Il caso degli archivi restituiti dalla Galleria Nazionale di Roma finisce in Parlamento: interrogazione al Ministro Giuli

La presunta restituzione di 49 archivi donati alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma tra il 2017 e il 2024 continua a far discutere. E ora si muove la politica. Ma qual è il patrimonio a rischio?

Acquisiti tra il 2017 e il 2024 con donazioni che secondo l’attuale direzione della GNAMC sarebbero nulle, gli archivi conservati presso il museo capitolino rischierebbero ora di essere restituiti ai rispettivi mittenti. È questa la polemica che tiene banco ormai da diverse settimane negli scambi tra intellettuali, artisti, curatori preoccupati per quel che sarà dei 49 fondi di gallerie, artisti, storici dell’arte messi in discussione dalla Galleria Nazionale e dalla sua direttrice Renata Cristina Mazzantini.

Il caso dei 49 archivi restituiti dalla GNAMC

Intervistata da Artribune, Mazzantini ha avuto modo di bollare la vicenda come “molto rumore per nulla”: secondo la direttrice, le lettere inviate ai singoli donatori – campanello d’allarme all’origine del dibattito odierno – sarebbero propedeutiche a sanare situazioni incompatibili con il futuro prossimo della GNAMC, che potrà disporre di un nuovo, grande centro di ricerca nella riqualificata Ala Cosenza (progetto affidato a Mario Botta), e intende proprio dare rilievo al suo patrimonio archivistico. Ma, spiega Mazzantini, “occorre che l’ufficio competente definisca ciò che merita di essere acquisito (compatibilmente con gli spazi e le risorse a disposizione) e ciò che non lo merita. Prima di queste valutazioni, lo Stato non può acquisire nulla”.
Non negando, dunque, l’avvio delle procedure per la restituzione dei fondi, ma giustificandole con la necessità di ricalibrare l’iter giuridico sotteso alle donazioni e di verificare, per ciascun archivio, l’effettivo interesse culturale.
Alla direttrice ha fatto seguito, sempre su Artribune, la risposta di Claudia Palma, ex direttrice dell’Archivio bioiconografico e dei Fondi storici della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che ha riscontrato alcune inesattezze in quanto dichiarato da Mazzantini. E ricostruito il percorso – ora contestato – che in passato ha portato all’acquisizione dei 49 archivi privati, in sinergia con l’Archivio di Stato.

L’interrogazione parlamentare sul caso degli archivi della GNAMC

E adesso la questione finisce in Parlamento, con l’interrogazione depositata dalla deputata PD Cecilia d’Elia, già nel 2024 fautrice di un’interrogazione al ministro Alessandro Giuli su quanto accaduto alla Galleria Nazionale per la contestazione di un’iniziativa di carattere politico ospitata negli spazi del museo. Elemento scatenante delle spiegazioni chieste ora al Ministro della Cultura è il “rischio di disperdere un patrimonio di straordinario valore, finora accessibile al pubblico, senza che sia stata prospettata alcuna soluzione alternativa volta a sanare, ove esistenti, eventuali vizi formali degli atti pubblici di donazione adottati dallo Stato, ma prospettando, al contrario, di trasferire ogni bene all’Archivio di Stato”. “Questa scelta” prosegue D’Elia “oltre a comportare la dispersione di un patrimonio considerato essenziale per la memoria dell’arte moderna e contemporanea del Paese, solleva molti dubbi considerato che le donazioni erano state effettuate specificamente alla GNAMC […] Non è comprensibile la scelta di privarsi di un bene che ha contribuito in modo decisivo al prestigio internazionale dell’istituzione stessa e che rappresenta un unicum per la storia dell’arte italiana del Novecento”.
Quindi a Giuli si chiede se possa fornire “una risposta sulla legittimità della dichiarazione di nullità delle donazioni effettuate” e “quali misure urgenti intenda adottare per evitare la dispersione di un patrimonio documentario di rilevante interesse pubblico, nonché la sua sottrazione alla fruizione pubblica e alla ricerca”. Sollecitandolo anche sull’opportunità di individuare “soluzioni alternative che consentano di garantire sicurezza, sostenibilità economica e continuità della funzione scientifica e culturale dell’archivio della GNAMC”.

