“Il Macro di Roma a rischio: confermate Bartolomeo Pietromarchi e rimettetelo in carreggiata”. L’appello dell’associazione MacroAmici e il parere dell’ex assessore Umberto Croppi

La scusa della mostra Digital Life 2013 organizzata da Romaeuropa Festival al Macro Testaccio e chiusa dopo pochi giorni – è stata riaperta solo oggi – a causa forse dell’incuria dei guardiani e forse del vandalismo dei visitatori è stata ghiotta occasione per far tornare a galla il grandissimo scontento che aleggia attorno al Macro. […]

Flavia Barca

La scusa della mostra Digital Life 2013 organizzata da Romaeuropa Festival al Macro Testaccio e chiusa dopo pochi giorni – è stata riaperta solo oggi – a causa forse dell’incuria dei guardiani e forse del vandalismo dei visitatori è stata ghiotta occasione per far tornare a galla il grandissimo scontento che aleggia attorno al Macro.
Il Museo d’arte contemporanea di Roma è da troppi mesi vittima di un abbandono istituzionale senza senso. La direzione è stata assegnata ad interim, il direttore nominato dalla precedente giunta non è stato confermato e contemporaneamente non ne è stato scelto uno nuovo. Nell’unica occasione pubblica per parlare della faccenda, l’assessore Flavia Barca si è dimostrata vaga, non allineata con le necessità di uno spazio come questo. Dopo i fatti di Testaccio, deflagrati ieri, parte un appello da parte dell’associazione MacroAmici, capeggiata dalla volitiva Beatrice Bulgari che in sei punti “chiede” e “confida” che l’amministrazione non voglia mandare alle ortiche una istituzione culturale divenuta “patrimonio imprescindibile per la comunità artistica della città”.
Innanzitutto l’associazione chiede di dare continuità alla direzione. È un endorsment bello e buono nei confronti di Bartolomeo Pietromarchi, sebbene mai citato, che secondo l’associazione dovrebbe essere confermato perché riconosciuto a livello nazionale e dotato di relazioni e obiettivi coerenti. La presidente di MacroAmici Beatrice Bulgari non conferma né smentisce: “Non abbiamo inserito nomi, e non a caso. Il punto non è confermare necessariamente Bartolomeo Pietromarchi, anche se sarei stata molto più contenta se avessi potuto lavorare con il direttore che abbiamo e continuare un discorso con lui perché ha fatto un ottimo lavoro. Sarebbe stato auspicabile che il Sindaco in modo illuminato lo avesse riconfermato. Purtroppo c’è una specie di legge allucinante per cui quando cade il Sindaco cadono anche, automaticamente, i dirigenti che lui ha nominato. Ma se questo è occorre provvedere subito, e invece siamo a due mesi e mezzo di interim della dottoressa Campitelli, una persona di altissima competenza in altri mondi, non nella gestione di un museo internazionale d’arte contemporanea”. Insomma, meglio Pietromarchi, ma se non è lui che si faccia quanto prima un direttore di alto profilo, pari o superiore a quello che c’era prima. E invece, continua la Bulgari, “non abbiamo risposte né dal sindaco né dall’assessore. Flavia Barca continua a dire che deve pensarci, che deve rifletterci, ma nel frattempo non poteva continuare a farci lavorare come prima prorogando l’attuale direttore?”. Intanto l’associazione ha lanciato una petizione da indirizzare a Marino, che si può firmare all’indirizzo: www.petizionepubblica.it/?pi=MACRO

