Ma a voi piace il nuovo logo del Madre? Il museo napoletano entra nel vivo della gestione Viliani: ed arriva il new look, affidato allo studio Leftloft

Ormai è un passaggio immancabile, quando un soggetto – nel nostro caso un museo, o una rassegna, una fiera – mette in atto un cambiamento, e vuol dare alla “nuova era” un’evidenza anche plastica, tangibile, concreta. Recentemente lo abbiamo visto ad esempio con MiArt, la fiera milanese che negli ultimi anni ha cercato affannosamente una […]

Ormai è un passaggio immancabile, quando un soggetto – nel nostro caso un museo, o una rassegna, una fiera – mette in atto un cambiamento, e vuol dare alla “nuova era” un’evidenza anche plastica, tangibile, concreta. Recentemente lo abbiamo visto ad esempio con MiArt, la fiera milanese che negli ultimi anni ha cercato affannosamente una propria identità affidandosi a diversi direttori, che hanno sempre accompagnato le proprie proposte al rinnovo della grafica, e anche del logo. Lo stesso è accaduto per Artissima a Torino: e sempre ci si è affidati a studi creativi di primissimo piano, a conferma della rilevanza di questo aspetto.
Ora lo stesso percorso lo segue anche il Museo Madre di Napoli, con la nuova direzione di Andrea Viliani, che a giorni entrerà nel pieno dell’effettività con l’inaugurazione di un ciclo di mostre dedicate a Thomas Bayrle, Mario Garcia Torres e Giulia Piscitelli. E che propone dunque anche un rinnovo del look grafico che oggettivamente segnava un po’ il passo dei tempi, asciugando le linee ed optando per un maggiore minimalismo. Anche in questo caso, opera di grandi professionisti come quelli dello studio Leftloft di Milano: gente abituata a lavorare con partner del calibro di New York Times, Documenta Und Museum Fridericianum, Castello Di Rivoli, Triennale Design Museum, Eni, Hangar Bicocca, Mondadori, Moleskine, Contrasto. Il nuovo logo lo vedete sopra, al fianco di quello vecchio: commenti?

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • C’è poco da commentare, se è questo il nuovo logo, minimale per quanto sia credo che quello che sta accadendo al Madre è qualcosa che ancora non si puó definire. Dopo mesi di ‘svuotamento’ e di inattività far ripartire tutfo il carrozzone sostituendo il logo mi sembra veramente il primo passo falso. Il Madre ha avuto una sua identità e gli è riconosciuta una maturità di respiro europeo pur nella sua breve vita. C’è stata una brusca interruzione della passata gestione ed oggi in questa nuoa ‘dambatio memoria’ si cerca di eliminarne le tracce. Oltretutto in un momento in cui i fondi sono carenti, la sostituzione di un logo (oltretutto riconosciuto ed inviduabile dalla collettività) mi sembra proprio un’operazione fuori luogo. Adesso dovranno cambiare tutti gli applicativi? Oppure cominceremo a vedere i due loghi camminare insieme? Penso alle insegne, al packaging, al brand identity etc…
    Il Madre purtroppo (per quanto ci vogliano dire) è agonizzante e gli interventi da farsi sono ben altri. Ma mai essere prevenuti (!) staremo a vedere quello che accadrà nei prossimi giorni!

    • Savino Marseglia (artista)

      Quest’ orribile logo, non solo farebbe rivoltare dalla tomba gli artisti della BAUHAUS…, ma farebbe altrettanto inorridire il “pathos” di una saggia MADRE mediterranea….

      • Vincenzo

        Ecco, un logo non deve essere progettato da artisti ma da professionisti della comunicazione. Di professionalità a Leftloft ne hanno da vendere e anche se i nostri modelli sono fermi a inizio ‘900 non dovrebbe essere molto difficile prenderne atto.

  • pietrosergiomauri

    immagino che il Signor Lois abbia ragione : sicuramente l’onere economico non sarà da poco,relazionando col mondo mi sembra che ci sarebbe stato bene un piccolo “Napoli” in corsivo!

