “canti di chi genera bellezza nonostante la tragedia, le melodie dei fuggitivi che riemergono dalle rovine, le armonie di chi ripara ferite e mondi”.

Come sarà la Biennale di Venezia 2026

Il rallentamento e il ridimensionamento invocati da questa Biennale passano anche dai suoi numeri: a comporre In Minor Keys saranno 111 artisti, nati tra gli Anni Quaranta e gli Anni Novanta – con poche eccezioni, tra cui l’illustre Marcel Duchamp. Già da questo dato si nota un notevole scostamento dalla Biennale 2024, che esponeva almeno il triplo degli artisti, molti dei quali già deceduti, o rappresentanti pratiche dalla necessaria storicizzazione, ma non del tutto attuali. La Biennale di Koyo Kouoh guarda agli artisti, alle ricerche, ai luoghi di produzione artistica di oggi, includendo ma non limitandosi al loro dato geografico o biografico. Un’ulteriore differenza che lascia ben sperare, poi, è il superamento di una logica espositiva organizzata in sezioni: Koyo Kouoh ha infatti preferito organizzare sentieri concettuali, che troveranno eco nell’architettura e nel design della mostra: tra questi sentieri, l’idea di incantamento, il ruolo delle scuole di formazione e di pensiero, le soglie. 

Il ruolo centrale della performance e della poesia

Interessata a scardinare la centralità della vista, e a valorizzare invece una partecipazione multisensoriale e senza gerarchie di medium, In Minor Keys riserva un posto d’onore alla performance e alla parola, a partire dai giorni d’apertura: un corteo di poeti sfilerà ai Giardini della Biennale, una processione che si ispira al Poetry Caravan, il viaggio di 9 poeti africani da Dakar a Timbuktu, curato dalla stessa Kouoh.  

Gli artisti della Biennale Arte di Venezia 2026

Tra i diversi nomi – giustamente minori – di questa Biennale, figurano anche quelli più celebri di Laurie Anderson, Carsten Höller, Otobong Nkanga, Kader Attia, Alfredo Jaar. Il Padiglione delle Arti Applicate ospiterà il lavoro dell’artista colombiano-coreano-americana Gala Porras-Kim, mentre Forte Marghera – presidio della Biennale sulla terraferma – vedrà gli interventi di Temitayo Ogunbiyi, Uriel Orlow e Fabrice Aragno. Di seguito la lista completa degli artisti partecipanti.

