Il boom dell’arte italiana del dopoguerra? Effetto delle norme sulla notifica, spiega il Financial Times: tante opere messe sul mercato, prima che ricadano sotto la “scure” del Mibact

Dai confortanti risultati in aste e fiere internazionali – esempio ultimo, l’Armory Week appena conclusa – alla presenza importante e di qualità alle imminenti Tefaf di Maastricht e Art Basel di Hong Kong, dalle mostre internazionali in musei o istituzioni all’apertura all’estero di sedi di gallerie storiche italiane (come la torinese Mazzoleni e la milanese […]

Paolo Scheggi, Intersuperficie Blu – Opera 6

Dai confortanti risultati in aste e fiere internazionali – esempio ultimo, l’Armory Week appena conclusa – alla presenza importante e di qualità alle imminenti Tefaf di Maastricht e Art Basel di Hong Kong, dalle mostre internazionali in musei o istituzioni all’apertura all’estero di sedi di gallerie storiche italiane (come la torinese Mazzoleni e la milanese Cardi, che l’anno scorso hanno inaugurato nuovi spazi a Londra). Non sfugge il trend di mercato più che positivo e in crescita esponenziale dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Ed è nientemeno che il Financial Times a parlare di “invasione dell’arte italiana”, dovuta tanto ad un diffuso interesse verso l’effettiva qualità della ricerca artistica italiana dai tardi anni Cinquanta ai primi anni Settanta, quanto a una nuova e massiccia disponibilità e immissione sul mercato internazionale di opere relative a quel periodo storico.
Le ragioni? Quasi per paradosso sono da ricercare nella normativa italiana sulle esportazioni a tutela del patrimonio artistico: la legge prevede infatti che le opere d’arte di artisti deceduti, aventi più di 50 anni, necessitano di un attestato di libera circolazione, una sorta di passaporto, rilasciato dagli uffici esportazione, oltre che del nullaosta del Ministero dei Beni Culturali. Insomma, una procedura lunga, farraginosa e dall’esito incerto, che starebbe spingendo i mercanti e collezionisti italiani a “disfarsi” dei vari Lucio Fontana, Paolo Scheggi, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, prima che siano soggetti alla legislazione appena descritta, consci del guadagno maggiore che deriverebbe dalla loro vendita oltre confine.
Così, mentre dieci anni fa l’arte italiana del secondo dopoguerra era acquistata per l’80% da collezionisti italiani, oggi le proporzioni si sono ribaltate a favore del collezionismo internazionale. Parola di Michele Casamonti della galleria Tornabuoni di Firenze, che sarà presente sia alla Tefaf di Maastricht che ad Art Basel di Hong Kong, con una importante selezione di Lucio Fontana. E sarà in buona compagnia: a puntare sui maestri del secondo Novecento italiano anche la londinese Ben Brown e la Cardi di Milano.

Marta Pettinau

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.