Italia, Francia, Germania. Campionato in rosa. Chi è più maschilista? Il ministro Aurélie Filippetti al Louvre ci vorrebbe una donna. Mentre i musei italiani, a sorpresa…

Del rapporto tra donne e potere si parla molto, almeno nel vecchio continente. Condottieri in gonnella, quanti? E con quanta fatica in più rispetto al tradizionale schieramento maschile? Ai posti di comando, si sa, vanno soprattutto gli uomini. Nonostante il ’68 sia ormai un ricordo di quasi mezzo secolo fa. L’Italia pare sia tra i […]

Aurélie Filippetti

Del rapporto tra donne e potere si parla molto, almeno nel vecchio continente. Condottieri in gonnella, quanti? E con quanta fatica in più rispetto al tradizionale schieramento maschile? Ai posti di comando, si sa, vanno soprattutto gli uomini. Nonostante il ’68 sia ormai un ricordo di quasi mezzo secolo fa. L’Italia pare sia tra i Paesi europei messi peggio in tal senso. La politica non riesce a fare il salto verso l’altra metà del cielo (la neoeletta Laura Boldrin è solo la terza presidentessa della Camera nella storia della Repubblica) e nel mondo degli affari, della finanza, dell’impresa, il divario è netto. Proprio di questi giorni è la polemica sulla commissione di dieci saggi istituita da Giorgio Napolitano per sciogliere il nodo della crisi politica. Nemmeno una donna nel nobile consesso. Distrazione o maschilismo presidenziale?
Spostandosi sul fronte arte e cultura non sono poche le lamentele che giungono dai cugini francesi ma anche dai vicini tedeschi (che però una donna l’hanno scelta come cancelliere). Questi ultimi lamentano, dalle colonne del Der Spiegel, l’alto livello di sessismo dell’art system nazionale: a parlare sono personaggi come  Monika Spruth, gallerista, Katharina Grosse, artista, Nicolas Schafhausen, direttore della Kunsthalle di Vienna. Tutti concordi nel rilevare il triste maschilismo diffuso in terra teutonica: dal 1948 a oggi, per esempio, la Biennale di Venezia ha visto passare 90 artisti tedeschi e solo 9 artiste. Ed è lo stesso Schafhausen, che in Laguna quest’anno cura il padiglione Germania con una mostra di Isa Genzken, a dichiarare: “Sto ancora aspettando il giorno in cui qualcuno scriverà di Isa come artista e non come l’ex moglie di Gerhard Richter”.

Isa Genzken
Isa Genzken

Intanto, dalla Francia arriva un SOS in rosa nientemeno che da  Aurélie Filippetti, ministro della Cultura e delle Comunicazioni, intervistata da Le Figaro a proposito del nuovo direttore del Louvre. In short list, pronti a sostituire il decano Henri Loyrette, che lascia dopo ben 12 anni, ci sono Sylvie Ramond, direttrice del Musée des beaux-arts de Lyon dal 2004, Jean-Luc Martinez, direttore del dipartimento delle Antichità greche, etrusche e romane dello stesso Louvre e Laurent Le Bon, curatore d’arte moderna al Centre Pompidou di Metz. Al quotidiano francese la Ministra, dopo essersi espressa con un chiaro endorsement a favore dei direttori in gonnella, ha specificato: “Non ho detto che voglio necessariamente una donna al Louvre. Abbiamo ricevuto e vagliato tutte le candidature e il sistema per la successione di Loyrette è stato assolutamente limpido. Ho detto però che bisogna “femminilizzare” il più possibile le élites. E nel sistema ci sono dei progressi da fare: la presenza delle donne a capo delle istituzioni culturali è ridicolmente debole, senza che esista una giustificazione. Non si tratta d’imporre una donna. Ma di avviare un processo che permetta finalmente alle donne di entrare in gioco. Ho chiesto solo due cose: che le giurie e le short list siano paritarie!”. E qualcosa ci dice che Sylvie Ramond può già cominciare a mettere nel ghiaccio lo champagne…

Sylvie Ramond
Sylvie Ramond

E l’Italia? Maluccio in politica e nel mondo degli affari, d’accordo. Ma l’arte conferma o smentisce il trend? Abbiamo provato a fare un veloce censimento, andando a memoria. E a sorpresa di donne ne abbiamo trovate tante, anzi tantissime! Per restare solo in ambito musei e fondazioni, tra main curator, presidenti e direttori: Angela Vettese alla Bevilacqua La Masa, Beatrice Merz e Patrizia Sandretto nelle rispettive fondazioni, Gabriella Belli a capo dei Musei Civici veneziani, Cristiana Collu al Mart, Margherita Guccione e Anna Mattirolo al Maxxi, Angela Tecce a Castel Sant’Elmo, Angela Rorro alla Gram, Ilaria Bonacossa a Villa Croce, Franziska Nori alla Strozzina, Chiara Bertola all’Hangar Bicocca, Letizia Ragaglia al Museion di Bolzano… Eccetera, eccetera. L’art system italiano pare tingersi progressivamente di rosa. Non è che per caso, tra un po’, qualcuno invocherà le quote azzurre?

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.