1. Pio Abad (Manila, Filippine, 1983)
2. Philip Aguirre y Otegui (Schoten, Belgio, 1961)
3. Akinbode Akinbiyi (Oxford, Regno Unito, 1946)
4. Laurie Anderson (Chicago, USA, 1947)
5. Fabrice Aragno (Neuchâtel, Svizzera, 1970)
6. arms ache avid aeon (Nancy Brooks Brody, Joy Episalla, Zoe Leonard, Carrie Yamaoka, fierce pussy, Jo-ey Tang)
7. Kader Attia (Dugny, Francia, 1970)
8. Sammy Baloji (Lubumbashi, Repubblica Democratica del Congo, 1978)
9. Ranti Bam (Lagos, Nigeria, 1985)
10. Alvaro Barrington (Caracas, Venezuela, 1983)
11. Éric Baudelaire (Salt Lake City, USA, 1973)
12. Sabian Baumann (Zug, Svizzera, 1962)
13. blaxTARLINES KUMASI (fondato a Kumasi, Ghana, 2015)
14. Beverly Buchanan (Fuquay, USA, 1940 – 2015)
15. Seyni Awa Camara (Oussouy, Senegal, 1945 – 2026)
16. Nick Cave (Chicago, USA, 1959)
17. Carolina Caycedo (Londra, Regno Unito, 1978)
18. Annalee Davis (St. Michael, Barbados, 1963)
19. BuBu de la Madeleine (Osaka, Giappone, 1961)
20. Dawn DeDeaux (New Orleans, USA, 1952)
21. Nolan Oswald Dennis (Lusaka, Zambia, 1988)
22. Denniston Hill (fondato a Glen Wild, USA, 2008)
23. Bonnie Devine (Toronto, Canada, 1952)
24. Godfried Donkor (Accra, Ghana, 1964)
25. Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, Francia, 1887 – 1968)
26. Edouard Duval-Carrié (Port-au-Prince, Haiti, 1954)
27. Torkwase Dyson (Chicago, USA, 1973)
28. rana elnemr (Hannover, Germania, 1974)
29. Theo Eshetu (Londra, Regno Unito, 1958)
30. Rachel Fallon (Dublino, Irlanda, 1971)
31. G.A.S. Foundation (fondato a Lagos / Ijebu Ode, Nigeria, 2023)
32. Sofía Gallisá Muriente (San Juan, Porto Rico, 1986)
33. Adebunmi Gbadebo (Livingston, USA, 1992)
34. Leonilda González (Minuano, Uruguay, 1923)
35. Linda Goode Bryant (Columbus, USA, 1949)
36. Joana Hadjithomas e Khalil Joreige (Beirut, Libano, 1969; Moussaitbeh, Libano, 1969)
37. Alexa Kumiko Hatanaka (Toronto, Canada, 1988)
38. Ayrson Heráclito (Macaúbas, Brasile, 1968)
39. Clarissa Herbst e Dominque Rust (Crailsheim, Germania, 1959; Basilea, Svizzera, 1960)
40. Nicholas Hlobo (Cape Town, Sudafrica, 1975)
41. Carsten Höller (Bruxelles, Belgio, 1961)
42. Sohrab Hura (Chinsurah, India, 1981)
43. Alfredo Jaar (Santiago, Cile, 1965)
44. Mohammed Joha (Gaza, Palestina, 1978)
45. Michael Joo (Ithaca, USA, 1966)
46. Nina Katchadourian (Stanford, USA, 1968)
47. Bodys Isek Kingelez (Kimbembele Ihunga, Repubblica Democratica del Congo, 1948 – 2015)
48. Sandra Knecht (Buus, Svizzera, 1968)
49. Marcia Kure (Kano State, Nigeria, 1970)
50. Natalia Lassalle-Morillo (San Juan, Porto Rico, 1991)
51. Florence Lazar (Parigi, Francia, 1966)
52. Dan Lie (1988)
53. Werewere Liking (Mgombas, Camerun, 1950)
54. lugar a dudas (fondato a Cali, Colombia, 2004)
55. Daniel Lind-Ramos (Loiza, Porto Rico, 1953)
56. Alice Maher (Tipperary, Irlanda, 1956)
57. Maria Magdalena Campos-Pons e Kamaal Malak (Matanzas, Cuba, 1959; Philadelphia, USA, 1962)
58. Senzeni Marasela (Thokoza, Sudafrica, 1977)
59. Guadalupe Maravilla (San Salvador, El Salvador, 1976)
60. Manuel Mathieu (Port-au-Prince, Haiti, 1986)
61. Georgina Maxim (Harare, Zimbabwe, 1980)
62. Tiona Nekkia McClodden (Blytheville, USA, 1981)
63. Big Chief Demond Melancon (New Orleans, USA, 1978)
64. Avi Mograbi (Tel Aviv, Israele, 1956)
65. Wangechi Mutu (Nairobi, Kenya, 1972)
66. Nairobi Contemporary Art Institute (fondato a Nairobi, Kenya, 2020)
67. Eustaquio Neves (Juatuba, Brasile, 1955)
68. Tuấn Andrew Nguyễn (Sài Gòn, Vietnam, 1976)
69. Tammy Nguyen (San Francisco, USA, 1984)
70. Otobong Nkanga (Kano, Nigeria, 1974)
71. Kaloki Nyamai (Nairobi, Kenya, 1985)
72. Temitayo Ogunbiyi (Rochester, USA, 1984)
73. Pauline Oliveros (Houston, USA, 1932 – 2016)
74. Kambui Olujimi (Brooklyn, USA, 1976)
75. Hagar Ophir (Gerusalemme, Israele, 1983)
76. Uriel Orlow (Zurigo, Svizzera, 1973)
77. Ebony G. Patterson (Kingston, Giamaica, 1981)
78. Rajni Perera e Marigold Santos (Colombo, Sri Lanka, 1985; Manila, Filippine, 1981)
79. Thania Petersen (Cape Town, Sudafrica, 1980)
80. Alan Phelan (Dublino, Irlanda, 1968)
81. Johannes Phokela (Johannesburg, Sudafrica, 1966)
82. Léonard Pongo (Liège, Belgio, 1988)
83. Walid Raad (Chbanieh, Libano, 1967)
84. Mohammed Z. Rahman (Londra, Regno Unito, 1997)
85. RAW Material Company (Dakar, Senegal, 2008)
86. Tabita Rezaire (Parigi, Francia, 1989)
87. Guadalupe Rosales (Redwood City, USA, 1980)
88. Yo-E Ryou (Seoul, Corea del Sud, 1987)
89. Khaled Sabsabi (Tripoli, Libano, 1965)
90. Rose Salane (New York City, USA, 1992)
91. Issa Samb (Dakar, Senegal, 1945 – 2017)
92. Amina Saoudi Aït Khay (Casablanca, Marocco, 1955)
93. Carrie Schneider (Chicago, USA, 1979)
94. Hala Schoukair (Beirut, Libano, 1957)
95. Berni Searle (Cape Town, Sudafrica, 1964)
96. Mmakgabo Mmapula Helen Sebidi (Marapyane, Sudafrica, 1943)
97. Wardha Shabbir (Lahore, Pakistan, 1987)
98. Yoshiko Shimada (Tokyo, Giappone, 1959)
99. Himali Singh Soin e David Soin Tappeser (New Delhi, India, 1987; Bonn, Germania, 1985)
100. Buhlebezwe Siwani (Johannesburg, Sudafrica, 1987)
101. Cauleen Smith (Riverside, USA, 1967)
102. Vera Tamari (Gerusalemme, Palestina, 1944)
103. Tsai Ming-liang (Kuching, Malesia, 1957)
104. Victoria-Idongesit Udondian (Uyo, Nigeria, 1982)
105. Celia Vásquez Yui (Pucallpa, Perù, 1960)
106. Kemang Wa Lehulere (Cape Town, Sudafrica, 1984)
107. Kennedy Yanko (St. Louis, USA, 1988)
108. Raed Yassin (Beirut, Libano, 1979)
109. Sawangwongse Yawnghwe (Shan State, Birmania, 1971)
110. Billie Zangewa (Blantyre, Malawi, 1973)
111. Gala Porras-Kim (Bogotà, Colombia, 1984)

Alberto Villa

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Alberto Villa

Alberto Villa

Nato in provincia di Milano sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Economia e Management per l'Arte all'Università Bocconi con una tesi sulle produzioni in vetro di Josef Albers (relatore Marco De Michelis) e attualmente…

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