Partono le scommesse sugli italiani in Biennale. Gli artisti del Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni? Li sapremo a breve. Nel frattempo, arriva il sondaggio di Artribune…

La Biennale di Venezia è alle porte. E con l’accorciarsi dei tempi che separano dal fatidico opening, montano i soliti toto-nomi. Annunciati gran parte degli artisti che rappresenteranno i Padiglioni Nazionali, incluso quello Italiano guidato da Bartolomeo Pietromarchi, grande attesa c’è ancora per il bouquet scelto dal direttore, Massimiliano Gioni. Nel suo “Palazzo Enciclopedico” – […]

Rossella Biscotti

La Biennale di Venezia è alle porte. E con l’accorciarsi dei tempi che separano dal fatidico opening, montano i soliti toto-nomi. Annunciati gran parte degli artisti che rappresenteranno i Padiglioni Nazionali, incluso quello Italiano guidato da Bartolomeo Pietromarchi, grande attesa c’è ancora per il bouquet scelto dal direttore, Massimiliano Gioni. Nel suo “Palazzo Enciclopedico” – questo il titolo scelto, in omaggio al Museo utopico dell’artista italo-americano Marino Auriti – avrà il suo apice, come da tradizione, nelle due mostre al Palazzo delle Esposizioni dei Giardini e all’Arsenale. Un progetto che, stando a quanto dichiarato ad Artribune, proverà a trovare una via di conciliazione tra il modello intellettualistico e teorico di Documenta e un’impostazione più tradizionale, che restituisca ruolo all’opera come oggetto estetico. E noi, nell’attesa della conferenza stampa del 13 marzo, che svelerà ogni mistero, proviamo a giocare. Tornado a guardare in casa nostra: quali e quanti italiani inserirà – eventualmente – l’italianissimo direttore nel suo “bestiario immaginifico”? Qualche nome abbiamo provato a farlo, nel nostro nuovo sondaggio. E chissà che qualcuno non ci sia per davvero.
Non poteva mancare, se non altro per anzianità e ruolo, il veterano Maurizio Cattelan, che la sua prima Biennale la fece nel 1993, quando – già amante delle provocazioni – affittò il suo spazio espositivo a una agenzia pubblicitaria; poi l’exploit nel 1997, con la celebre opera Turisti, 200 piccioni imbalsamati collocati sulle travi del padiglione, con tanto di escrementi al suolo; un passaggio collaterale nel 2001, con la mega scritta Hollywood installata nella discarica di Bellolampo, a Palermo, e infine, nel 2011, un’auto citazione per la mostra di Bice Curiger, con ben 2000 piccioni imbalsamati, disseminati tra i solai, gli impianti d’aria condizionata e il cornicione del Palaexpo.

Rossella Biscotti
Rossella Biscotti

Più giovani, ma anche loro già in confidenza con la Biennale, sono il modicano Pietro Roccasalva e il modenese Roberto Cuoghi, entrambi scelti nel 2009 da Daniel Birnbaum per la sua Making Words, e poi Luca Francesconi, in Arsenale due anni fa, invitato dalla Curiger, e Giorgio Andreotta Calò, vincitore dell’ultima edizione del Premio Italia al Maxxi, anche lui in Laguna nel 2011 per ILLUMInazioni.
Altro nome papabile quello di Rossella Biscotti, ormai habitué di premi istituzionali e kermesse internazionali (Documenta tra le sue ultime grandi partecipazioni): mai stata in Biennale, la Biscotti aveva rifiutato l’invito di Vittorio Sgarbi a esporre in una delle sedi europee del tanto vituperato Padiglione Italia. Biscotti disse no, schierandosi contro “un’operazione populista volta a rappresentare il nostro governo berlusconiano”. E scoppiò il caso. Chissà che riflessioni politiche farebbe oggi, Rossella, e quale progetto concepirebbe. Con una Biennale firmata da una delle eccellenze italiane, che sboccia nel vuoto di governo a cui l’Italia si consegna, tra nuovi populismi e fallimenti soliti.
Ancora due artisti, infine, stavolta totalmente vergini: Patrizio di Massimo e Diego Perrone, il primo tra i protagonisti nel 2012 del Premio Italia, l’altro in procinto di inaugurare la sua personale, “Scultura che non sia conchiglia non canta”, da Casey Kaplan, a New York.
Otto nomi, su cui scommettere. Basta votare, sulla nostra home page, ed eleggere il più papabile. Vediamo quanto fiuto hanno i lettori di Artribune

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Qualche italiano Gioni lo deve invitare, ed è giusto. Bisognerebbe capire cosa è successo veramente in questi ultimi due-quattro anni…sicuramente il dato è la presenza dei cosiddetti Giovani Indiana Jones, divisi nel sottogruppo di story story I lov yu e New Arcaic. I primi prendono citazioni e avvenimenti storici e li formalizzano in modo didattico (Biscotti, Arena, ecc) , i secondi riprendono codici del 900 (diremo modernisti) e li ripropinano dai loro trent’anni (Francesconi, Perrone)….poi c’è anche un gruppo a metà strada che formalizza con codici anni 50-60-70 e riempie l’opera con citazioni passatiste (Di Massimo, Andreotta Calò..).