  • Prima di tutto mi sembra Vecchio e stantio ; non colpisce l’immaginazione e non si fa ricordare. Più che un logo, è una semplice scritta che di minimale ha solo l’inconsistenza.
    Secondo me non si cambia il logo di un Museo per un semplice cambiamento di gestione ( che peraltro era doverosa) ; cosa c’entra il Museo in sè col cambio della sua gestione curatoriale? I curatori passano, ma i musei restano e con essi le opere che ci sono dentro. O al Madre sono cambiate anche quelle perchè ritirate le precedenti?

  • nicola di caprio

    Ma a voi piace il nuovo logo del Madre? A me no, più che altro non mi colpisce, letto così sembra quasi una bestemmia. Una font su uno sfondo può chiamarsi logo ma con con molta fatica, specie se paragonato a quello precedente che era indubbiamente efficace. Non ne capisco la necessità di cambiamento. Detto questo, inboccalupo alla nuova direzione.
    Per caso di recente ho studiato un logo per un mio gruppo musicale che ha qualche caratteristica in comune e mi si scuserà se lo mostro in questa occasione. http://www.youtube.com/watch?v=kuZokahREOM&feature=youtu.be

  • Il Grillino Medio

    Se è stato pagato questo logo , si tratta di uno scandalo

  • Luigi Broggini

    A me il logo piace. Il carattere realizzato per il logotipo mi sembra in linea con i tempi, sopratutto se andiamo a guardare la nuova immagine del whitney e dello Stedelijk, adesso anche in Italia abbiamo la nostra brava polemica sul cambio del marchio. Capisco e condivido anche le perplessità di fronte ai tempi e i costi in un momento difficile per il museo, ma la domanda mi pare fosse strettamente legata al logo.

    • Franco

      ti piace? Biat a te… sei una persona fortunata , figurati come apprezzi la bellezza della vita… hai tutta la mia stima

  • cristina

    Indipendentemente dal mio gusto sul logo, non vedo la necessità di cambiarlo. Per me è importante la continuità del MADRE e quindi dell’arte contemporanea a Napoli, almeno nella suo spazio pubblico riconosciuto come tale. Il logo funzionava, ed era anche abbastanza originale, nell’usare il giallo e il grigio in maniera così disinvolta.
    Il rebranding è un’attività onerosa, che richiede attenzione verso l’utente finale, il fruitore, e perché no, il cliente. Non può passare sotto traccia, tra una newsletter e un’altra, lasciando alla sensibilità grafica e di comunicazione di pochi l’attenzione per coglierlo. Per poi accorgesene e attivare le osservazioni di cui sopra, perché non opportunamente coinvolti in tale azione.

  • Helena

    Anche a me piace. Sono completamente d’accordo con Luigi.

  • gianniminà

    che piaccia o meno la cosa più scandalosa è che sia stato fatto da uno studio di Milano. Ci sono centinaia di studi competenti a Napoli, e come al solito, sono stati ignorati. Bravo direttore, ottima mossa.

    • Guido Cabib

      Concordo pienamente con quanto detto da gianniminà.
      E credo che il problema dell’attuale direzione e curatela ( sono divise ormai) sia lo stesso che c’era con la precedente direzione ( in quel caso unita) ossia una visione del contemporaneo museizzato , completamente obsoleta e dannosa oltre che onerosa. Tutto viene esternalizzato , nulla ricade sul territorio e non c’è alcuna formazione sui giovani ( in caso si volesse utilizzare qualche operatore milanese almeno il suo contributo poteva essere anche formativo per un servizio che poteva diventare interno , con lo stesso onere ,immagino). Per non parlare delle scelte curatoriali sia del madre che della Fon. Morragreco . Per il 90 % sono artisti esteri ( il 100% per la fondazione) escluso Giulia Piscitelli , peraltro valida artista campana e già abbondantemente affermata.Questo è il grave problema ( ma esistono ancora altre riflessioni a sostegno) della museizzazione della cultura del contemporaneo. Speravo in qualche miglioramento, ma vedo con dispiacere che l’ ignoranza ( il non conoscere ciò che accade nel mondo del contemporaneo) continua il suo nefasto ed ingiusto effetto.

