Dalla querelle al dialogo

Le nostre orecchie ancora ricordano con sgomento l’improbabile amalgama di melodie pseudo-vivaldiane, batteria e basso elettrico che fece la fortuna del Rondò veneziano; nei nostri occhi restano impressi le colonne e i timpani spaesati di tanta architettura postmoderna. L’incontro fra antico e moderno può generare mostri.

Centrale Montemartini - Roma

È una miscela esplosiva, quella fra antico e moderno, che va maneggiata con cura. Ma quando lo si riesce a fare, i risultati sono straordinari, in termini di rafforzamento e moltiplicazione dei significati, di riflessione sulla storia e la creatività umana, di lettura del passato attraverso il presente, e viceversa. Gli esiti migliori li si ottiene, di solito, quando si evitano rischiosi impasti, e antico e moderno sono messi in condizione di interagire ciascuno nella propria compiutezza, con il fruitore nel ruolo di tessitore di legami.
Una modalità tipica per il raggiungimento di questo obiettivo è quella di assemblare contenitori e contenuti appartenenti a epoche distanti fra loro. Si tratta soprattutto di opere contemporanee che vanno a far visita a creazioni del passato (è il caso della mostra Arte torna Arte, in corso alla Galleria dell’Accademia di Firenze) o di rassegne di arte attuale allestite in suggestivi ambienti storici (dalle mostre del Madre nella chiesa gotica di Donnaregina Vecchia alle sculture di grandi maestri del Novecento che, nei mesi centrali del 2010, hanno popolato la Valle dei Templi). Ma non mancano esempi di dialogo a parti invertite: il modello insuperato resta quello offerto dalla Centrale Montemartini, a Roma.

Chiesa di Santa Maria Donnaregina – Napoli

Molto si è fatto, dunque, altro ancora si potrebbe fare, senza temere il confronto, anche stridente, e la contaminazione; superando la diffusa concezione sacrale del patrimonio, sempre – com’è ovvio – nell’assoluto rispetto dell’incolumità fisica del bene storico. La Penisola abbonda di chiese sconsacrate o da sconsacrare che aspettano di accogliere nel loro grembo il seme della contemporaneità, sia esso una mostra d’arte, uno spettacolo teatrale o un festone di musica elettronica.

Fabrizio Federici

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #8

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.
  • Non mi è chiaro il suo concetto di “chiese da sconsacrare”.