    Una certa retorica del passato sembra essere rassicurante per questi giovani mantenuti in ostaggio in un occidente per vecchi. Non c’è la voglia e la capacità di risolvere il presente, meglio rifugiarsi nel passato. Forse non c’è il coraggio di mettere in discussione certi steccati rassicuranti e un ruolo di artista ormai anacronistico, se non fosse per la difesa di “curatoroni” alla Gioni o di manifestazioni “internazionali”…

    Suggerisco questo Focus su Rossella Biscotti, che ha un lavoro molto sintomatico: http://whlr.blogspot.it/2011/11/art-without-artists.html

    • dlkne

      perrone ha ben più di trent’anni

      • Sì, giusto….ne ha 44…..

        Perrone ha rielaborato la tradizione arte povera con un ritorno scanzonato ed antico, a volte volutamente ottuso, alla “terra”. Toto nudo, i pensatori di buchi, una cabe morente nella periferia di Torino…poi ultimamente anche lui si è buttato nel new arcaic…

        Con Gioni ho cercato di stimolare una riflessione di ruolo. Ma sembra che mettere in discussione un certo ruolo e certi codici (ormai veramente stanchi) sia un tabù, e per certi versi sia naif o naive. E invece vediamo che La Biennale del Cinema, per fare un confronto semplice, riesce serenamente in questa operazione di messa in discussione, e riesce a rimanere vicino alla persone. Mentre il pubblico della Biennale Arti Visive sembra spesso bovino.

        • fausto

          A voler essere risolutivi, occorrerebbe abolire la Biennale di Venezia e mettere in discussione l’attuale stagno dell’arte ! L’artista e l’opera si dovrebbe confrontare non con il solito pubblico autorefernziale, ma con la società.

  • Anna

    andreotta calò ha esposto nella biennale curiger due anni fa: camminata + audio nel giardino Scarpa con tipica R veneziana e pessima dizione.

    • quel lavoro oltre ad arrivare diretto dal 1965 (forse certi giovani sono ancche come Michael J Fox) con Richard Long era stato formalizzato attraverso una retorica orrenda….e come risultato Andreotta Calò è stato invitato al Premio Maxxi…quindi vedi che non esiste alcun confronto critico ma tutto avviene per via di buone pubbliche relazioni. Questo, in questo settore, più che in altri deprime e mortifica..facendo allontanare e scappare le persone più lucide….portando la qualità ancora più in basso…..poi è ovvio che si arriva a dire :”Gioni deve invitare qualche italiano…e quindi noi abbiamo biscotti, francesconi, di massimo, arena, calò…”….ma il problema è precedente di moti anni, quando NON si sono create le condizioni per avere artisti migliori. Diciamolo, questi giovani -nel migliore dei casi- sono buoni “copiatori del 900″….questa assenza di confronto è deprimente.

      • fausto

        Un’interminabile duello sull’arte ! Ma l’arte esiste?

    • Grazie Anna, hai ragione, una svista. Corretto.

  • vincenzo

    sempre gli stessi nomi, le stesse facce, non c’è un nome che sia vissuto e formato nel profondo sud, tutta gente che non disturba, non inquina, non sporca, fatta di un manierismo leccato, Luca Rossi è l’unico che dice le cose come stanno, l’arte Italiana non è cosi, non è cosi minimal anglicana, pulitina, c’è un sacco di gente che ha talento in giro, ed invece si fanno sempre i soliti nomi, con i soliti modi di fare arte, per aderire ad un sistema che è già morto e che invece si sta già rinnovando fuori dai nostri confini..onestamente considero veramente trasch tutto questo minimalismo, new arcaic, milanesismo sfatto..Gioni è buono per fare il curatore della biennale dei caraibi…non certo per fare qualcosa che rappresenti l’italia tutta, è un curatore che cerca disperatamente di compiacere i poteri forti dell’arte…un sistema che non vuole nessun artista italiano tra i coglioni…

    • oblomov

      bravo…sembra così..proprio una noia ….

      • giorgio

        esatto, manierismo leccato è il termine che ben definisce questi soliti noti che annoiano e non aggiungo nulla rispetto a quello che già si vede da decenni.

  • secondo me, almeno questi tre

    Cuoghi, Perrone, Pivi

  • giuseppe mastrocaro

    perrone la Biennale l’ha già fatta…nella Zona di Gioni…

    • pincopallo

      MASSIMILIANO GIONI CE L’HA DURO!!!

  • @Vincenzo: io francamente tutta questa gente con talento in giro non la vedo. Ma non la vedo perchè oggi la materia delle opere è fatta di luoghi e pubbliche relazioni. Ho visto un’opera di Maddalozzo perchè è stata ospitata dalla T293 e perchè Artribune ha fatta la recensione /acritica ma va bene). Questo avveniva anche ieri, ma oggi con un linguaggio ancora più in crisi, si percepisce di più. place+rays, luoghi e relazioni.

