Ma perché tanti sentono il bisogno di vandalizzare le opere di Banksy? È successo con due graffiti a Park City, la città USA del Sundance Film Festival

Ormai sembra diventata una nuova fattispecie creativa: esprimere qualcosa vandalizzando i graffiti di Banksy. È il destino del misterioso streetartist inglese: essere sempre al centro dell’attenzione, in origine per le sue ardite “incursioni”, poi per i progetti sempre accompagnati da adeguati battage comunicativi – vedi il recente mese di “residenza” newyorkese -, sempre più spesso […]

Ormai sembra diventata una nuova fattispecie creativa: esprimere qualcosa vandalizzando i graffiti di Banksy. È il destino del misterioso streetartist inglese: essere sempre al centro dell’attenzione, in origine per le sue ardite “incursioni”, poi per i progetti sempre accompagnati da adeguati battage comunicativi – vedi il recente mese di “residenza” newyorkese -, sempre più spesso per l’accanimento iconoclasta verso i suoi murales.
L’ultimo caso noto risale alla notte di capodanno, scenario quello di Park City, città USA nota per ospitare il Sundance Film Festival. Oggetto due graffiti, “misteriosamente” apparsi nel 2010, proprio nei giorni in cui si svolgeva il festival, che quell’anno vedeva ospite Banksy con il suo documentario Exit Through the Gift Shop. Uno dei murali, raffigurante un ragazzo con un alone rosa e ali d’angelo inginocchiato in preghiera dietro un barattolo di vernice rosa, è stato trovato coperto di vernice spray marrone, con il rivestimento protettivo completamente infranto. Sul secondo dipinto, che raffigura un cameraman chinato a girare un video di un fiore, i danni si sono limitati alla distruzione della teca.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Per lo stesso motivo per cui Facebook ha successo.

  • Morimura

    A non dir niente a volte si fa più bella figura…

    • No no Morimura, tutti vogliono partecipare, e Bansky dimostra che tutti possono partecipare…e tutti partecipano, semmai con il brivido scemo di rovinare l’opera altrui che è, a sua volta, ROVINARE l’opera altrui (case, palazzi, aziende su cui interviene Bansky).

      Ecco:

      Cy Twombly : ( silenzio )
      “La gente non vuole più fare il pubblico, né l’allievo, vuole entrare nella cosa, ossia sente che c’è già dentro.”

  • Morimura

    Parole, parole, parole…

  • ahahaha no no, fatti fatti fatti

    Non stessi stiamo partecipando(imbrattando questo spazio…cosa che 10 anni fà non era possibile….sveglia morimura

    • antonio

      concordo che stai imbrattando questo spazio

      • Antonio fatti una camomilla…o dovrei dire Antonio Rossi???

  • Morimura

    Fatti de meno!!!