Asta d’oro per Sotheby’s Milano: come il bracciale da record di Lucio Fontana, quasi 200mila euro. Bene anche Boetti, Castellani e Manzoni

Eccellenti risultati, anche se con una percentuale di vendita molto bassa, per i 58 lotti in catalogo dell’asta del 22 maggio di Sotheby’s a Milano. Solo 31 i venduti, ma fra questi c’è un record preannunciato, quello per un gioiello di Lucio Fontana, il bracciale in oro a due tagli del 1964 stimato 40-60mila euro […]

Il bracciale da record di Lucio Fontana

Eccellenti risultati, anche se con una percentuale di vendita molto bassa, per i 58 lotti in catalogo dell’asta del 22 maggio di Sotheby’s a Milano. Solo 31 i venduti, ma fra questi c’è un record preannunciato, quello per un gioiello di Lucio Fontana, il bracciale in oro a due tagli del 1964 stimato 40-60mila euro e acquistato per ben 193.500! Di Fontana tutto il podio, condiviso solo con Tutto di Boetti, battuto a 517.500. Si comincia da un taglio rosso del 1968 battuto a 625.500, per poi scendere fino al record per un dipinto poligonale della serie I Quanta, che da una stima di 250-350.000 è arrivato a 475.500.
Altri ottimi risultati per lo Spazialismo con Enrico Castellani, con due tele del 1995 e 2008, quest’ultima – di dimensioni 120×150 cm e di un acceso color corallo – battuta a 217.500, il risultato più alto per un’opera degli anni 2000 dell’artista. Un altro protagonista è stato Piero Manzoni, con un Achrome su tela di 24×18 cm aggiudicato alla stima massima a 349.500, un altro su cotone di 40×50 cm a 121.500 e la merda d’Artista  proveniente dalla collezione di Libero Grande a 109.500. Tra gli invenduti, due opere di grandi autori come Morandi con una Natura Morta del 1943, e Renato Guttuso con Tre Operai e una Prostituta del 1979, un’opera esposta presso la Galleria Il Milione nel 1980 incentrata sul tema tanto caro all’artista della miseria e della solitudine esistenziale, con un cimitero di macchine rappresentate come una natura morta.
Tra gli stranieri successo per Warhol con Torso, una serie che realizza nell’autunno 1977 ispirandosi al nudo classico e all’arte erotica, battuto a 313.500, Wilfredo Lam con un’opera del 1972 a 115.500, mentre diversa sorte per la tela di 244 cm di Kenneth Noland. Bene per Mario Ceroli, Tano Festa e Claudio Parmeggiani, l’unico italiano a trionfare nella scultura che non ha brillato ieri sera, lasciando a bocca asciutta Zorio, Uncini, Calzolari, Pomodoro. L’asta ha totalizzato 4,9 milioni nella sessione serale, e proseguirà oggi 23 maggio a Palazzo Broggi con De Chirico, Campigli e Casorati tra i protagonisti.

Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.