    Da una parte si tratta di essere consapevoli di questo e dall’altra parte servirebbe un confronto sulle opere e sul lavoro dei diversi artisti. E invece si tratta solo di indovinare chi inviterà fra i soliti 4-5 noti…

    • vincenzo

      vieni al sud e ti faccio vedere…questo sistema non valorizza il talento, ne è nemico…si possono usare certi linguaggi e si possono comunicare certe emozioni senza bisogno di compiacere il sistema, facendo comunicazione pura, sperimentando…c’è pure la pittura, quella buona che nessuno capisce, perchè li bisogna studiare veramente per capirla…ed allora via agli imbratta tele fumettari e punkettoni…il pop surrealismo alla amatriciana…dai non fare il nichilista cinico alla Gioni…fatevi un giro per l’Italia!

  • vincenzo

    ps è italia la sardegna, la sicilia, la calabria, la puglia…non solo Milano-Torino e forse Roma, città modajole contaminate dai miti di londra e Berlino e new york che hanno creato un estetica morta e consunta, un radical chiccismo che è solo di una piccola porzione di mondo ormai… che sta al salottino a raccontarsela…ci sono storie di artisti di confine, periferici…che raccontano un mondo ed una storia che nessuno vuole sentire….i confini di eurasia…il futuro se futuro ci sarà

  • andrea bruciati

    sarebbe interessante e curioso invece ipotizzare chi avrebbe dovuto esserci (ovviamente in base alle proprie idee, gusti e considerazioni personali) e sicuramente non ci sarà

    • diavola vettese

      io avrei messo Luca Rossi al padiglione internet,
      Andre Dipré, Vittorio Sgarbi e Bondi al padiglione Italia uniti in una co-curatela,
      il trota come addetto al settore educational della biennale.

      • loggia triveneto

        si ma qui mi copi le battute…diavola vettese sei una copiona,
        il Trota è stata una mia scoperta!
        aggiungerei al tuo già convincente team
        il figlio di Smaila e qualche IUAV-NABA ventenne figlio di imprenditori del nord-est, veri rappresentanti della già rinomata populist-art.. W il triveneto e la Lega!!

        • pincopallo

          io come artisti sceglierei qualche figlio di papà con accentazzo veneto, appena uscito dal liceo artistico, si iscrive allo iuav, sa due parole di inglese, ha il mac,
          ha letto su internet delle citazioni di agamben e gli piace la video arte.
          e usa parole come “curatela, concettuale, statement, happening, performance, ontologia, visual studies” anche per fare la spesa alla coop.

  • ci sarei dovuto essere io ma sicuramente ci sarò. :)

  • Bene , Vincenzo. Dal 1957 ho scelto di vivere e lavorare in Sardegna, e fu una scelta di civiltà di cui sono ancora convinto.Allora insegnava all’università di Cagliari Corrado Maltese e fu una stagione ricca di iniziative nell’isola e fuori. Nacquero il ” Gruppo di Iniziativa” e quello “Transazionale”. Poi fu la volta di Marcello Venturoli circa quarant’anni fa. Poi solo qualche grosso nome continentale venne a godersi il mare e il porchetto, alla ricerca di abbonamenti alle proprie riviste, poi un mare di inviti per mostre e pubblicazioni ( a pagamento ). Ma i sardi sono da secoli rassegnati, o forse beatamente rinchiusi nel loro paradiso. Io mi domando soltanto se i curatori delle grandi mostre nazionali si sentono la coscienza a posto.
    Rispondere, prego.

  • Fra un po’ salta fuori Boresta che vuole partecipare alla biennale…

    Ovviamente Gioni farà una selezione fra i soliti noti (biscotti, pivi, perrone, cuoghi, forse tuttofuoco…). Ma il problema è capire quale sia la motivazione dell’opera, oltre ai soliti rituali. Ho la sensazione che anche volendo andare oltre i soliti noti non ci sia gran chè da scegliere. Ma questo perchè è in crisi un certo ruolo di artista, mentre tende a prevalere il ruolo del curatore-regista che sceglie artisti-attori per il suo film.

    • Io credo che ci sia una marea di cose da scegliere, tantissimi artisti. vero che prevale
      quella di curatore. Luca dovresti provare a scegliere, solo che nel momento in cui fai una scelta, determini una tua “linea”. sarebbe anche interessante, visto che non riesco a capire mai qual’ e’ la tua direzione artistico/mentale.

  • Agasta Christ

    I soliti noti magari sono i migliori, molto semplicemente

    • pincopallo

      si e questo è il migliore dei mondi possibili

  • I migliori? In base a cosa? Chi lo decide? La Biscotti propone un lavoro didattico dove si formalizzano citazioni “sicure” prelevate dal passato. Una burocrazia creativa fattibile a tavolino. In questo non c’è metodo ma solo una cultura da wikipedia, che cita con la stessa facilità con cui si posta su Facebook.

    La Pivi dopo alcune esorbitazioni più felici degli esordi, è totalmente persa…di tutto di più. Deve ringraziare i suoi amici curatori, le sue buone pubbliche relazioni, che la selezionano. Ultimamente foto a caso dei dalai lama, o comunque cose della cultura tibetana….anche quì citazioni a caso, e come l’esotico sia rassicurante…

    Perrone: alcuni buoni lavori passati, anche se sempre con questo piglio da giovane figlio di Boetti…anche lui declinazione dell’artista unico GARUTTINO anni 90.