La mostra di Monica Bolzoni a Roma ph MonkeysVideoLab
La mostra di Monica Bolzoni alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Photo MonkeysVideoLab

Il patrimonio archivistico della GNAMC. Dal nucleo storico alle donazioni recenti

Ma da cosa è costituito, esattamente, il patrimonio archivistico della GNAMC messo in discussione, peraltro chiuso alla consultazione ormai da quasi due anni – Biblioteca e Archivio sono ormai inaccessibili al pubblico da luglio 2024 – con grave danno per la comunità scientifica?
Ci viene in soccorso, ancora una volta, Claudia Palma: “Il nucleo storico, precedente alla direzione Collu, comprende 9 archivi, tra cui il fondo Ugo Ojetti, la raccolta di foto storiche di Adolfo De Carolis, l’archivio di Irene Brin e Gaspero Del Corso che documenta l’attività della galleria L’Obelisco, e il carteggio tra Giulio Aristide Sartorio e Pietro Giorgi, un meraviglioso corpus di lettere acquarellate. Questi fondi non sono oggetto della procedura di restituzione, ma comunque sono negati alla fruizione dal 2024, nonostante i contratti che ne regolano la gestione prevedano l’obbligo di renderli disponibili per la consultazione. Del resto, la direzione attuale nega anche il prestito per mostre, e ha scelto di persino di togliere dall’Opac (il catalogo unico del Sistema Bibliotecario Nazionale, consultabile online) il riferimento a tutti gli archivi custoditi dalla Galleria Nazionale”.

Dal 2017 al 2024, la politica del museo per popolare ulteriormente un Archivio già ricco e importante, sviluppato sin dal 1946 sotto la direzione di Palma Bucarelli, si è orientata verso un approccio multidisciplinare alla ricostruzione dell’arte italiana contemporanea, dall’inizio del Novecento ai giorni nostri: “Da un lato si è puntato a raccogliere e valorizzare gli archivi di singoli artisti, dall’altro quelli delle gallerie. Le donazioni arrivavano una dopo l’altra, proprio perché legate tra loro. Dietro c’è stato un preciso metodo scientifico, un progetto unitario”.

Anton Giulio Bragaglia - L’archivio di un visionario
Anton Giulio Bragaglia – L’archivio di un visionario. Locandina della mostra del 2021 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna

I 49 archivi che rischiano di essere restituiti al mittente

Sono così entrati nel patrimonio archivistico del museo, l’archivio di Carla Lonzi (acquisito in comodato d’uso e interrotto anzitempo dalla nuova direzione), quello della galleria L’Attico donato nel 2018 da Fabio Sargentini, l’archivio di Anton Giulio Bragaglia “in parte donato, in parte in comodato, sterminato, bellissimo chiuso per 40 anni alla fruizione del pubblico prima dell’ingresso in Galleria, quindi grandissimo risultato per la comunità scientifica”. E ancora, l’archivio di Franco Nonnis, “artista poco conosciuto ma molto interessante per la Galleria, perché scenografo del festival di Nuova Consonanza”. Poi, tra gli altri, l’archivio di Emanuele Cavalli e di Daniela Ferraria, quelli della galleria Stefania Miscetti e della galleria Emi Fontana, l’archivio di Massimo Mininni sulla Galleria S.A.L.E.S.; i documenti prodotti e conservati da Topazia Alliata, e l’archivio di Giorgio Di Genova, l’archivio di Guido Strazza e quello di Guido La Regina. Ma anche fondi fotografici come quello di Francesco Gaeta, e archivi di particolare interesse per ricostruire la storia culturale italiana del Novecento, come il fondo fotografico della designer milanese Monica Bolzoni, antesignana di una certa idea dell’abbigliamento femminile.
Si attende di capire quale sorte toccherà a questo patrimonio. Che sarebbe importante preservare non solo attraverso la conservazione presso un istituto pubblico come la GNAMC, ma anche e soprattutto valorizzare ripristinandone le fruizione.

Intanto, una sponda arriva dall’amministrazione capitolina, che con l’appello scritto dell’assessora alla cultura del I Municipio, Giulia Silvia Ghia, si propone per ospitare i fondi negli spazi del sistema archivistico del Comune (dai locali di Villa Torlonia a quelli dell’Archivio storico capitolino), per evitarne la dispersione. Un’offerta di presa in carico temporanea, “nelle more dei necessari chiarimenti amministrativi e nel pieno rispetto delle determinazioni del ministero della Cultura e della Soprintendenza archivistica competente“.

Livia Montagnoli

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