Quando l’Unesco fa il suo lavoro a dovere. L’organismo scende in campo in Libano per proteggere i siti archeologici di Tiro e Baalbeck

Se l’apprensione internazionale per le sorti di Palmira, conquistata nelle scorse settimane dai miliziani dell’ISIS, è ancora altissima, dall’area mediorientale giunge anche qualche notizia in controtendenza, sul piano del patrimonio storico artistico e della sua salvaguardia. E fra i protagonisti c’è anche quell’Unesco, spesso nell’occhio del ciclone per la sua inadeguatezza alla missione iscritta nel […]

Un fregio del tempio di Giove, a Baalbeck

Se l’apprensione internazionale per le sorti di Palmira, conquistata nelle scorse settimane dai miliziani dell’ISIS, è ancora altissima, dall’area mediorientale giunge anche qualche notizia in controtendenza, sul piano del patrimonio storico artistico e della sua salvaguardia. E fra i protagonisti c’è anche quell’Unesco, spesso nell’occhio del ciclone per la sua inadeguatezza alla missione iscritta nel proprio Dna, ovvero proprio la protezione di beni e siti, in questo caso archeologici.
Stavolta il teatro è il Libano: dove l’organismo sovranazionale ha siglato il 1 giugno un accordo con il Consiglio per lo Sviluppo e la Ricostruzione, legato alla conservazione dei siti archeologici di Tiro (nel sud del Paese) e Baalbeck (est), entrambi dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. L’accordo si basa essenzialmente sulla consulenza e assistenza tecnica da parte dell’Unesco al Ministero della Cultura e la Direzione Generale delle Antichità.
Nella città di Tiro, fondata agli inizi del terzo millennio a.C. e conosciuta nell’antichità come la centro di riferimento per il predominio fenicio dei mari, sono presenti, tra le altre vestigia di quell’epoca, un ippodromo romano, l’antico porto ed i resti della Cattedrale dei Crociati. A Baalbeck ci sono templi dedicati a Giove, Bacco e Venere, iniziati a costruire verso la fine del primo secolo a.C. e considerati fra le rovine romane meglio conservate al mondo.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.