    Cuoghi…ultimamente perso anche lui nel citazionismo….lui ha scelto i babilonesi e gli antichi sumeri….sembra il mercato delle vacche…ma al posto delle vacche abbiamo le citazioni…

    Tuttofuoco: come Pivi, dopo alcune buone intuizioni negli anni 90…ma anche lui ennesima sfumatura dell’artista unico GARUTTINO anni 90…dicevo, dopo qualche cosina buona, inizia a viaggiare ( aspese della fondazione rebaudengo) e da lì una crisi più nera del nero…con opere perfettamente collocabili nell’ikea evoluta. Ultimamente mostre dove cita libro su identità multiple…..nc

    Sostanzialmente fanno tutti lo stesso lavoro….citazioni e poi formalizzazione alla maniera di Moussoscope….e anche male (potrebbero impegnarsi di più a fare buoni standard)….

    Dicevi i migliori????? Il vero problema è che curatori come Gioni non hanno l’onestà intellettuale e culturale per rilevare questa presa per il culo collettiva….SE LO RILEVASSERO fra 4-5 anni avremo i migliori….

  • Raccolgo l’invito di Bruciati (ma sarei curioso di conoscere anche le sue preferenze). Stiamo giocando ovviamente: la lista che segue, come suggeriva Andrea, comprende artisti che non saranno (quasi?) sicuramente invitati in Biennale, ma che avrei visto con gioia a Venezia (in base alle mie idee e ai miei gusti personali). Domani quando la rileggerò, avrò probabilmente cambiato idea! Scrivo i primi che mi vengono in mente: tra gli artisti storicizzati (quasi tutti hanno già fatto almeno una biennale) Emilio Isgrò, Giuseppe Chiari, Lamberto Pignotti, Sarenco, Achille Pace, Sergio Lombardo e Nunzio; tra i giovani e i mid-career Angelo Ricciardi, Giuseppe Stampone, Andrea Kvas, Angelo Sarleti, Marco Basta, Carlo Colli, Mario Airò.
    In effetti fantasticare è più divertente che fare pronostici plausibili scegliendo nella lista del sondaggio di Artribune, che comprende comunque alcuni artisti che a mio parere meriterebbero una partecipazione. Intanto la selezione di Pietromarchi promette già bene…

  • Marz

    se gioni fosse figo e non fossimo in italia inviterebbe come italiani solo Luca Rossi..che essendo sconosciuto al mondo dell’arte vorrebbe dire invitare tutti e nessuno. e poi lascerebbe aperta e vuota una sala della biennale…questo porterebbe una sferzata tale per un rinnovamento, e qualcosa di nuovo anche rispetto l’estero

  • sto ca

    Sarebbe interessante averceli quei nomi caro Bruciati,salvo il fatto che potevi iniziare tu.
    Cosi come sarebbe interessante avere i nomi di Luca Rossi,il quale ha gia detto che l ulico meritevole e’ lui stesso. A parte cio morsiani rossi non ha gli attribuiti ,concettuali ed empirici,per far na lista di buoni nomi italiani da invitare.certo:se non come fa a criticare qualcuno con la sua crassa e generalista ignoranza?

  • Ripeto, non ci sono artisti meritevoli per essere invitati perchè non esiste un confronto critico vitale e leale da troppi anni….ma anche molti dei master non sono meritevoli spesso e volentieri…le ultime biennali sono state la reiterazione della STESSA mostra.

    Io non desidero essere invitato, il problema è spiegato nel mio commento precedente. Mi sembra più interessante partecipare da fuori, non ci sono più scuse e muretti istituzionali. Partecipare o non partecipare ad una mostra come la Biennale di Venezia è del tutto irrilevante……

  • rilevanti sono i contenuti. Non essendoci barriere tecniche all’entrata (che invece ci sono nel cinema per esempio) partecipare alla biennale è irrilevante. Ormai tutti possono. Non ci sono scuse.

    • diavola vettese

      ma allora perchè non esibisci, scrivi, crei arte visto che è tanto facile?

      abbiamo capito che Biscotti, Pivi e co. non ti piacciono, ma proponi qualcosa di nuovo o di diverso, invece di sognare un ritorno della tua pittura onanista.

      secondo me caro Luca Rossi, sei un pittore fallito che rosica perché nessuno ti ha fatto esporre e il concettuale non ti va proprio giù.

      sei fermo a Andy Warhol e parli solo di scatoline ikea e Danto, aggiornati.

  • Però non capite, il livello diq uesti commenti è bassissimo…e non si riescono a organizzare alternative semmai nella realtà….

    Non è questione che Biscotti e Co. non mi piacciono….per voi basta semplificare e fare le barricate come porta a porta

    Dico che Biscotti e Co sono lo stesso artista! Con un lavoro ormai spuntato rispetto al presente. E che che l’arte contemporanea è ferma al 1993……Gioni invece di scimmiottare vecchi curatori anni 90 (vediamo a Venezia da 20 anni lo stesso curatore che fa la stessa mostra….ammettiamolo serenamente….fare mondi, illuminazioni, palazzo enciclopedico, arca di noè, tutto il mondo quì, uomini e sogni ecc ecc ecc) dovrebbe cercare di andare oltre,…..ma Gioni è un giovane figlio di questa italia che mantiene e tiene in ostaggio le generazioni più giovani in un “occidente-paese per vecchi”…quindi è anche lui un giovane-vecchio….

