Verso la soluzione dei segreti dei geroglifici? Trovata in Egitto una “sorella” della Stele di Rosetta, con iscrizioni tradotte in linguaggio demotico

Certo, i progressi effettuati dopo il ritrovamento della Stele di Rosetta, oggi conservata al British Museum di Londra, non saranno eguagliabili: il famoso reperto, infatti, offre un’iscrizione divisa in registri realizzata in tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco. Eppure l’interpretazione del criptico linguaggio degli antichi egizi potrebbe subire una brusca accelerata grazie alla scoperta […]

La nuova stele trovata in Egitto

Certo, i progressi effettuati dopo il ritrovamento della Stele di Rosetta, oggi conservata al British Museum di Londra, non saranno eguagliabili: il famoso reperto, infatti, offre un’iscrizione divisa in registri realizzata in tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco. Eppure l’interpretazione del criptico linguaggio degli antichi egizi potrebbe subire una brusca accelerata grazie alla scoperta effettuata nel sito archeologico di Taposiris Magna, a sud-ovest di Alessandria, da una missione archeologica dell’Università Cattolica di Santo Domingo, in collaborazione con il Consiglio Supremo delle Antichità dell’Egitto: una nuova lastra di pietra con iscrizione commemorativa, in questo caso con due grafie, geroglifica con cartigli e demotica, ovvero il linguaggio utilizzato dalle persone comuni (il geroglifico era utilizzato da reali, alti funzionari, sacerdoti, l’élite dell’antica società egiziana). La lastra risale – più o meno come la Stele di Rosetta – a 2200 anni fa, al regno di Tolomeo V (204 a.C – 180 a.C), e misura 105 x 65 x 18 centimetri. “Si tratta di due registri scolpiti, quello superiore di oltre 20 linee di iscrizioni geroglifiche recanti cartigli del re Tolomeo V Epifane, di sua sorella principessa Cleopatra I, di sua madre la regina Arsinoe III e di suo padre il re Tolomeo IV“, ha dichiarato il Ministro delle Antichità Mamdouh el-Damaty. “Il registro inferiore presenta uno script demotico di 5 linee, che sembra essere una traduzione delle iscrizioni geroglifiche”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.