Yvon Lambert chiude la storica galleria di Parigi e va in “pensione”. A fine anno ultima mostra di Alselm Kiefer a rue Vieille-du-Temple

Crisi del mercato dell’arte nella vecchia Europa, IVA troppo alta, scenari sempre più allargati e difficoltosi da presidiare? No, per una volta dietro alla chiusura di una galleria d’arte non ci sono queste ragioni, non primariamente, almeno. Dietro all’annuncio del grande Yvon Lambert – che serpeggiava già per i corridoi della recente Art Basel, e […]

Yvon Lambert

Crisi del mercato dell’arte nella vecchia Europa, IVA troppo alta, scenari sempre più allargati e difficoltosi da presidiare? No, per una volta dietro alla chiusura di una galleria d’arte non ci sono queste ragioni, non primariamente, almeno. Dietro all’annuncio del grande Yvon Lambert – che serpeggiava già per i corridoi della recente Art Basel, e che ora è stato ufficializzato – c’è una parola che pare impensabile ascoltare in questi ambienti: pensione. Già: il grande gallerista piazzato a rue Vieille-du-Temple, fra i primi scopritori di Anselm Kiefer – al quale non a caso ha chiesto di preparare la mostra di addio – è semplicemente stanco. E a 68 anni decide che può bastare, almeno il confronto continuo con il mercato e con le dinamiche impazzite dell’arte contemporanea.
Anche perché lasciata Parigi ad attenderlo c’è un passatempo niente male: seguire la sua collezione esposta al pubblico nel ritiro dorato di Avignone. È lì che la sua raccolta è allestita dal 2000 nei saloni settecenteschi dell’hôtel Caumont, nel 2011 poi donata allo stato francese. Un nucleo inizialmente concentrato sui protagonisti dell’astrazione, come Jean Helion, Theo van Doesburg e Daniel Buren, ma via via arricchito da opere di Anselm Kiefer, Christian Boltanski, Claude Lévêque o Bertrand Lavier. Tentennamenti? Pochi, anche se certo ad incidere sulla decisione – la chiusurà sarà a fine anno – è stata anche la globalizzazione del mercato, e la necessità di competere con vere e proprie multinazionali. Lui ci aveva provato, aprendo a New York una sede USA, poi chiusa nel 2011. Meglio il sole della Provenza…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.