    • Ecco, quando la dici giusta te lo riconosco, qui il discorso non fa una grinza…detto questo c’è da chiedersi cosa altro si possa inventare un curatore, in fondo la mostra è un formato abbastanza rigido in cui da una parte c’è la necessità di far vedere delle opere e dall’altra quella di dare un filo conduttore per legarle, nelle ultime edizioni (da Bonami in poi direi) si è scelto il pout pourri per infinite ragioni….la realtà è che da internet in poi non c’è più stato il reale bisogno delle biennali come luogo di scoperta delle nuove tendenze, difficile quindi tenere il livello alto.

      • fausto

        Ed è grazie internet che la biennale non ha più senso di esistere. Sembra un paradosso, eppure se riflettete non è altro che la verità…convincersi di questo, ma convincersene davvero, vuol dire porre fine a questa selezione arbitraria del mercato delle vacche da invitare nel circo di Venezia…

  • Joe

    Luca Rossi sostiene una cosa giustissima: ad essere in crisi è un ruolo e un linguaggio, oltre ai nomi consolidati, l’arte sembra essersi davvero fermata al 1993….quindi non ci possono essere i migliori. Ci sarebbero solo fra qualche anno se qualcuno aprisse una riflessione, Rossi ci prova ma è ovviamente marginalizzato: dagli esclusi (che lo vogliono fermare) e dagli inclusi (che vengono messi in discussione), non se ne esce

  • pietro c

    pivi, biscotti, ancarani.

    • pivi: veramente immeritato, negli ultimi anni ha proposto interventi e progetti confusi, che sono andati di palla in frasca…ricordo sala di registrazione per animali, foto dei dalai lama, aereo che gira su se stesso…la sua poetica del esorbitato banale, penso sia stanca e ultimamente veramente pco a fuoco. Se ci sarò sarà solo per un rapporto di amicizia molto stretta con Gioni…ed ecco la solita italia.

      biscotti: lavoro estremamente didattico. Citazionismo estremo, wikipedismo e formalizzazione alla maniera di moussoscope. Direi anche una pericolosa china che tende a banalizzare e rendere superficiale il rapporto con il fatto storico. Il suo fratellino Arena sarà con Pietromarchi.

      Ancarani: unico in italia che sviluppa un cinema tra arte contemporanea e cinema. Nei suoi lavori alti e bassi, ha sicuramente goduto della maggiore apertura che c’è stata dopo whitehouse. Se ci fosse farebbe storcere il naso, anche quì le relazioni amicali (negli ultimi anni ha collabroato con cattelan amicissimo di Gioni) tenderebbero a prevalere…se ci fosse anche quì solita italia.

      ma chi ci dovrebbe essere? Sicuramente io partirei dai progetti specifici…il problema è che negli ultimi anni oltre ad essere invitati artisti a caso, costoro hanno presentato progetti abbastanza trasparenti. Ricordo solo un buon intervento di Norma Jeane.

      • pietro c

        non è preferenza ma un pronostico

      • pietro c

        norma jeane un buon intervento? da qui si capisce che intendi tu per arte…aria fritta

  • Lorenzo Marras

    Non si puo’ uscire ne entrare in un gia’ aperto. Dunque , è lecito pensare NON esserci né esclusi né inclusi, perché, non essendoci né un dentro né un fuori , nonostante la nostra FEDE ci orienti falsamente , viviamo invero nella finzione permanente , che altrove , è stata progettata con successo, per NOI.

    Siamo tutti dentro una Biennale quotidiana che è stata scritta nelle nostre teste. Una Biennale, Ospite per la maggioranza Desiderato.
    Bisogna veramente invidiare chi riesce a liberarsi da tutte le Biennali. INVIDIARLO sul serio, altro che subirLe seppure con desiderio.

    Auguro a Rossi di avere Ufficiale SUCCESSO. è la cosa peggiore che possa pensare per lui, se la merita.

    Visto Rossi con quali modalita’ esprimo la mia FALSA GELOSIA verso di te ?

    • SAVINO MARSEGLIA

      Caro Lorenzo, la stessa umiliante biennale quotidiana che si ripete nelle nostre teste. Ed ogni qualvolta che questo sistema dell’arte ci dice che la nostra coscienza si deve svegliare, in realtà si appiattisce. Più abbiamo bisogno di biennali più la nostra coscienza ci costringe a resistere. Più guardiamo l’arte alle biennali più commettiamo errori. Più la nostra coscienza ci costringe a sorvolare sulle biennali, più diventiamo succubi e vili di questa idea di arte addomestica a forme di vita mummificate e mercificate.
      staami bene Lorè

