“L’origine du monde” lascia Parigi: ecco il capolavoro di Gustave Courbet alla Fondation Beyeler, pezzo forte della mostra-omaggio allestita a Basilea

Tre buoni motivi per andare a Basilea – anzi Riehen, ma poco importa: se una mostra la fanno a Pioltello ci sta dire che è a Milano – per la preview dell’omaggio della Fondation Beyeler a Gustave Courbet e tornare a casa invidiando gli svizzeri. Motivo numero uno: arrivi al mattino di un giorno feriale […]

L'origine du monde

Tre buoni motivi per andare a Basilea – anzi Riehen, ma poco importa: se una mostra la fanno a Pioltello ci sta dire che è a Milano – per la preview dell’omaggio della Fondation Beyeler a Gustave Courbet e tornare a casa invidiando gli svizzeri. Motivo numero uno: arrivi al mattino di un giorno feriale e non trovi parcheggio, sgomiti per farti largo tra la ressa di gente che – ordinata e composta, per carità – fa la fila per entrare al museo. E nemmeno per Courbet, che tanto deve ancora inaugurare e manco glielo fanno vedere se non di straforo; ma perché in contemporanea si chiude la retrospettiva di Richter curata da Obrist e qui, dove evidentemente la storia dell’arte a scuola non te la insegnano fino a Picasso e poi basta, l’evento vale per ciò che vale e dunque è lecito prendersi un giorno di ferie e mettersi in coda.
Motivo numero due: se questi vogliono fare una mostra su Courbet vanno al Musée d’Orsay, chiedono L’origine du monde e la ottengono. Senza stare lì a menare il can per l’aia, senza promettere retrospettive che si rivelano collage di schizzetti d’accademia e senza nascondere sui manifesti in piccolo, sotto il nome dell’artista di grido, formule tipo “… e il suo tempo”, che stanno a significare che in mostra vedrai tutto ciò che è stato prodotto da chiunque nel lasso di tempo in cui l’artista è vissuto tranne ciò che di importante ha fatto lui. A Basilea c’è Courbet dalla a alla zeta e c’è tanto per gradire il suo quadro più iconico e rappresentativo. Mancano è vero Il funerale a Ornans o L’atelier del pittore, ma siamo a settembre mica a Natale!

Motivo numero tre: negli stessi giorni in cui inaugura Basilea anche Ginevra ospita, al Musées d’Art ed d’Histoire, una mostra su Courbet. Ma non si tratta di eventi in conflitto tra loro, benché indipendenti e costruiti in piena autonomia l’uno rispetto all’altro. Qua si esalta l’artista in modo completo, là ci si concentra sugli anni del suo esilio in Svizzera: capita allora che una istituzione privata e un museo pubblico dialoghino e si spalleggino nella promozione di entrambi gli appuntamenti, ponendosi sul capo il logo della Saison Courbet e invitando i rispettivi pubblici a visitare le due mostre. Ce li vedete due soggetti analoghi fare altrettanto, in Italia?

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.