Tina Modotti: fotografa e rivoluzionaria. A Palazzo Madama di Torino grande retrospettiva dell’amica di Diego Rivera e Frida Kahlo, ecco le immagini

Dove finisce il mito e dove comincia l’arte? Impossibile separare l’uno dall’altra. Soprattutto quando si parla della vicenda umana e artistica di Tina Modotti, che ora una retrospettiva appena inaugurata a Palazzo Madama di Torino e che durerà fino al 5 ottobre, cerca di raccontare, senza sbilanciarsi troppo sulla prima. Perché spesso la vita avventurosa […]

Dove finisce il mito e dove comincia l’arte? Impossibile separare l’uno dall’altra. Soprattutto quando si parla della vicenda umana e artistica di Tina Modotti, che ora una retrospettiva appena inaugurata a Palazzo Madama di Torino e che durerà fino al 5 ottobre, cerca di raccontare, senza sbilanciarsi troppo sulla prima. Perché spesso la vita avventurosa di quest’artista italiana mai più tornata in Italia, emigrata da Udine nel 1913, appena diciassettenne, alla volta di San Francisco per raggiungere il padre, ha avuto il sopravvento sul suo talento fotografico, oscurandolo. Una condizione condivisa con l’altra grande donna e artista del secolo scorso, Frida Kahlo (ora in mostra alle Scuderie del Quirinale fino al 31 agosto) che la stessa Modotti ha conosciuto e frequentato durante la sua permanenza nel Messico post-rivoluzionario degli anni ‘20, grazie alla sua amicizia col marito Diego Rivera, di cui aveva fotografato i murales. Nei ritratti della stagione messicana l’indagine si concentra sul soggetto umano, con tagli inusuali, volti a marcare la dimensione emotiva, parallela al suo impegno politico, umano e sociale a fianco dei protagonisti, ben rappresentato da fotografie come Julio Antonio Mella sul letto di morte, il giovane rivoluzionario cubano che Tina Modotti ha molto amato ed è stato assassinato il 10 gennaio 1929, mentre passeggiava con lei. Accusata di complicità nell’omicidio è stata poi scagionata, anche grazie al sostegno di Rivera che minacciava di mettere a fuoco Città del Messico se lei non fosse stata scarcerata. Fondamentale per completare la panoramica su questa figura è poi la serie di suoi ritratti (tra cui molti nudi) fatti dal compagno Edward Weston, dove la forza dirompente della presenza fisica della Modotti ne dichiara anche la consapevolezza e l’aderenza totale a una precisa idea del “fare fotografia”, come testimonia Tina che recita (Messico, 1924), portando a una rara disinvoltura da una parte e dall’altra dell’obiettivo. Ecco un po’ di foto della mostra organizzata da Fondazione Torino Musei, associazione culturale Cinemazero di Pordenone e Silvana Editoriale, che avrà anche un’appendice al Cinema Massimo di Torino lunedì 9 giugno alle ore 20.30, con la proiezione di Tiger’s Coat di Roy Clements, l’unico film sopravvissuto interpretato da Tina Modotti, che è stata anche attrice di teatro e cinema muto a Hollywood.

– Claudia Giraud

www.palazzomadamatorino.it

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  • Silvia

    Povera Tina. Ho trovato l’allestimento imbarazzante; ancor più dopo aver apprezzato Seymour poco distante e la meravigliosa “Ad occhi aperti” alla reggia di Venaria. Assolutamente non all’altezza, né per l’audioguida, né per la disposizione delle opere e ancor meno per l’illuminazione. E ancora mi resta il dubbio sulla scelta dei supporti… Un peccato.