  • G T M O

    NORMA JEANE???
    e questa è la tua preferenza?
    ma fammi il piacere. sei sempre bravo tu a stilare le tue magre ideucce e poi non sei mai propositivo nel giusto modo (critichi tu stesso i giudizi senza fondamento, dovresti per lo meno essere d’esempio).
    detto questo:
    esporre in biennale il più delle volte è una sfortuna più che un onore o una buona opportunità. tanto si ciarla e non si dice mai la difficoltà degli artisti di affrontare una cosa simile (che non potranno mai rifiutare, finirebbero nel baratro) con la sola produzione di qualche modesta galleria, visto che il resto dei soldi non finiscono nei lavori per la mostra.
    e perchè non parliamo del fatto che la maggior parte degli artisti delle ultime edizioni sono dediti al metodo “BIENNALE? FACCIAMO IL SOLITO, SOLO PIU’ GRANDE, O DI BRONZO”?
    è solo una provocazione..
    quello che manca in italia è la fiducia, ed è pure una responsabilità nostra. sta anche a noi con i nostri commenti dare una mano all’arte italiana.
    la critica non esiste più?
    esistiamo noi.
    un pò di responsabilità, e meno cattiverie gratuite.

  • Morimura

    Non mi interessa in realtà chi saranno gli italiani scelti da Gioni, quello che mi da fastidio e’ che sono certo che li ha scelti dalla sua scrivania, senza fare quella ricerca che invece son sicuro che fa in altri paesi….lo trovo offensivo, tutto qui.

  • @Morimura: hai ragione.

    @Abbondio: sul format biennale ho proposto una brain storming, secondo me ci sono spazi di manovra sul format, ma bisogna avere il coraggio di rischiare: http://whlr.blogspot.it/2012/02/brain-storming-burning.html

    @GTMA/pietro c: Norma Jeane aveva fatto un lavoro che formalmente degenerava, ricordo che la plastilina era finita anche dietro i battiscopa dello spazio…e quindi la voglia del pubblico di agire, anche a caso, creando una saletta mostruosa…un sovraccarico di idee che creava un paradosso: il vuoto. Ed è quello a cui assistiamo ogni giorno con i post su Facebook e il bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti, per non parlare degli addetti ai lavori sempre con un nuovo progetto in tasca….quindi quel lavoro aveva il VALORE di essere attento e di presentare una dinamica del presente che molti spesso dimenticano (vedi la Biscotti con citazioni sempre diversi-progetti, progetti,progetti- vedi la Senatore in quella stessa Biennale, o tanti altri che non lavorano sul metodo ma solo sulla citazione di wikipedia…..giovani perduti)

    • fausto

      Luca, ma un progetto risolutivo per abolire questi progetti c’è ? Ma un progetto per abolire la parola arte c’è ? Ma un progetto per abolire l’artisa c’è? Ma un progetto per abolire i curatori c’è? Rispondi !

  • @fausto:

    – i progetti sono esperimenti dentro un laboratorio che è il sistema. Il sistema è utile, i progetti sono potenzialmente preziosi. Il problema è quando ci lavorano PERSONE incapaci, poco coraggiose, esterofile, apatiche, poco oneste e poco leali.

    -la parola arte è sempre abolita quando uno fa una nuova opera, perchè si ridefinisce o così dovrebbe…

    -artista e curatori possono essere ridefiniti o aboliti da PUBBLICO e CRITICA, cose che in italia non esistono e che all’estero esistono solo in ragione di un enorme quantità di proposte che crea una sorta di critica spontanea e un pubblico più largo (anche per mentalità, in italia l’arte non è considerata una cosa seria mentre preside tutto e molti subiscono questa cosa)

  • pietro c

    norma jeane non mi sembra si sia allontanata come modalità da vaccari, per esempio mi riferisco al lavoro con le foto tessera ma anche ai vari lavori partecipativi prodotti recentemente da vari artisti anche molto acclamati dal sistema dell’arte internazionale.
    non mi sembra questo il punto e non credo che questi lavori col tempo generano forme nuove..anzi mi pare che il risultato finale si assomigli in tutti i casi: un accumulazione di gesti più o meno spontanei che crea una struttura generata dal pubblico.
    il punto secondo me è che non è più possibile intendere l’arte (ma direi tutte le attività nei vari campi dell’umano) come sintesi, credo che il contemporaneo si manifesti attraverso la moltiplicazione di forme e significati spesso anche divergenti tra loro.
    la cosa importante da capire e che la biennale (ma anche altri tipi di eventi dell’arte contemporanea) non producono più una direzione da seguire, come avveniva fino agli anni 70/80, e di conseguenza non serve più attendere una selezione di artisti che in assoluto rappresenti un periodo storico, in quanto non c’è più un periodo storico da cui gerarchicamente ne discendono le conseguenze in maniera lineare. una cosa interessante è come invece la rete possa sostituire i normali sistemi di selezione e attribuzione di valore dell’opera d’arte, come già (in maniera goffa e poco chiara) si sta facendo con il crowd funding.
    quindi il problema non è quante citazione vengono appiccicate ad un opera d’arte ma bensì il fatto che l’arte viene selezionata e finanziata all’interno di dinamiche che hanno perso la loro efficacia. credo che il crescete populismo contemporaneo non sia stato analizzato nella maniera corretta, non è solo una volgarizzazione del gusto ma bensì un vero e proprio cambio antropologico.

  • bravo pietro c. sono d’accordo…per Norma Jean avevo detto “buon” lavoro…e come modalità partecipativa niente di nuovo, corretto.