      • gianniminà

        Quello che non capisco Guido, è perchè è così difficile creare una rete di produzioni, di collaborazioni. Possibile che non si faccia altro che istituire COMITATI SCIENTIFICI, COMMISSIONI, CONSIGLI, ma a cosa servono se manca il sostrato fertile, il terreno, se manca la semina? Si continua ad aspettare che le cose fioriscano da sè, non si capisce come dovrebbero, e così continuano ad esistere solo realtà mediocri e fuori contesto di chi ha i soldi e produce quello che vuole senza confronto, senza ricerca sul campo. Il Madre dovrebbe essere una Mecca, una casa fertile, un incubatrice, a Napoli mancano le scuole , i simposi culturali aperti, non c’è dialogo, incontro, alta formazione. Quello che continua a farci essere l’ultima ruota del carro è questo autismo e questa autoreferenzialità che fa di un posto che potrebbe essere un oceano, una pozzanghera stagnante. Il livello dell’arte a Napoli è spaventosamente basso, dilettantistico e non è colpa se non di chi continua a riscaldare le stesse minestre. I giovani artisti hanno bisogno di maestri giovani, di respiro, di ampie vedute e anche di essere messi alla prova. Basta con queste gallerie-salotto tristi e piene di vecchi decrepiti. Il Madre ha il dovere di risollevare la situazione, ha gli spazi, ha i contatti, può e deve farlo. Perchè ci spetta di diritto.

        • andrea bruciati

          sono perfettamente d’accordo sul ruolo del Madre

          • Savino Marseglia (artista)

            curatori, direttori, commissioni, consigli, comitati, gruppi e sottogruppi, discussioni, convegni, etc. etc… ! Di tutto ciò, l’arte può fare anche a meno !!!

            Ma chi sono questi burocrati dell’arte?
            Stanno in un luogo chiamato museo e sono appartatati dal mondo reale…

            I loro pensieri dalla banalità piccolo-borghesi hanno esteso la loro influenza anche su molti artisti che si sono addomesticati ad essi e subito dopo musealizzati e coservati come carne in scatola nel museo-mausoleoi.., perdendo così di vista la visione tangibile di ciò che accade nel mondo reale.

          • Guido Cabib

            Il discorso va molto più aldilà della bellezza o bruttezza di un logo.C’è un aspetto che sta a monte della comunicazione e che oggi non si affronta è la seguente:

            La Museificazione dell’arte contemporanea , nata con il Moma in Usa nel 1929 e che si è affermata in europa e praticamente in tutto il mondo sino ai giorni d’oggi, cosa ha prodotto nelle collettività, in termini di crescita ed innovazione ( che dovrebbero essere le componenti fondamentale dell’AC?

            Da chi è stata voluta e perchè?

            Se all’inizio può aver avuto un effetto divulgativo e formativo ,ed anche turistico, oggi lo è ancora , oppure è divenuto uno strumento , pagato dalla collettività per soddisfare e gratificare una ristretta cerchia elitaria ?

            Il logo e la comunicazione conseguente, ha chiara la missione del Museo D’arte contemporanea ? Oppure soggiace a logiche mercantili e finanziarie che nulla hanno a che vedere con la sperimentazione e la ricerca che sono alla base dell’arte contemporanea e che nelle intenzione degli artisti deve aiutare a migliorare la condizione umana?

            Su questo dovremmo tutti confrontarci, liberamente e seriamente.

            Sino a quando la collettività accetterà di sobbarcarsi oneri economici corposi, che oggi potrebbero servire meglio ad alleviare le gravi difficoltà di vita che i cittadini sopportano?

            Pensate ai programmi elettorali sulla cultura, pensate al M5S che di cultura non parla ( a 9.000.000 di elettori non interessa la cultura e tanto quanto la cultura contemporanea) .

            Tutto il contemporaneo sistema dell’arte dovrebbe porsi questa domanda o viviamo pensando che siamo nel giusto e che poi la gente capirà e tutto tornerà come prima!

            Cechi e sordi siamo se non cominciamo ad aprire gli occhi al mondo che verrà e che da tutti deve essere costruito.