Flavia Barca
Flavia Barca

Tra le richieste dell’appello anche la possibilità, insomma, di avere un’autonomia gestionale. E qui torna in ballo la faccenda della Fondazione, indispensabile per rendere agile un centro d’arte contemporanea ma chimera irraggiungibile per tutti gli anni della Giunta Alemanno e, a quanto pare, anche oggi. Potentati politico-economici non hanno intenzione di dare libertà al museo che, tra quelli Capitolini, è il terzo come numero di ingressi. Una gallina dalle uova d’oro in termini di appalti: guardiania, pulizie… Oggi gestiti centralmente e domani, in presenza di una Fondazione, governati in maniera autonoma. Il Macro – orrore – potrebbe insomma smettere di pagare i servizi molto di più di quanto costano a livello di mercato, cosa che accade attualmente. Non sia mai che succeda, e allora si procede così, senza un briciolo di autonomia.
Abbiamo fatto tantissimo per ridare credito a questo museo, stare zitta mi sembrava grave”, spiega, “abbiamo conferito 150mila euro in termini di denaro sonante da parte dei soci, ma anche a livello di energia abbiamo speso enormemente. Oggi mi trovo qui a Parigi con il gruppo MacroAmici, abbiamo costruito credibilità, slancio, sinergie. Abbiamo comprato sei opere per la collezione permanente. È una piccola realtà che c’è. Non era più possibile tacere di una situazione del genere. E poi le prospettive sono tremende: ci sono grandi sponsor e partner come Deutsche Bank e Enel che possiamo perdere. Romaeuropa, dopo gli accadimenti di ieri, potrebbe decidere di passare armi e bagagli al Maxxi. E nel frattempo ci sono 50 soci, ciascuno con una quota di 3mila euro, ai quali non posso neppure telefonare per chiedergli di rinnovare la sottoscrizione perché letteralmente mi vergogno. 150mila euro perduti per l’amministrazione, per il museo e per la cultura a Roma”.
È stata la prima questione che ho posto al Sindaco”, ci racconta Umberto Croppi, assessore della Giunta Alemanno ai tempi d’oro in cui il Macro venne inaugurato in pompa magna. “Quella del Macro in generale e quella, in particolare, della situazione del Mattatoio. Il Sindaco ha sulla scrivania una mia nota sulla necessità di intervenire immediatamente sul Mattatoio per un frazionamento degli spazi che ha reso tutto ingovernabile e poi per il Macro per affidare tutti gli spazi liberi del Mattatoio al museo il tutto unitamente ad una seconda delibera di Giunta per istituire la Fondazione che avrebbe assicurato tutte le cose che l’Associazione MacroAmici e Beatice Bulgari giustamente richiedono. La cosa dopo di me venne modificata, poi l’assessore Gasperini bloccò tutto con la promessa di far ripartire l’iter, che però si arenò. Nel frattempo venne smembrato ulteriormente il Mattatoio trasformando, tra le altre cose, la Pelanda in un affittacamere. Contavo di questa amministrazione prendesse tutto in mano anche in virtù dell’accordo politico che prima delle elezioni io avevo sottoscritto con Marino. Il fatto che dopo ormai quattro mesi abbiano tenuto tutto in stand-by e di fatto abbiano avallato le politiche precedenti lo considero gravissimo e pure io faccio un appello a questo punto. Anche perché” conclude l’ex assessore “se si crea un buco gestionale di questo genere nessuno investirà più in futuro, anche se poi davvero si dovesse riuscire a creare una Fondazione”.
Due appelli al prezzo di uno, la palla passa a Flavia Barca. O, meglio, a Ignazio Marino.

  • massimo

    au revoir roma

  • Ma questa vi sembra l’amministrazione di una capitale? A me sembra un covo di banditi cui certo non sta a cuore l’arte ed il destino del museo. Che disgusto.
    Mi auguro che Pietromarchi sia messo nella condizione di lavorare.

    • luca

      Caro Daniele, Pietromarchi sta già lavorando facendo la parte di quello ammazzato dal sistema (lui che è più sisitema del sistema) e come vedi il forbito gruppo di prefiche al suo servizio, economicamente molto ben equipaggiate, si strappa le vesti per farlo rieleggere.

  • romualdo

    Più che arrivederci Roma canterei “lo vedi ecco Marino la sagra c’è dell’uva”, l’unica cosa che il nostro sindaco sarebbe on grado di amministrare. Ma anche Pietromarchi!!! Ha fatto il più brutto padiglione Italiano che si potesse immaginare, se togliamo quelli di Sgarbi e Beatrice che erano piuttosto padiglioni da nosocomio. Il pavimento della Benassi con sopra la cameretta dei ragazzi di Baruchello resterà una delle accoppiate più ridicole dopo quella di Gianni e Pinotto. Ma finchè la Barca va lasciala andare.

    • michele

      Si continua con queste acrobazie di artistucoli e curatucoli: tema inesauribile, insieme tragico-comico e malinconico di questa Italietta dimenticata dal mondo.

      • rosemarie

        Il Padiglione di Pietromarchi era imbarazzante… e furbo (i soldi, la moglie… potete leggere le magagnucce anche qui, ma ovviamente nei commenti perché figuriamoci se la redazione si arrischia a farlo). Non capisco perché stracciarsi le vesti per la sua dipartita. Uno in meno è un buon inizio.