    Istituzioni come la Biennale devono esistere per giustificare denari e attrarre attenzione e turismi vari….quindi è ovvio che il curatore di turno con cavolo che mette in discussione questo. Ma credo che la partecipazione alla mostra istituzionale sia anche stimolante…come sfida e come limite. Mi interessano opere che agiscono a più livelli e sono anche pronte alla superficialità e velocità del pubblico, come alla lentezza del pubblico…semmai davanti al computer….

    Ti invito a questo progetto che lavoro su più strati-livelli, così evitiamo di non essere concreti: http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/yes-medio-xxx-palazzo-vecchio-firenze.html

    • pietro c

      allora perchè criticare così tanto l’eventuale selezione di gioni? e poi non credo che la biennale “deve” esistere per forza, e non per forza bisogna dare un giudizio di valore alle cose. la biennale cambierà stanne certo, il fatto stesso di dividere lo spazio secondo “nazioni” non è più attuale. ha perso di interesse. è molto più interessante lo scambio, la promiscuità, l’aggregazione.
      vanno riviste o eliminate non solo le categorie logo-centriche di curatore e critico, ma anche quelle di genere.
      tu usi termini vecchi con una sintassi vecchia, parli di quadro, di cornice, di concettuale, di forma, quando in realtà è tutto sciolto nel flusso di informazioni di un grande spettacolo, dove e possibile creare spazi di decompressione e riflessione solo su meta-livelli che esulano dal classico sistema logico: artista-curatore-pubblico-critico.
      ho visto il tuo progetto e credo che manca di bellezza.
      quello che ho detto in un certo senso viene preso da te alla lettera, usi il blog e il web in maniero piatta senza spessore, senza creare quella vertigine che solo l’opera d’arte crea. quello che ho detto non è contro l’oggetto arte, il feticcio, il comprare o il potere, ma bensì vuole solo criticare un certo dogmatismo dei ruoli, e il non voler comprendere che forse oggi l’artista o i gruppi di artisti possono fare a meno di tutta questa sovrastruttura che non è più in grado di produrre qualità, intendo centinaia di curatori inutili, critici inesistenti, galleristi servitori di proseccho ecc… oggi l’artista ha un potere che ed una autonomia che dovrebbe usare… non vorrei sembrare grillesco ma in effetti bisogna prendere atto del cambiamento. saluti

      • @pietro c: “hai visto il progetto”..ma cosa hai visto? Il progetto è a palazzo vecchio…ed è quì il punto. Temo che sia tu legato a vecchie categorie, te ne rendi conto e quindi rifiuti certe parole (quadro, concettuale…tra l’altro che io non ho mai usato..mha…) per essere sicuro di essere “a posto”.

      • Matteo Vanni

        Mi accodo a PietroC.
        Quest’ultimo commento direi che è il più puntuale che ho letto fino ad ora.
        Anche se non sembra, personalmente ho sempre trovato l’entità Luca Rossi stimolante.
        Quello che categoricamente rifiuto è la possibilità che LR rappresenti l’arte alternativa a questi modelli ormai obsoleti. LR non va in mostra perchè non fa arte, scrive critica.
        LR alla biennale sarebbe un autogoal pari a quello di Sgarbi.
        Dice bene PietroC quindi, il collettivo LucaRossi manca del bello, non conosce la storia dell’arte, quindi non è proprio in grado di produrre arte. Non basta trattare di comunicazione ed usare i “new media” per fare arte contemporanea. Serve un knowledge alla base: serve sapere davvero cos’e’ stata l’arte tutta, e va fequentata in prima persona senza alcuna distanza (e paradossalmente chi tratta la pittura sa che un dipinto va visto rigorosamente dal vivo).
        Anche il loro (di LR) prendere le mosse da Art&Language è retrò, seppur interessante e utile all’ecologia del sistema arte.
        In “Schegge” L.Vergine ricorda situazioni tristi durante la biennale del 1968, queste situazioni non devono ripetersi, non è abolendo l’arte che si risolve lo stallo, l’arte non deve pagare il prezzo per un deficit altrui (ovviamente vale anche il contrario).
        Dal momento che qualcosa viene reso pubblico è suscettibile di critica, quindi ben vengano i commenti e le riflessioni pro o contro.
        Il fatto che LR sistematicamente chiosi i sui interventi spammando suoi poveri progetti come summo slancio di vitale alternativa..ecco, dato che si manifesta in pubblico, io mi riservo il diritto di non essere d’accordo.
        Di tutta la sfilza di assurdità progettate dai LR non c’è assolutamente nulla in grado di essere proposto per qualsivoglia esposizione, perchè così facendo si cadrebbe in quell’inconsitenza e goffaggine che LR stess* denuncia.

        Ben venga quindi la critica, ma non prendiamo fischi per fiaschi

  • Ma ki? Rocca-Salva o Ta-rocca-Bacon? Di brutte figura all’arte italiana ne ha già fatte fare parecchie…

  • siete ossessionati dalla “stella della senna”….io non sono un collettivo ( a parte che qualcuno si firma come me…ma abbiamo anche una diavola vettese) e non sono anonimo, ma semplicemente voglio esplicitare una distanza che mi rende realmente indipendente perchè “non invitabile”. E questo da tempi non sospetti, da quattro anni ormai. Cosa sono? Penso uno spettatore attento, e quindi il ruolo che in italia praticamente non esiste. In questo sono unico. Che poi dal prendere seriamente questo ruolo io arrivi altrove mi sembra utile e stimolante.

