Le mille vie per decontestualizzare il gioiello. Immagini dal Triennale Designcafé di Milano, che mette in mostra (e in gara) gli studenti della NABA con le creazioni Pandora

Siamo abituati ad immaginare il gioiello indossato: un anello portato con disinvoltura al dito, un ciondolo legato intorno al collo e, perché no, magari anche una piccola tiara in testa. Raramente riusciamo ad immaginare i monili in altri contesti e forse, anche per questo motivo, solo talvolta capiamo tutte le potenzialità che può avere un […]

Siamo abituati ad immaginare il gioiello indossato: un anello portato con disinvoltura al dito, un ciondolo legato intorno al collo e, perché no, magari anche una piccola tiara in testa. Raramente riusciamo ad immaginare i monili in altri contesti e forse, anche per questo motivo, solo talvolta capiamo tutte le potenzialità che può avere un piccolo accessorio di decoro. Per questa ragione il brand danese di gioielleria Pandora ha organizzato l’iniziativa Moments in Design, in collaborazione con la NABA di Milano, arrivata già alla sua seconda edizione.
Gli studenti del triennio di Fashion Design, guidati dalla designer Cinzia Ruggeri, hanno reinterpreto i gioielli di Pandora utilizzandoli in un contesto completamente differente da quello canonico: i risultati, esposti fino al 29 maggio presso il Triennale Designcafé di Milano, sono visioni surreali che mostrano stanze delle meraviglie simili ai set di Tim Burton, animali preziosi e modellini decorati che dimostrano come con il gioiello si possa ancora giocare. E il progetto non si ferma alla sola esposizione, tutti gli oggetti in mostra sono anche in gara: è infatti possibile votare le creazioni degli studenti andando sul sito www.momentsindesign.com, il vincitore si aggiudicherà un periodo di formazione all’interno del dipartimento creativo dell’azienda Pandora.

– Valia Barriello

www.momentsindesign.com

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.