Il fumetto sulla scultrice Camille Claudel, la musa e l’amante di Auguste Rodin
Un fumetto presto in uscita racconta la vita della madrina della scultura europea. Amante di Rodin, venne schiacciata dal peso dei pregiudizi, terminando la sua vita in manicomio. Simbolo di un genio soffocato ma oggi finalmente riconosciuto
Per molti decenni il genio creativo di Camille Claudel è stato posto in secondo piano rispetto agli episodi più tumultuosi della sua vita privata; su tutti la turbolenta relazione con il celeberrimo Auguste Rodin e i trent’anni di internamento in un istituto psichiatrico. Solo negli ultimissimi anni l’opera della scultrice francese è stata rispolverata e raccontata conferendole la giusta dignità, con mostre, pubblicazione e persino la nascita di un museo interamente dedicato alla sua ricerca plastica. A segnare un nuovo capitolo in questa necessaria “riscoperta” dell’artista è ora il fumetto scritto da Assia Petricelli e disegnato da Sergio Riccardi: un omaggio alla rapida e intensa carriera di questa figura pionieristica e rivoluzionaria nella storia della scultura europea.

Il nuovo fumetto su Camille Claudel
In uscita il prossimo 24 febbraio per Tunué, il fumetto – dal titolo Troppo libera. L’arte, l’amore, la lotta di Camille Claudel– ripercorre i principali episodi biografici dell’artista, nata a Fère-en-Tardenois nel 1864. Ambientato nella Parigi vibrante della Belle Époque, il libro segue una scansione cronologica degli accadimenti, a partire dal precoce allontanamento della protagonista dal nido familiare, con l’ambizione di coltivare le sue doti espressive in accademia. Giovane e talentuosa scultrice in un mondo che considera la scultura “troppo maschile”, Camille è allieva e poi amante del celebre Auguste Rodin. È proprio tra i banchi dell’accademia che i due si conoscono, avviando una relazione tumultuosa e travolgente, da cui l’artista uscirà profondamente ferita. Troppo libera per essere accettata, troppo moderna per essere capita, Camille Claudel finirà rinchiusa in manicomio nel 1913, trascorrendovi i tre decenni successivi.

Il graphic novel biografico su Camille Claudel
Disegnato con uno stile dinamico e vibrante, capace di restituire la rapida ascesa e l’altrettanto repentino declino della protagonista, il fumetto trova nelle pagine conclusive la sua sintesi più intensa. Nelle tavole finali, infatti, Camille si muove con consapevole soddisfazione tra le opere di alcune tra le più importanti scultrici del Novecento: Germaine Richier, Louise Nevelson, Barbara Hepworth, Niki de Saint Phalle, Louise Bourgeois; donne che, idealmente, hanno raccolto e proseguito il suo cammino di libertà. Il desiderio di emancipazione si amplifica attraverso questo raffinato gioco di rimandi e parallelismi con altre figure iconiche dell’arte del secolo scorso: donne autonome e determinate che, grazie alla forza della loro ricerca e alla tenacia del loro impegno, hanno saputo oltrepassare i vincoli sociali imposti dal proprio tempo.

L’intervista ad Assia Petricelli
Da dove nasce l’idea di un fumetto di Camille Claudel?
L’idea di un fumetto su Camille Claudel nasce dalla mia passione per le biografie delle donne, e delle artiste in particolar modo. Mi sono imbattuta nella vita della scultrice per la prima volta alcuni anni fa durante il lavoro di ricerca per il mio primo libro a fumetti, Cattive ragazze, che racconta alcune figure di donne che hanno lottato contro stereotipi e pregiudizi. Prima di allora conoscevo Claudel solo per la sua scultura più celebre, Il valzer, ma non avevo mai approfondito la sua biografia, né la sua produzione artistica. Ne fui profondamente colpita e, sebbene decisi allora di non inserirla in quel libro, la sua storia mi è rimasta incollata dentro.

Difficile da dimenticare, in effetti, una storia così tormentata…
Quella di Camille è una storia tragica, nel senso che gli antichi Greci attribuivano a questo termine: era un’artista dal talento eccezionale e dalla determinazione sconfinata, ma cadde scontrandosi contro una forza più potente di lei, un ambiente incapace di riconoscerla e di concederle lo spazio che meritava. Fu una donna audace e anticonformista e lottò per tutta la vita per affermarsi in un mondo, quello dell’arte e della scultura in particolare, ostile alle donne, affrontando ostacoli che si riveleranno insormontabili e sottoponendosi a una fatica enorme, che probabilmente sfociò nella sofferenza mentale che fu all’origine del suo internamento in manicomio, durato poi ben trent’anni. Sebbene la sua sia una vicenda che risale a più di un secolo fa, credo che possa dire ancora molto sulla condizione delle donne di oggi in campo artistico e non solo.
Quella di Camille Claudel è stata un’esistenza votata all’arte e consumata dall’incomprensione. Alla luce di ciò, quali sono le ambizioni del libro?
L’intento mio e del disegnatore, Sergio Riccardi, è quello di far conoscere, anche fuori dalla cerchia degli specialisti e in particolare a chi è più giovane, la figura e l’opera di Camille Claudel, provando a raccontarla nella sua interezza e nelle sue molte sfaccettature. Troppo spesso la sua vicenda è stata ridotta alla relazione con Rodin. Camille fu molto più e molto altro che l’allieva, l’amante, la musa del più anziano collega. Nel graphic novel raccontiamo il suo rapporto con altre figure, familiari, amici, artiste, così come ci soffermiamo su momenti meno noti della sua vita, l’infanzia e gli anni successivi alla rottura con Rodin, prima dell’internamento, in cui Camille continuò a scolpire, realizzando opere di straordinaria forza e originalità come L’età matura e L’onda. L’ambizione del nostro lavoro è quella di sottrarla ai ruoli prestabiliti in cui si è tentato di confinarla, da morta come da viva, e liberare l’energia e la vitalità che, pur in un’esistenza di dolore, sprigiona dalla sua vicenda e dalla sua arte; un nutrimento per tutte le donne anticonformiste e coraggiose che verranno dopo di lei.
Alex Urso
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