Tante immagini dell’omaggio di Vienna a Vittorio De Sica. Che non manca di ricordare gli amici scomparsi Francesco Rosi e Anita Ekberg

Trentaquattro film da non dimenticare. Una rassegna in fatale coincidenza con la morte di Francesco Rosi, altro grande maestro della cinematografia italiana. E poi l’addio alla Ekberg è come un red carpet che percorre i tunnel della metropolitana. Quattro Oscar personali per quattro film differenti nell’arco di un quarto di secolo. Una Palma d’Oro al […]

Trentaquattro film da non dimenticare. Una rassegna in fatale coincidenza con la morte di Francesco Rosi, altro grande maestro della cinematografia italiana. E poi l’addio alla Ekberg è come un red carpet che percorre i tunnel della metropolitana. Quattro Oscar personali per quattro film differenti nell’arco di un quarto di secolo. Una Palma d’Oro al Festival di Cannes, un Orso d’Oro a quello di Berlino, eccetera, eccetera. Cinema italiano in primo piano, quindi, al Film Museum di Vienna, con un’ottima selezione antologica dedicata a Vittorio De Sica (1901-1974), il regista e l’attore. Sono trentaquattro i film in programma fino al 12 febbraio, tra i tanti da non dimenticare mai. Ma la rivisitazione cinematografica della sua splendida carriera era appena iniziata, che il giorno dopo è stata turbata dalla notizia della morte di un altro grande cineasta italiano, un campione coraggioso e abile del cinema d’inchiesta e d’indagine politico-sociale quale è stato Francesco Rosi (1922-2015). All’età di novantadue anni, non si piange di certo una scomparsa prematura; ma il cordoglio collettivo è tanto più profondo quanto più la morte sancisce il rimpianto di uno spirito eccellente. Con tutta evidenza, il curriculum di questi due maestri parla d’altri tempi, ma parla di una costellazione cinematografica di livello assoluto, peculiare, multiforme, internazionalmente riconosciuta. Così, al Film Museum, il ricordo di Francesco Rosi giunge a porre ancor più in evidenza una lunga epoca storica di cui De Sica, con il suo eclettismo performativo, la sua genialità d’autore e d’interprete, ne incarna tutta la sostanza.
La rassegna è iniziata, affollatissima, con Sciuscià, diretto nel 1946, che è il film con cui De Sica vinse il suo primo Oscar come miglior film straniero, giustamente ritenuto uno dei massimi capolavori del neorealismo italiano. Uno dei suoi film più noti e amati al mondo, Ladri di biciclette, del 1948, altro Premio Oscar, è in programma per il 29 gennaio. Tuttavia, già se ne sente l’eco e il sapore. Come? Beh, se vi capitasse di passare davanti all’ingresso del Film Museum – giusto qualche metro prima della rampa a gradini che porta al Museo Albertina – notereste di sicuro che proprio sotto alla light box dedicata alla rassegna del grande maestro italiano non manca mai qualche bici appoggiata al muro. E che il nostro cinema, fosse pure il cinema di qualche buon decennio fa, trovi ancora spazio nell’immaginario dei viennesi, lo si poteva toccare con mano domenica sera, 11 gennaio, quando persino dagli infoscreen delle stazioni della metropolitana uscivano dei fermoimmagine in ricordo di Anita Ekberg. Annunciandone la morte, non mancavano di rendere omaggio a quella sua particolare allure di sensualità, di strabiliante marca felliniana.

Franco Veremondi

Fino al 12 febbraio 2015
Film Museum
Augustinerstrasse 1 – Vienna
www.filmmuseum.at

 

 

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.