Salone Updates: come ti porto il Rijksmuseum a Milano. Collezione ispirata al museo di Amsterdam per Droog, che saccheggia i classici dell’arte fiamminga per arredare un’ideale casa minimal

Ci sono termini e concetti assunti ormai ad evergreen del vacuo e dell’indefinito, parole che vagolano senza soluzione di continuità tra la dichiarazione dell’analista tuttologo da salotto tv e quella del politico di ogni foggia e colore. Nella greatest hits entra di diritto il fantastico binomio tradizione/innovazione, che fa naturalmente il paio con marketing territoriale: […]

Droog al Fuorisalone - foto Michela Deponti

Ci sono termini e concetti assunti ormai ad evergreen del vacuo e dell’indefinito, parole che vagolano senza soluzione di continuità tra la dichiarazione dell’analista tuttologo da salotto tv e quella del politico di ogni foggia e colore. Nella greatest hits entra di diritto il fantastico binomio tradizione/innovazione, che fa naturalmente il paio con marketing territoriale: ambiti che a trattarli come meritano valgono molto, ma che spesso restano annichiliti a rango di slogan. Non è questo il caso dell’operazione condotta da Droog, nobilissimo marchio del design olandese (fresco di ventesimo compleanno) che si presenta al Fuorisalone con un progetto che arpiona le radici nelle più solide profondità della cultura del proprio Paese. Diventandone incantevole sponsor, e al tempo stesso dando una strepitosa lezione – che la Milano dell’Expo si spera abbia intercettato e recepito – di come si può rinfrescare un brand territoriale e metterlo in valore.
Parte tutto dal rinnovato Rijksmuseum, finalmente riaperto al pubblico nella sua interezza dopo anni di restauro: le opere conservate al museo si trasformano in spunti e stimoli per scatenare una creatività dirompente, che spazia dal design del prodotto alla scenografia che accoglie i diversi pezzi esposti. Ci ha messo dieci anni la graphic designer Irma Boom a censire le tinte dominanti nei diversi capolavori dei maestri fiamminghi in collezione ad Amsterdam, trasformando l’esito della sua ricerca in pattern cromatici che generano carte da parati dalle inattese eleganze lisergiche; nascono invece da elementi grafici firmati Dürer le stampe con cui DeJongeKalff trapuntano sinuose tovaglie hi-tech in silicone. Su cui appoggiare portatovaglioli nati da gorgiere secentesche e fedeli riproduzioni di calici del XVII e XVIII secolo, repliche perfette di originali conservati nel museo; nei quali bere una Heineken – altra gloria orange! – versata dalla bottiglia customizzata per i Saloni.
Al centro del Salone dei Tessuti di via San Gregorio quello che varrebbe alla grande come Padiglione Olandese alla Biennale di Architettura: tra maioliche in stile Delft e arredi in legno ecco una casa minimal da sogno, con i diversi ambienti orchestrati nel rispetto delle suggestioni dettate dalle finissime ambientazioni dipinte dai grandi maestri fiamminghi.

– Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.