Il sassolino nella scarpa. Quanto vale per il Mibact il sostegno agli under 35? Meno dello 0,5 per cento del FUS. Ovvero la ridicola cifra di 2 milioni di euro

Il bicchiere – lo diciamo subito – potrebbe, con grande prova di ottimismo, essere visto come mezzo pieno o mezzo vuoto. La versione “mezzo pieno” – meno di mezzo, via, facciamo giusto un dito – recita: finalmente il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo si occupa dei giovani talenti italiani under […]

Dario Franceschini
Dario Franceschini

Il bicchiere – lo diciamo subito – potrebbe, con grande prova di ottimismo, essere visto come mezzo pieno o mezzo vuoto. La versione “mezzo pieno” – meno di mezzo, via, facciamo giusto un dito – recita: finalmente il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo si occupa dei giovani talenti italiani under 35, inserendo addirittura una voce specifica (Residenze e Under 35) nello schema della nuova ripartizione del FUS – il Fondo Unico per lo Spettacolo – per l’anno 2015. Molto bene. Già si prefigurano incroci creativi, scambi di esperienze, workshop internazionali, partnership con istituzioni straniere: quello cioè che ammiriamo in tante amministrazioni altrui.
Poi si passa a sbirciare le cifre, abbinate alle voci di questa ripartizione: e il bicchiere comincia a svuotarsi, anche di quel briciolo di liquido che cercavamo di vedervi dentro. Già, perché nessuno si aspetterebbe che questa nuova apertura, con lo Stato che finalmente sostiene i giovani e li incoraggia a formarsi con esperienze dirette (così intendiamo la voce “Residenze”), sia sostenuta con stanziamenti faraonici. Ma vedervi riservato meno dello 0,5% del FUS indigna anche chi trova l’indignarsi pratica inutile e viziosa, e ormai pure inflazionata. Questo dicono le cifre: sui 406.229.000 euro di totale da ripartire del Fondo Unico per lo Spettacolo, per “Residenze e Under 35” vengono previsti 2 milioni di euro.
2 milioni di euro, per chi conosce il cancro cronicizzato che rappresenta per il Paese la burocrazia, con ogni probabilità non basteranno a ripagare i costi della gestione di questa ridicola partita: ci sarà infatti un responsabile, ci sarà un ufficio che vaglierà proposte e richieste, magari ci saranno interlocutori periferici, poi ci sarà una commissione, ci sarà la comunicazione, uffici, spese di cancelleria: tutte cose che prosciugano da decenni la linfa vitale dell’italietta, per molto più dello 0,5%. Allora cosa resta? Resta un ministero che cerca di farsi bello con idee innovative, con politiche “ggiovanili”, che poi restano solo specchietti per allodole. Perché il medesimo FUS riserva alle Fondazioni lirico sinfoniche 182 milioni di euro, alle Attività cinematografiche 77 milioni, al teatro 67, alla musica 56, fino alle Attività circensi e spettacolo viaggiante beneficiate di 4,4 milioni. In questo contesto, caro Franceschini, riservare agli under 35 due milioni – che equivale al costo di un piccolo appartamento in un centro storico di Roma o Milano – si chiama solo “conservare”, non “riformare”…

– Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.