La morbidezza come forma di resistenza. A Bolzano prima mostra italiana di Nicola L. 

A diversi anni dalla scomparsa, il Museion dedica la prima retrospettiva in Italia a Nicola L., artista che ha condotto una critica, audace, profonda e anche ironica all’oggettificazione del corpo femminile (e non solo)

Con un percorso scenografico che si snoda lungo due piani del museo, il Museion di Bolzano porta per la prima volta in Italia Nicola L. (Marocco, 1932 – Stati Uniti, 2018) pittrice, designer, regista, performer. Una retrospettiva che, a cura di Leonie Radine, con circa 80 opere, ripercorre i 5 decenni di carriera dell’artista, è l’occasione per esplorare la pratica multidisciplinare di Nicola L., caratterizzata da uno spirito ironico e sovversivo che, declinato in una sorprendente varietà di linguaggi, veicola messaggi profondi di critica sociale e politica. 

Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini
Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini

La grande retrospettiva di Nicola L. al Museion di Bolzano 

Partendo dall’idea di penetrare i confini imposti dalla società, dagli Anni Sessanta Nicola L. ha esplorato la morbidezza come forma di resistenza, sviluppando una pratica di opposizione radicale e non violenta al sistema, per affrontare con tono intelligente e giocoso, tematiche profonde: dalla politica ai diritti civili, dalla sessualità alla spiritualità. Del resto, lo stesso titolo della mostra I Am The Last Woman Object, la dice lunga sull’attenzione posta su questioni come quella femminile.  

Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini
Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini

La panoramica sulla ricerca artistica di Nicola L. al terzo piano del Museion di Bolzano 

La mostra, con un allestimento dello Studio Manuel Raeder, si apre con l’iconica: Same skin for same body, 1975 in cui l’attivismo politico incontra la forma dei pénétrables works, di cui la mostra offre un’ampia selezione. Opere nate negli Anni Sessanta “per offrire la possibilità di calarsi fisicamente e simbolicamente in altri corpi e ruoli”, come Sun & Moon Giant Pénétrables, 1996, “per osservare la vita quotidiana da una prospettiva macrocosmica” e definite “pénétrables” da Pierre Restany nel 1968. Tele con teste, gambe o maniche in cui è possibile entrare o interagire, come Fur Room, 1970/2020 o Grey Rug for five people, 1975. 

Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini
Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini

Il collage e l’empatia di Nicola L. nelle opere esposte a Bolzano 

Dalle opere, come le graphic novel realizzate dopo la detenzione nel carcere di Beirut, emerge la sensibilità critica e sociale dell’artista, vicina alle persone vulnerabili ed emarginate, sempre orientata alla ricerca di amore e connessione. Altra costante nella ricerca di Nicola L. è il collage, importante sia come medium fine a se stesso, sia come strumento di approfondimento e meditazione. In mostra la serie le Femmes Fatales  (2006), dedicata a nove celebri donne accomunate da un tragico destino, ne conferma l’attenzione per le voci fuori dal coro. Ricerca confluita in una grande installazione performativa; testimonianza, insieme alla documentazione e ai video, tra cui The Red Coat For 11 People 70–09 (2009) dell’importanza che l’azione performativa collettiva ha sempre rivestito per lei. Tra le performance, Red Coat  (1969), una delle più rilevanti, ha dato origine a una serie di ulteriori opere interattive. Nella sua completezza, il percorso al Museion indaga anche l’interesse di Nicola L. per il cinema e la regia, sviluppato dalla metà degli Anni Settanta. 

Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini
Nicola L., I Am The Last Woman Object, installation view, Museion, Bolzano, 206. Photo Luca Guadagnini

Il quarto piano, sentirsi a casa al Museion grazie alle opere di Nicola L. 

Nicola L. nella sua versatilità è stata un’artista e una donna coerente. Le sue opere, per quanto diverse, trasmettono l’idea di una totale uguaglianza, declinata nell’utopica possibilità di condividere un corpo collettivo, una “stessa pelle per tutte e tutti”. Penetrare i confini imposti dalle convenzioni sociali per Nicola L. non è stato solo uno slogan ma uno stile di vita perché l’artista “dentro” i confini non c’è stata mai. All’insegna di un ottimismo contagioso, in Nicola L. l’arte e la vita sono state sempre un tutt’uno da cui sono nati anche gli apparati della sua quotidianità; mobili, suppellettili, luci… Ed ecco che all’ultimo piano del Museion, allestite come all’interno di un grande loft, le grandi sculture antropomorfe di Nicola L., sembrano invitare gli spettatori a viverle. Opere ironiche che si traducono in una critica ai ruoli tradizionali e all’oggettificazione del corpo femminile, invitando a una rilettura dello spazio domestico. Interpretazione a cui concorrono anche gli arguti titoli, come Femmes Commodes  (1969–2014) o Woman Ironing table #1, 2005, con cui l’artista intreccia un rapporto di complicità con il pubblico. La mostra, Prodotta da Museion in collaborazione con Camden Art Centre, Londra; Frac Bretagne, Rennes; Kunsthalle Wien, Vienna, si inserisce nell’ambito del nuovo percorso di ricerca del Museion THE SOFTEST HARD, che esplora l’arte come pratica urbana e sociale di resistenza non violenta.  

Ludovica Palmieri 

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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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