Mecenatismo contemporaneo a Venezia: si conclude il restauro della Sala delle Quattro Porte a Palazzo Ducale

Grazie al sostegno economico di Save Venice e all’Art Bonus, il palazzo dei Dogi ritrova la sala decorata nel Cinquecento da Tintoretto per celebrare la Repubblica. Un ambiente “in stile romano” decisamente raro a Venezia. Tutta la storia

Ci sono voluti più di due anni di lavoro per completare il restauro della Sala delle Quattro Porte al Palazzo Ducale di Venezia. Un periodo in cui la stanza, tra le più riconoscibili del palazzo dei Dogi per la particolare struttura della copertura e per la presenza di un sontuoso programma decorativo, è rimasta aperta al pubblico, pur con la presenza dei restauratori all’opera.

Save Venice e il mecenatismo contemporaneo a Venezia

Il merito dell’operazione si deve a Save Venice, organizzazione non profit americana che da oltre 50 anni è impegnata nella conservazione del patrimonio artistico di Venezia. Nata nel 1971, Save Venice ha dato origine nel 2025 a una Fondazione (Save Venice ETS) per facilitare le donazioni da parte di aziende e privati italiani, beneficiando degli incentivi fiscali previsti dalla normativa nazionale. I progetti di restauro promossi dall’organizzazione – che a oggi hanno interessato più di duemila opere tra arte e architettura – sono infatti sostenuti dalle donazioni di privati (molti donatori sono americani) e aziende. Una forma di mecenatismo contemporaneo che, negli anni, ha permesso di intervenire, solo per citare le ultime campagne concluse, sulla Crocifissione di Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco, sull’Assunta di Tiziano nella Basilica dei Frari, sui cicli decorativi di Paolo Veronese nella chiesa di San Sebastiano, sui mosaici absidali della Basilica dei Santi Maria e Donato a Murano e della Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello. E recentemente il raggio d’azione è stato esteso a comprendere anche altri siti sulla terraferma, sempre limitatamente al Veneto: come il Monumento equestre al Gattamelata di Donatello a Padova o il ciclo narrativo di Vittore Carpaccio alla Scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni, intervento quest’ultimo molto ambizioso e prossimo a concludersi: attesissimo, restituirà il ciclo alla piena visibilità del pubblico a settembre 2026.

Sala delle Quattro Porte, Palazzo Ducale, Venezia
Sala delle Quattro Porte, Palazzo Ducale, Venezia

Il restauro della Sala delle Quattro Porte a Palazzo Ducale

A Palazzo Ducale, i fondi raccolti da Save Venice, che qui ha potuto beneficiare del mecenatismo dell’hotel The Gritti Palace, sponsor principale del progetto, ammontano a 662mila euro, sul totale di 747mila euro di investimento complessivo, completato grazie a ulteriori contributi attivati tramite Art Bonus.
Così, la Fondazione Musei Civici di Venezia festeggia la conclusione di un cantiere protrattosi dal novembre 2023 a gennaio 2026, concentratosi sulla volta a botte della fine del Cinquecento – decorata con dipinti murali di Jacopo Tintoretto e stucchi di Giovanni Battista Cambio, detto il Bombarda – ma anche sulla stabilizzazione degli elementi architettonici strutturali. Si è inoltre intervenuti sui monumentali portali in pietra con relativi gruppi scultorei, inclusa la Porta del Senato con sculture di Girolamo Campagna, sulle finestre incorniciate in pietra e sulle tele monocrome dipinte. Tutto grazie a una squadra di 16 restauratori specializzati nel restauro di materiali diversi, con l’ampio ricorso a tecnologie all’avanguardia e il supporto di un team di storici dell’arte, in stretta collaborazione con la Fondazione MUVE e sotto la supervisione della Soprintendenza di Venezia.