    • Matteo Vanni

      Se si esclude il fatto che assolutamente non arrivi altrove, per il resto va tutto va bene, ben vengano le opinioni.

      • caro vanni, certo non arrivo altrove tranquillo…la tua mediocrità sarà sempre al sicuro, nessuno ti metterà in difficoltà, siamo tutti sfigatisimi, tranquillo..ma stei tuned con “offerta libera” :)) http://whlr.blogspot.it/

      • caro vanni, certo non arrivo altrove tranquillo…la tua mediocrità sarà sempre al sicuro, nessuno ti metterà in difficoltà, siamo tutti sfigatisimi, tranquillo..ma stei tuned con “offerta libera” :)) http://whlr.blogspot.it/

        • Matteo Vanni

          Scusi LR, ma io che centro?
          Come mettermi in difficoltà se proprio non rientro nel discorso?
          A differenza sua non propongo nulla, ne chiedo danaro online, ne ho intenzione di farlo.
          Rossi voi non siete sfigato, le sfighe sono ben altro, siete solo un po’ esaltato, ma va bene anche questo.
          Però perfavore non mi tiri in mezzo perchè proprio non è assolutamente il caso, dato che già di persè crea fin troppa confusione.
          Si limiti a promuovere le sue opinioni lasciandomi al mio posto: fuori.

  • non è fuori per nulla (non sa neanche dove si trova)…non è fuori per nulla perchè sostiene che non arrivo da nessuna parte…allora mi sembra una dei tanti addetti ai lavori che commenta, che critica senza saper argomentare, come tutti.

    Denaro on line? Si tratta di offerta libera (se riesce a leggere) per un servizio di visite guidate, mentre per i workshop a cui collaboro propongo solo contenuti e non ho introiti..ma lei di cosa campa? Aria? Nessuno le paga uno stipendio perchè non crede giusto “chiedere denaro”? Vanni stia veramente fuori che è meglio. :)

    • Matteo Vanni

      Perfavore smettetela LR, so dove volete andare a parare, seplicemente accettate che io non la vedo come voi. Se io commento, anche argomentando, sono dentro ad un certo sistema come intende lei, ma NON STO FACENDO ARTE, quindi sono convinto di esserne fuori perchè vivo quella dimensione solo di riflesso, da distante come lei.
      Capisco che voi vi sentite artefice di questi calderoni critici ma, pur avendo questa parola la stessa radice etimologica, a mio modesto parere non siete un artista.
      Quando intavolate la vostra critica mi sta bene, quando rivendicate una posizione creatrice ed avanguardista mi fate sorridere. Quando poi tirate in mezzo me, che vivo d’altro e semplicemente sono davvero spettatore, all’interno del suo dileggio gratuito, ebbene mi irrito e nuovamente vi chiedo di lasciarmi fuori dai vostri panegirici.
      Resta il fatto che è mio diritto quanto vostro commentare liberamente su di un blog, non vedo perchè voi dovete, con la supponenza che vi contraddistingue, decidere chi deve o meno astenersi dai commenti

  • Supponenza? Non ho mai detto a nessuno cosa si debba fare…e nemmeno pretendo e nemmeno ho la presunzione di dare verità assolute…pensi che noia, caro Vanni.

    Cosa significa “fare arte”?

    Mai rivendicato posizioni avanguardiste. Ultimamente mi sembra interessante rilevare due cose:

    -tantissimi (tutti?) gli artisti giovani e meno giovani tendono ad assomigliare a giovani indiana jones. Archeologi della storia che imbarcano citazioni con la stessa facilità con cui postano su facebook. Questo concettualmente e formalmente: biscotti, rubbi, andreotta calò, pivi, arena, ecc ecc. Una tendenza significativa, dove tutti propongono la stessa opera, come se fossero in ostaggio rispetto le generazioni dei loro nonni e genitori, che spesso sembrano pagarli per la loro arrendevolezza. Giovani vecchi, o che usano una certa retorica passatista per essere accettati da curatori giovani e vecchi. E’ una dato che da 20 anni assistiamo alla medesima biennale, con titoli che possono tirare dentro tutto e il contrario di tutto.

    -un’imbarazzante assenza critica in italia e non solo. Una fuga dell’arte, per il pubblico e per la critica. Quindi permane una sorta di mafia generalizzata dove non si capisce quali siano le motivazioni del collezionista, del pubblico, del curatore (Gioni?) e dell’artista.

    Insomma, vorrei stimolare e innescare una riflessione più che dare verità…diversamente sarebbe noiosissimo…

  • vivalarte

    La Biennale di Gioni sarà la solita marchetta. Se dobbiamo cercare l’arte certo non è in una di queste solite e vendute biennali che la si troverà!!!!

    che noia…

  • Alessio

    Se la biennale avesse senso inviterebbe Abbinente e Curriculum Vitae