  • fabrizio

    Al di là dei clienti che ha Left Loft, che peraltro sono spesso nei “clients” di tanti altri, nella misura in cui si tratta di istituzioni presenti su un territorio dove a dividersi la torta sono tanti e anche molto bravi, mi riferisco a Milano.
    Il logo è brutto, per usare una parola semplice.
    E la semplicità è un concetto ben diverso dal minimalismo.
    è brutto perchè mi fa pensare a tantissimi altri loghi che tutt’altro rappresentano che istituzioni culturali.
    Se proprio bisognava rifare un logo e investire “qualche euro” ci si poteva concentrare su una maggiore caratterizzazione piuttosto che lasciare spazio ancora una volta a un minimalismo che a dirla tutta non è neanche più di questi tempi, tantomeno a Napoli dove (deo gratia) certe correnti non hanno mai posto l’accento su nulla.
    Non sono a conoscenza di un eventuale bando di concorso indetto per la progettazione del suddetto, perchè faccio un altro lavoro, ma la cosa che più mi indigna è che a Napoli esistono studi di comunicazione così come singoli individui piuttosto validi, che probabilmente non hanno fatto una campagna per la squadra dell’Inter o per La Triennale di Milano, ma lavorano sul territorio e vivono la città, e le sue piazze, e il nostro caro direttore lo sa bene.
    Questo fatto, conferma ancora una volta una pigrizia delle Istituzioni culturali Napoletane, che continuano a generare un vuoto intorno e un automutilazione degli operatori culturali.

  • jack

    In un mondo globale come questo, è chiaro che entrambi peccano di non avere un accenno a Napoli al proprio interno.

    Il vecchio “logo” mi sembra molto dilettantesco, una butade grafica un po’ come viene, quindi di certo andava cambiato.

    Nel nuovo si vede di sicuro la professionalità, per lo meno nella scelta di un font particolare e nel “coraggio” di un minimalismo spinto. Ma proprio questo minmalismo trovo, in questo caso, suoni un po’ snob e “stitico”. Tipico esempio di stile troppo legato agli equilibri formali.

    Le nuove tendenze museali che fa notare Luigi Broggini trovo siano figlie di una complessità multipiattaforma tale che il brand non può essere altrimenti che inesistente. Personalmente li trovo tristi, non stimolanti (come un museo DEVE essere) ma c’è da dire che l’identità di queste istituzioni è composta dalla presenza nella sua globalità del museo: ovvero dalle declinazioni grafiche del sito e del luogo.

    Il logo di MADRE però trovo sia a metà strada fra queste realtà e un logo “classico” ossia un logo che deve comunicare qualcosa.

    Poi sarà il tempo a darmi ragione o torto.

  • Carlo

    Andate a zappare la terra invece di commentare queste stronzate.

    • zappatore

      Hai disegnato tu il logo?

    • fausto

      potrebbe essere un’ottima idea: visto i loro fallimenti culturali e privilegi di casta curatoriale …, , mentre il popolo soffre e l’arte museale se la ride nei salotti mondani dell’arte dei feticci…

  • brandon

    logo banale, insulso, brutto. ma il problema è un altro: era stata indetta una gara? perché mi pare che la Fondazione Donnaregina abbia una rilevante quota di partecipazione pubblica… Tra l’altro, per un ente che aveva vantato la propria “trasparenza” nel bando per la selezione del nuovo direttore, indire una gara per il rebranding sarebbe stato un atto dovuto. Qualcuno sa dirmi se la gara c’è stata o è la solita vecchia storia della chiamata diretta degli amichetti?

  • piero

    questo non è un logo… un lavoro così lo poteva fare tranquillamente qualsiasi cittadino di Napoli, gratis… dai bambini alle mamme, alle nonne… non c’è bisogno di studiare e di essere professionisti per fare cose simili. meditate gente, meditate…. chi sa quanti soldi per sta roba…

    • gianni

      medita tu prima di sparare stronzate

  • Franco

    é vergognoso che il madre si rivolga ad un agenzia di milano, con tutte le menti valide che si sono a Napoli, è terribile pensare che il madre abbia pagato dei soldi per questo prestigioso lavoro. Il logo è incommentabile , non mi piace la volgarità , odio le persone volgari, ma mi sforzerò di commentare questo lavoro: é una cacata vergognosa.

    • Carolyn Davidson

      Ed ora odiati.

  • Renato

    Ricorda per caso quello dell’ultima DOCUMENTA?

