Un rinoceronte d’oro al British Museum. Il museo londinese chiede in prestito il prezioso manufatto di Mapungubwe, simbolo della storia sudafricana post-apartheid

Nel 2001 ci aveva già provato Parigi. Era poco dopo gli attentati dell’11 settembre e il governo sudafricano aveva detto no per ragioni di sicurezza. Quest’anno, il rinoceronte di foglie d’oro scoperto nel 1932 nel sito archeologico di Mapungubwe, è di nuovo oggetto di attenzioni da parte di un museo estero. Stavolta la richiesta di […]

Nel 2001 ci aveva già provato Parigi. Era poco dopo gli attentati dell’11 settembre e il governo sudafricano aveva detto no per ragioni di sicurezza. Quest’anno, il rinoceronte di foglie d’oro scoperto nel 1932 nel sito archeologico di Mapungubwe, è di nuovo oggetto di attenzioni da parte di un museo estero. Stavolta la richiesta di prestito arriva dal British Museum di Londra, in vista di una mostra senza precedenti dedicata all’arte sudafricana che il museo ha in previsione dal 27 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017.
Ma il British Museum potrebbe non riuscire facilmente nell’impresa. Il rinoceronte d’oro di Mapungubwe è molto più di un prezioso manufatto archeologico. Il suo valore non si commisura ai grammi del metallo pregiato di cui è fatto, ma al potere simbolico che la statuetta, testimonianza dell’esistenza di una civiltà precoloniale, ha avuto nella costruzione della storia nazionale post-apartheid.

La collina di Mapungubwe
La collina di Mapungubwe, Sud Africa

Quando fu rinvenuto negli anni Trenta sulla sommità di una collina al confine con il Botswana e lo Zimbabwe, assieme ad altri monili d’oro, gli archeologi dell’Università di Pretoria non hanno esitato ad attribuire il reperto ad una civiltà di agricoltori, commercianti e fini artigiani che abitava l’area nel XIII secolo. Al tempo, però, la teoria fu rifiutata dal governo dell’apartheid perché in contraddizione con la tesi razzista secondo la quale la storia del Sud Africa iniziava nel 1652, quando il primo colonizzatore tedesco mise piede nella futura Cape Town. Solo con la fine dell’apartheid, il passato della civiltà nera che commerciava oro e avorio con l’Asia e l’Egitto è stato riabilitato e il sito di Mapungubwe dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Il mondo deve vedere questo rinoceronte”, è il parere di Sian Tiley-Nel, capo curatore del tesoro di Mapungubwe e del museo dov’è attualmente custodito. Mentre il Ministro della Cultura del Sud Africa, Nathi Mthethwa, non si sbilancia e ha reso noto che non è stato ancora deciso se il governo accorderà il prestito al British Museum.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.