        • paolo

          tanto morto un Pietormarchi se ne fa un’altro :-)

  • Martina

    Capisco che il blasonato, chic e salottiero Pietromarchi se lo rimpiangano le altrettanto blasonate, chic e salottiere “signore dell’arte” le quali, giustamente, non gradirebbero nei loro salotti un direttore di estrazione popolare e che non sappia comportarsi come si deve, fare il baciamano, conversare amabilmente come la buona nobiltà romana (alla quale Pietromarchi appartiene) insegna.
    Ciò che non capisco è il perché possa rimpiangerlo qualcuno al di fuori dei salotti e della – ristretta – cerchia di artisti amici….

    • giovanni

      Martina, mi hai letto nel pensiero… la cultura dell’intrattenimento è passata dalla Milano da bere, alla visione veltroniana di una Roma che scimmiotta le grandi capitali europee e per chi non capisce questi linguaggi usurati, c’è un ulteriore sottoprodotto: la tele commerciale. MAXXI con Lady Oscar Melandri e MACRO con Dolce Remi Pietromarchi sono l’esempio di come la peggiore borghesia sia alla guida di istituzioni ridotte a spazi da affittare per chi può permetterselo.

      • Giorgio

        Concordo con giovanni, sono diventati salotti in affitto e comunque attendo ancora di vedere se avranno il coraggio di mettere qualcuno se sappia rivitalizzare questi spazi, al di fuori delle solite consorterie… Dubito ma spero.

  • Elly

    Ridicolo: quando alla Biennale è stato scelto Pietromarchi tutti a dire che era uno sconosciuto fuori dall’Italia e ora tutti lo rivogliono.
    Macro nasce quasi insieme a MAXXI con con confusione di ruoli e identità mai precisate. Quasi un doppione. E mentre MAXXI gode del contenitore e fatica a mettere insieme contenuti (io salvo la mostra di Ghirri: bella, interessante anche Clemens von Wedemeyer), Macro arranca e il suo ruolo è sempre più confuso. Occorre dare identità e obbiettivi precisi e definiti, dare dei contenuti di senso, di ricerca e avere una persona che sia in grado di farlo.

    • paolo

      In Italia vale davvero il detto che il peggio non è mai morto!

  • francesca

    Comunque Pietromarchi è veramente curatore delle grandi intese, andava bene a Olivetti che poi lo mandò via, alla Mattirolo che lo chiamò al MAXXI e poi lo mandò via, al miisrtuccio montiano Ornaghi che ha fatto un bando per il padiglione Italiano della Biennale di venezia su misura per il progetto di Pietromarchi (miracoloooo), è andato bene anche ad Alemanno e ora dovrebbe funzionare anche per Marino… evvaiiiiii

  • emet

    Le iene, tanto quanto gli avvoltoi, attendono le proprie prede per ghermirle quando sono indifese, ma restano pur sempre l’emblema del meschino e del ripugnante.
    I volgari attacchi a Pietromarchi sono lo specchio delle miserie di un paese incapace di riconoscere la qualità, l’impegno, il cambiamento.
    Il direttore ha aperto le porte del MACRO a collaborazioni trasversali con l’intera città, ha avuto il coraggio di mostrare una selezione eccellente a Venezia (ma qualunque fosse stata la sua scelta non avrebbe comunque potuto accontentare gli orientamenti e le preferenze, giustamente plurime, degli specialisti del contemporaneo. Ad ogni modo tanto “italietta” il suo padiglione non era se il prestigioso Le Monde lo ha considerato uno dei pochi padiglioni riusciti!), ha intuito con talento che ospitare residenze di artisti anche internazionali nello spazio museale sarebbe stato un valore aggiunto…non ha mai detto di no a nessuno, anche a rischio di essere lapidato dalle diverse fazioni romane…tutto in meno di 24 mesi.
    Non si possono imputare colpe a una persona che, contrariamente a quanto sostengono i detrattori di cui sopra, ha sempre utilizzato il proprio blasone a favore di una partecipazione collettiva per apportare contenuti culturali e dare voce agli artisti che pungolano il potere (Jimmie Durham in testa).
    Roma sembra avere una memoria troppo corta che le impedisce di strutturare i propri progetti culturali. Per chi poi avesse le idee confuse in merito alla distinzione tra MAXXI e MACRO, è necessario ricordare che il museo cittadino ha funzionato negli ultimi anni come una piattaforma di ricerca che stimolava e in parte forniva spunti a quello nazionale.
    Ciò che poi davvero spaventa è che in questo paese la sinistra non è più in grado di riconoscere il pensiero, le pratiche e il coraggio di coloro che gli sono naturalmente affini: questo è veramente pericoloso.