  • Io credo che si debba andare ben oltre quello che ciascuno di noi ha espresso, dove tutti i commenti sono validi, e dove è chiaro che prevale il concetto di “bruttura”. A prescindere dalla bellezza del logo in se (dopotutto siamo di fronte a scelte esplicitamente estetiche; di cui ciascuno può farsi opinione) io credo che l’operazione è nata col piede sbagliato. Il Madre aveva una sua identità ed era pure forte! La comunicazione degli anni scorsi era vincente ed il logo era già un brand riconoscibile (lavoro nel mondo della comunicazione da vent’anni e su questo mi sento di non sbagliare). È palese, per l’ennesima volta che si voglia cancellare la precedente direzione (dopo tutta la querelle dell’estate scorsa, che a questo punto pare non sia terminata affatto). Io, quella stagione la giudico da visitatore/studioso/designer, e posso dire che nella sua breve vita il Madre ha respirato aria internazionale. Il Museo in pochi anni si è rivelato un fiore all’occhiello non solo della città ma dell’intero sistema dell’arte (con scelte abbinate più o meno condivisibili!). Che esigenza c’era di sostituire il logo? E come giustamente dice gianniminà perché non avviare un sinergetico discorso col territorio? Leggo oggi che il Museo si è dotato di un’area grafica interna e allora perché non avviato tutto lì e da subito? A maggior ragione che quello precedente (sono cifre pubblicate oggi) era già costato 110mila €, perchè spenderne ora altri 20mila(!!!!)?
    La prima mossa è caduta in fallo (a mio avviso!), speriamo solo che il Madre possa ritornare ad essere una luce che brilla. Per apsera ad Astra

  • madreeeeeeeeeee

    Concordo con tutti quelli che dicono che non era necessario cambiare logo come prima cosa da fare ed era preferibile organizzare un bel contest in modo da riuscire ad aver un bel po’ di comunicazione sui mass media aggratis., vista la situazione abbastanza difficile dal punto di vista delle finanze. E poi, al di là del gradimento o meno il nuovo logo, quando si cambia l’identità visiva sarebbe bene aggiornare prima tutta la comunicazione.
    Lo spettacolo che si presenta sul sito web ufficiale http://www.museomadre.it/ è qualcosa di vergognoso per un museo di arte contemporanea. Alla grafica precedente si è pensato bene di aggiungere un bel banner col giallo del nuovo logo, con effetti pietosi.
    Chiaramente ai 20 mila euro, bisognerà aggiungere il costo per rifare il sito completamente daccapo, visto che mi sembra incompatibile con la nuova identità. Oppure visto che il direttore dichiara che saranno i dipendenti ad “aggiornare” il sito e i materiale, si deve solo sperare che ci sia un bravo web designer tra loro…

    • Savino Marseglia (artista)

      MADRE, attorno a questa parola hanno creato un logo con arte altissima: lettere grigie su sfondo giallo! due colori che stendono attorno al quadrato che li contiene uno spazio malato di febbre gialla…

  • Angelov

    In alcune culture quando un bambino presenta continue difficoltà di salute, e cresce con molta sofferenza, gli si cambia nome; e questo è una azione che spesso riesce a migliorare la sua vita.
    Forse il cambiare un Logo, rappresenta un simile tentativo; anche se nel caso del termine Madre, utilizzato per un museo d’arte contemporanea, tradisce un’ambizione (la Madre di tutte le battaglie; il Madre di tutti i musei…etc) ed anche rivela un habit culturale (l’immancabile Mamma per noi Italiani, i Mammasantissima, mamma sei l’unica tu…etc), che ne fa una macchietta, più che un archetipo.

  • Uno che fa questo lavoro…

    Ma c’è qualcuno di voi che esprime giudizi sulla bellezza o bruttezza del nuovo logo ha dato un occhio a come comunicano i musei fuori dal nostro Bel Paese?

    Recentemente è stato rilasciato il progetto di identità del Whitney Museum (dopo un lavoro di DUE anni, aggiungerei – http://whitney.org), nel 2009 lo studio Pentagram di Paula Scher ha riprogettato il sistema di comunicazione del Moma (http://new.pentagram.com/2009/02/new-work-the-museum-of-modern/); sempre a NY il New Museum (http://www.newmuseum.org/) o il Secca a Winston-Salem, in NC, (http://new.pentagram.com/2010/08/new-work-southeastern-center-f/), la Haus der Kunst a Monaco (http://www.hausderkunst.de/)… ecc, ecc, ecc….

    Come si fa a giudicare un sistema di identità visivo fermandosi al logo?
    Che senso ha questa serie di commenti a 4 giorni dalla inaugurazione del museo sotto la nuova direzione?

