Impressions d’Afrique. La danza contemporanea varca le sale del Museo Preistorico Etnografico Pigorini: e dopo Roma la compagnia MK va alla Biennale Danza di Venezia

“S’informavano delle scoperte, leggevano i prospetti, e con questa curiosità la loro intelligenza si sviluppò. A partire da certi nomi immaginavano paesi tanto più belli in quanto non ne sapevano nulla di preciso. Le opere, i cui titoli erano incomprensibili, sembravano loro contenere un mistero”: così Gustave Flaubert descrive lo sguardo di Bouvard e Pécuchet, […]

Il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini

S’informavano delle scoperte, leggevano i prospetti, e con questa curiosità la loro intelligenza si sviluppò. A partire da certi nomi immaginavano paesi tanto più belli in quanto non ne sapevano nulla di preciso. Le opere, i cui titoli erano incomprensibili, sembravano loro contenere un mistero”: così Gustave Flaubert descrive lo sguardo di Bouvard e Pécuchet, protagonisti del suo celebre omonimo romanzo incompiuto. I due indomiti ricercatori oggi certo si chiederebbero come i reperti di altre culture racchiusi nelle teche di vetro possono entrare in contatto con il contemporaneo, stimolando nuove estetiche. Ed è esattamente per verificare questa ipotesi che la compagnia di danza MK ha attraversato il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, a Roma, spazio che il 24 e 25 maggio ospita la performance Impressions d’Afrique e il talk Performing the ethnographic museum.
La scelta del Museo Pigorini come luogo della rappresentazione riguarda innanzitutto l’ambiguità culturale delle danze di Impressions d’Afrique, che non presentano la catalogazione di memorie etnografiche ma inventano un repertorio di contaminazione estetica, proiettato verso il meticciato e l’invenzione di nuove identità, proprio a partire dalla tensione classificatoria occidentale”, spiega Michele Di Stefano a proposito del nuovo lavoro, costruito a partire dall’omonimo romanzo di Raymond Roussel del 1910. “Ancora una volta, dopo Il giro del mondo in 80 giorni, la performance presenta i personaggi di un romanzo d’avventure che non c’è e li colloca in successione nello stesso luogo ‘qualsiasi’ per analizzarne il comportamento. Vedremo una donna destinata al sacrificio, una pattuglia di marines in avanscoperta, dei guerrieri esperti di tecniche di ipnosi…  ma sono corpi che non sanno più che farsene di una  storia. Il loro scopo è individuare e far emergere la postura di un corpo nuovo nel momento esatto in cui decide di presentarsi davanti al reale”.
La performance è introdotta da un talk nel quale ricercatori provenienti da diversi ambiti disciplinari si confrontano intorno alla relazione tra la danza contemporanea e le questioni post-coloniali, discutendo il ruolo che le istituzioni museali (e in particolare i musei etnografici) possono svolgere nel proporre una diversa narrazione dei loro archivi. Impressions d’Afrique il prossimo 30 giugno andrà in scena anche nella Sala Loggione del Teatro La Fenice di Venezia, nell’ambito della Biennale Danza diretta da Virgilio Sieni.

– Michele Pascarella

www.pigorini.beniculturali.it