    • Pneumatici michelin

      Emet ci sono le iene e ci sono i compari. Le iene sono
      Rancorose e feroci ; i compari invece sono delle pecorelle non tanto
      Innocenti ma se pure non possono mordere alla luce del sole e
      Nemmeno quella del buio per motivi connaturati sanno esercitare
      Piccole furbizie da gregari: quindi che crepino all’arrivo delle belve:é
      La natura indifferente!
      Che ne sa Le monde dell’arte italiana? Ma tu emet citi i titoli dei giornali
      Piuttosto il nome dell’autore giornalista critico che ha espresso l’opinione?
      E se fosse il caso di un imbecille che scrive sporqdicamente su un giornale
      Che pubblica molteplici punti di vista?
      Il Padiglione Italia curato da pietromarchi era una nota stonata nel contesto
      Della Biennale (anche se pre -foucaltiana come qualcuno ha detto) migliore da qui a
      Diverse edizioni : pesante noioso fuori tempo avvoltolato nelle problematiche
      Autistiche tipiche di certa mediocritá italiana.
      Viene da ridere che venga utilizzato il povero durham usato come animale
      Da zoo da esibire , in un contesto di alemanni polverine e analfabeti poundiani, che avrebbero meritato piú attenzione.
      Trasgressione e attacchi al potere purché si parli del potere di mondi
      Esotici lontani dal nostro

    • luca

      Emet il padigione italiano era tutto sbagliato, con quelle contrapposizioni di opposti pretestuose, le oepere mai rispondenti a quello stesso giochetto sciocco e superficiale scelto dal curatore. Ma la più grande sfortuna di Pietromarchi è stata il confronto con la Biennale di Gioni, un capolavoro di intelligenza, di comprensione dei tempi e degli spazi di una mostra.
      Le belve si scatenao perchè la critica in questo paese non esiste, sostituita dalla connivenza di persone di media cultura che usano l’arte come forma radicalchic di intrattenimento, dunque, basta che ci sia un po’ di gente giusta e il gioco è fatto. Il progetto è corretto? Ma cosa importa, l’importante è che sia carino, gradevole, faccia trascorrere una mezz’ora piacevole.

  • roberto

    Lasciando perdere tutte le polemiche giuste o sbagliate che siano, ritorniamo alla solita questione che vale per tutte le istituzioni museali.
    I DIRETTORI DEI MUSEI SI SCELGONO CON UNA CONCORSO INTERNAZIONALE, SELEZIONATI DA UNA COMMISSIONE ANCH’ESSA INTERNAZIONALE, RESTANO IN CARICA PER 5 ANNI INDIPENDENTEMENTE DAL SUCCEDERSI DEI GOVERNI.

  • I DIRETTORI DEI MUSEI SI SCELGONO CON UNA CONCORSO INTERNAZIONALE, SELEZIONATI DA UNA COMMISSIONE ANCH’ESSA INTERNAZIONALE, RESTANO IN CARICA PER 5 ANNI INDIPENDENTEMENTE DAL SUCCEDERSI DEI GOVERNI.

    • Angelov

      INDIPENDENTEMENTE ANCHE DAL SUCCEDERSI DEI COMMENTI?

  • Ben informato

    Ma quanta ipocrisia intorno al MACRO! Onore al merito a Ignazio Marino e a Flavia Barca che hanno avuto il coraggio di rimuovere la precedente direzione che non ha avuto una linea espositiva indipendente e autonoma.
    Costantemente influenzata dai MACROAMICI e dalle gallerie le quali veramente decidono la linea espositiva del museo e hanno coperto le spese delle mostre dei loro artisti come se il museo fosse uno spazio da affittare. Come può dirsi internazionale un museo dove un curatore dello staff presenta una mostra su se stesso. Come dare credito alla progettualità costruite intorno alle residenze per artisti se molti gli stessi residenti sono scelti fra quelli rappresentati dalle maggiori galleria della città?

    • Martina

      Parole sacrosante!

  • giandomenico peroni

    Mammamia.

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