    A chi ha scritto “Una font su uno sfondo può chiamarsi logo ma con con molta fatica”… un logo che cosa sarebbe, se non una “scritta”?

    A chi ha scritto che il logo dovrebbe essere più caratterizzato vorrei dire… chi l’ha detto? In un museo forse è più importante il contenuto del contenitore, no?

    A chi ha scritto che l’identità del museo ricorda quella dell’ultima dOCUMENTA: in che modo la ricorda? Perché c’è una scritta su un fondo colorato? Allora anche i segnali stradali che sto vedendo fuori dalla finestra possono ricordarla…

    Dai, diamoci tutti una calmata, e prima di attaccare direzione, progetto grafico, curatela, ecc solo per un’immagine di pochi pixel gialla e nera, andate a napoli a vedere come contenitore e contenuto si sposano insieme, guardate i materiali stampati, guardate come negli anni il progetto di comunicazione sarà portato avanti e si evolverà…

    La grafica è un po’ questa cosa qui, non chiacchere da bar e sterili sentenze sul bello e sul brutto.

    Perché se si riducessero solo a quello, mi spiace, ma (e questa è la mia soggettivissima opinione, come tutte le valutazioni bello-brutto) non ci sarebbe storia tra la semplicità del nuovo logo e il vecchio accrocchio di colori e lettere. :)

    Grazie per la pazienza, buona giornata :)

    • Fausto

      prima e dopo il logo del MADRE lascia molto a desiderare. I segnali stradali assolvono ad una specifica funzione e sono comprensibili alla maggioranza degli automobilisti…il logo del madre non è comprensibile senza la parola museo, perchè assomiglia alla carta che avvolge una caramella al miele…

      La direzione e tutto lo staff burocratico-museale, dovrebbe riflettere su questo orribile logo che non ha niete a che spartire con la logica della comunicazione segnica e con il bello e brutto – che è una questione di gusti, non certamente di estetica della comunicazione mirata..

    • Guido Cabib

      Siamo i un paese libero ed ognuno ha il diritto /dovere di esprimere il proprio pensiero anche se dissenziente ( dovrebbe oltretutto aiutare a riflettere ed a migliorare le proprie conoscenze!) Non si tratta di ” atttacchi verbali” nache se a volta e per alcuni può apparire tale.

      Per esempio, un suo collega napoletano afferma quanto segue:
      http://www.campaniasuweb.it/story/nuovo-marchio-madre-nulla-assoluto-non-andava-nemmeno-pagato.
      Buona serata!

    • Alessandra

      Grazie a te, per aver portato del senso tra commenti rabbiosi.

  • In tutto questo la cosa più criticabile è il lavoro di Giulia Piscitelli, una forma anche banale e debole di artigianato dell’arte contemporanea. Tanti input scollegati, dove può rientrare tutto e il contrario di tutto…
    Un ennesimo esempio, anche poco convinto, di smart relativism. Se accettiamo il contenuto che seleziona il museo, allora va bene veramente tutto e anche il suo contrario, e poi non ci possiamo lamentare. E poi molto meglio il nuovo logo.

  • Gli ultimi lavori poi sono una cosa tremenda. C’è questa voglia irrefrenabile di essere Claire Fontaine, che almeno dicono di essere fissati con l’economia e copiano molto meglio il mainstream internazionale. E i libri tagliati, e le bandiere slabbrate, e le riproposizioni di Boetti, veramente incredibile il livello attuale oggi in italia…

    Ecco gli stendardi lavorati con la candeggina..quasi a perdere il controllo (???)..riporto il finale del testo:

    Ricordano sia le vele delle navi (l’origine delle tele per quadri sono le vele delle navi) sia gli stendardi usati nella processioni religiose.

    E un telo da bagno o una bandiera no?

    Quando viene dato adito a queste cose, il logo diventa veramente l’ultimo dei problemi.

  • Pa

    Lo guardo e mi viene in mente il tonno rio mare…

  • Uno che fa questo lavoro…

    Effettivamente le analogie con il tonno rio mare sono sorprendenti:
    http://www.dissapore.com/wp-content/uploads/IMG_Riomare.jpg

    Il nuovo sito del madre è online: http://www.madrenapoli.it

  • settembrini anna

    Il nuovo logo del Madre è assolutamente insulso, spendere 20.000 Euro di soldi pubblici per realizzarlo è una tremenda offesa alle persone oneste che in questo periodo difficile cercano di arrivare a fine mese.
    Anche il fatto di non essersi guardati intorno per valutare la possibilità di spendere questi soldi a Napoli o in Campania (dove sono convinta che abbondino gli studi in grado di fare qualcosa di meglio), è un altro modo di tradire la propria missione.

