Bart graffitaro, da vandalo ad artista: dopo la liaison con Banksy i Simpson riscoprono la street-art; arriva anche in Italia l’episodio con i cameo di Shepard Fairey, Ron English, Ronnie Conal e Kenny Scharf

In oltre vent’anni di onorata carriere le tangenze con il mondo dell’arte sono state varie e disparate. Sia a livello di citazione pura, con la replica di immagini che vanno dal doganiere Rousseau ai vari Monet, Manet, Calder, Warhol e chi più ne ha più ne metta; sia con i cameo satirici di Jasper Johns, […]

Shepard Fairey con Bart e Milhouse

In oltre vent’anni di onorata carriere le tangenze con il mondo dell’arte sono state varie e disparate. Sia a livello di citazione pura, con la replica di immagini che vanno dal doganiere Rousseau ai vari Monet, Manet, Calder, Warhol e chi più ne ha più ne metta; sia con i cameo satirici di Jasper Johns, Yoko Ono e Frank Gehry. Finendo con il coinvolgimento in prima persona di più personaggi: con Marge che non ha mai nascosto la propria passione per la pittura, arrivando nella seconda stagione della serie a imbarcarsi nell’arduo compito di ritrarre – dietro compenso – l’acidulo Montgomery Burns; e con Homer che diventa, inconsapevolmente, eroe dell’objet trouvé. Ma l’estro dell’artista, genio e sregolatezza, in casa Simpson appartiene di diritto a Bart: arriva anche in Italia la puntata con cui il premiato cartoon della Fox, disegnato da Matt Groening, entra alla sua maniera nel campo della street-art. Con lo scavezzacollo dai capelli a punta che nel tentativo di vendicarsi di un padre al solito cialtrone si reinventa emulo di Shepard Fairey: eccolo riprodurre le fattezze di Homer su uno stencil che replica quello con il celeberrimo volto di Obama, sostituendo al motto Obey il ben più leggiadro Dope. Inteso come gonzo.
Felpa con cappuccio, bomboletta alla mano e ovvio anonimato: l’attività del Bart graffitaro prosegue alla grande, fino a quando sulla sua strada non si para Fairey in carne ed ossa, accompagnato da Ron English, Ronnie Conal e Kenny Scharf. Scambio di battute più che cinico, con il poker di professionisti dell’underground a introdurre il ragazzino in galleria, incuranti delle sue remore nel passare dal puro atto di sana disobbedienza al mercato dell’arte. Con esiti che non è difficile immaginare disastrosi. Titolo dell’episodio? Exit through the Kwik-E-Mart, il negozio onnicomprensivo condotto dall’indiano Apu; ovvio riferimento all’Exit through the gift shop di Banksy, vecchio amico della famiglia dalla pelle gialla: aveva firmato nel 2010 una versione shock della sigla del cartoon, con tragicomica critica alla speculazione del brand Simpson.

Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.