Sala delle Quattro Porte, Palazzo Ducale, Venezia
Porta del Senato, Sala delle Quattro Porte, Palazzo Ducale, Venezia

Il ciclo decorativo della Sala delle Quattro Porte a Palazzo Ducale

A Palazzo Ducale, la Sala delle Quattro Porte aveva funzione di anticamera e accoglieva gli alti rappresentanti del governo prima che potessero accedere alle quattro sale in cui avevano luogo le assemblee del collegio, del senato, del consiglio dei Dieci e della cancelleria. Il suo nome si deve alla presenza delle quattro porte monumentali poste su due delle pareti, con architravi sostenuti da colonne corinzie, e decorati ciascuno da un gruppo scultoreo che evoca i compiti degli organi di governo delle sale a cui davano accesso. Dopo l’incendio del 1574, la Repubblica diede incarico di ricostruire la sala ad Andrea Palladio e Giovanni Antonio Rusconi; Tintoretto fu invece scelto per eseguire il ciclo di pitture murali della volta che avrebbe dovuto esaltare il governo veneziano in un momento difficile, trasmettendo invece un messaggio di solidità politica. Per questo fu affidato al poligrafo Francesco Sansovino il compito di elaborare un programma decorativo legato alla mitica fondazione di Venezia e al suo dominio sul mare, il cui fulcro, nel riquadro centrale, vede Venezia accompagnare Zeus e vedere l’Adriatico. Tutt’intorno si affastellano figure in stucco e oro, con elementi quasi a tutto tondo raffiguranti un pantheon di divinità, eseguiti dal Bombarda.

La curiosa volta “in stile romano” della Sala delle Quattro Porte

E la particolarità più evidente della sala, che è stato anche il principale elemento di complessità della campagna di restauro, risiede proprio nella scelta di utilizzare una “pesante” decorazione a stucco, con figure tridimensionali, non frequente a Venezia, perché gravosa per le coperture tradizionali realizzate in centine di legno e canne intrecciate. Per questo, la struttura nascosta della volta fu completata con un tavolato di legno, che sin dal Seicento è stato causa di distaccamenti e problemi di stabilità della decorazione. Molteplici sono stati, dunque, gli interventi di manutenzione operati nei secoli, non sempre gentili, anche se mirati a preservare lo stile “alla Tintoretto” dei dipinti murali, comunque piuttosto rimaneggiati.
Il restauro appena concluso si è dunque concentrato, innanzitutto sulla messa in sicurezza della struttura estradossale della copertura, per poi lavorare sui dipinti e sugli stucchi secondo un approccio conservativo; rimuovendo, cioè, sono le vernici legate a interventi novecenteschi, preservando, invece, quelli che nei secoli hanno fatto la storia della Sala. Comprensibile, dunque, il grande lavoro diagnostico, di mappatura e di ricerca pregresso all’intervento – condotto sotto la direzione dell’architetto Arianna Abate – che ha consentito anche di fare nuove scoperte sulla natura dei materiali e sulla storia decorativa della Sala.

Il mecenatismo dell’hotel The Gritti Palace

The Gritti Palace ha affiancato in tutto il percorso Save Venice. L’albergo veneziano – esso stesso custode di una storia secolare, ospitato nel palazzo che fu residenza gotica della famiglia Pisani e poi, nel Cinquecento, dimora privata del doge Andrea Gritti, affacciata sul Canal Grande dirimpetto alla Basilica di Santa Maria della Salute – fa oggi parte del circuito Luxury Collection Hotel (di Marriott International), e da tempo sostiene iniziative dedicate alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico veneziano. Ha collaborato con Venetian Heritage per il restauro della monumentale doppia scala di Mauro Colussi alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, e con Venice Gardens Foundation ha favorito il restauro del giardino conventuale della Chiesa del Santissimo Redentore, con le sue Antiche Officine e la Serra, danneggiato dall’acqua alta del 2019. La partnership con Save Venice, avviata nel 2023 proprio per sostenere i lavori a Palazzo Ducale, si è intensificata con la nascita della Fondazione, e permetterà, nel corso del 2026, di avviare un progetto pilota di conservazione sulla Scala dei Giganti del palazzo, dopo una accurata campagna di indagini scientifiche.

Livia Montagnoli

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