    Complimenti a chi ha deciso di tinteggiare di un giallo canarino l’intero portone del museo, una vera cafonata (probabilmente un abuso perseguibile), che allontanerà ancora di più la vita del museo da quella degli abitanti del quartiere.

    • fausto

      il madre, è un’offesa alla povertà di migliaia di disoccupati di Napoli che lottano, quotidianamente per la loro sopravvivenza…e questi piccoli borghesi pensano ad un logo privo di significati e ad un museo privo di partecipazione e di condivisione collettiva..sono rimasti ancora all’idea romantica del museo-mummia che oggi non ha ragione di esistere se non per quattro gatti interssati a valorizzare feticci per il mercato finanziario dell’arte…

      • fausto

        si doveva essere pagato quattro volte con i soldi del popolo diseredato…che bella idea profonda! Il logo perchè non se lo pagano di tasca propria?

  • Francesco

    Stupendo: doveva essere pagato 10 volte tanto.

  • Maria Teresa

    Ma perchè tutto questo accanimento verso il logo nuovo del MADRE? E mi domando, può un direttore scelto con una open call (caso più unico che raro in Italia) avere il diritto di scegliere un nuovo logo ed una nuova veste grafica per il museo che dirige? (senza avere speso capitali come in passato) Ieri all’opening oltre a tre belle mostre di qualità, c’era un’aria aperta e dinamica lontana anni luce dalla vecchia gestione e queste, sono le cose che contano. Poi se passiamo al dato estetico, il vecchio logo sembrava una mattonella di ceramica vietrese scadente mentre il nuovo è diretto e chiaro!

  • lucia

    Semplicemente……. fa cagare! Nessuno crede più al madre per chi ci sta dentro…… il tempo come sempre mostrerà….

  • Amilcare Pasquetti

    Quando si vuole risparmiare va sempre a finire così, bastava spenderne 200 mila di euro per avere un logo bellissimo e inattacabile:
    http://www.artribune.com/2011/12/salerno-non-fa-brand/

    • fausto

      giusto, ma non con il denaro pubblico!!!!

  • francesco

    chiedo a mia moglie, mostrandole la testata di quest”articolo, se a lei piace il nuovo logo del MADRE.
    Lei guarda con attenzione e senza staccare l’ sguardo dal video, domanda perplessa:
    “il logo? dov’è il logo?”

  • stefanoC

    Il mio professore di disegno industriale, quando qualcuno usava come categoria per giudicare qualcosa “mi piace/non mi piace” o “bello/brutto” lo invitava cortesemente ad abbandonare l’aula. E aveva tutte le ragioni per farlo.

    Partendo dal fondo, io la vedo così:

    – è giusto che il logo sia stato pagato 20.000 euro?
    Direi di si, anche se bisognerebbe avere le specifiche complete del lavoro fatto. Qui si vede solo il logo, ma immagino che ci sia dietro un sacco di lavoro su manuale d’immagine coordinata e materiali di comunicazione, e quello è un lavoro lungo e che richiede competenza.

    – è giusto che il logo lo abbia fatto uno studio di Milano?
    Non vedo il problema, dal momento che il Regno delel due Sicilie è stato abolito da un po’ di tempo. Leftloft è uno studio serio e fa prodotti di qualità, e la qualità si paga. (No, non lavoro per Leftloft, né ho mail lavorato per loro; sì, li conosco e sono di Milano)

    – il nuovo logo è bello?
    Io mi chiederei piuttosto se “è corretto”, e lo farei dopo averne viste tutte le applicazioni.

    . il MADRE aveva bisogno di un nuovo logo?
    Non ne ho la più pallida idea, ma questo mi pare che sia una questione che non riguarda chi riceve la commessa

    • Alessandra

      Grazie, Stefano.

      • Fausto

        disegnare un ottimo logo non è solo una questioni di prezzo…

    • claudia

      oh, finalmente delle parole sagge…

  • alex

    sembra il logo di una gelateria/cupcake bakery di brooklyn