Il “cane sciolto” del secondo Novecento. Richard Artschwager è morto oggi a 89 anni: riusci a sublimare Astrattismo, Pop e Minimalismo nella sua ricerca fra oggetto e spazio

La prima a dare la notizia è stata la sua galleria, Gagosian: la quale – viene da notare, con cinico humour inglese – dopo Hirst, Koons e Kusama, perde un altro dei suoi artisti portabandiera. A pochi giorni dalla chiusura della sua seconda retrospettiva al Whitney Museum, è infatti morto oggi, a 89 anni, il […]

Richard Artschwager

La prima a dare la notizia è stata la sua galleria, Gagosian: la quale – viene da notare, con cinico humour inglese – dopo Hirst, Koons e Kusama, perde un altro dei suoi artisti portabandiera. A pochi giorni dalla chiusura della sua seconda retrospettiva al Whitney Museum, è infatti morto oggi, a 89 anni, il grande Richard Artschwager.
Nato a Washington nel 1923, dopo aver studiato chimica, biologia e matematica si trasferì nel 1949 a New York, dove fu allievo di Amedée Ozenfant, pioniere dell’astrattismo. In seguito entrò in contatto con Claes Oldenburg, sviluppando negli anni Sessanta opere già mature a cavallo fra Pop Art e pittura minimalista. Sculture con scarti di materiali industriali, ma anche pittura, disegno, installazioni site-specific e lavori basati sulla fotografia. “Per più di cinquant’anni – ricorda la nota di Gagosian – ha forgiato un ricco percorso da ‘cane sciolto’, toccando i limiti di generi artistici spesso lontani, ma contribuendo agli sviluppi della percezione dello spazio e degli oggetti di uso quotidiano che lo occupano”.
Difficile ricordare qualcuna delle tantissime mostre dedicategli, a partire dalla prima personale presso la Art Directions Gallery, New York, nel 1959: la prima al Whitney, nel 1988, al Centre Pompidou nel 1989, al Deutsche Guggenheim, Berlino, nel 2003, al Kunstmuseum Winterthur nello stesso anno. La Gagosian Gallery di Roma aveva dedicato una recente personale a Richard Artschwager, conclusasi il 31 ottobre 2012.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • artista incredibilmente sopravalutato…ultima mostra al whitney inutilmente kitch e forzata. Se questo artista non fosse nato negli USA si sarebbe tranquillamente perso.

    • Angelov

      Non sono assolutamente d’accordo: i suoi lavori introducono ad una dimensione onirica che ha profonde radici nel surrealismo; le sue sculture mostrano un alto controllo spaziale, della medesima qualità già espressa in pittura da Barnett Newman.
      Un grandissimo artista, dal temperamento schivo e riservato, un vero maestro anche al di fuori degli Stati Uniti.

  • La mostra al whitney era tremenda. Un’opera di valore continua a funzionare in ogni tempo, il suo lavoro mi sembra molto legato al suo tempo e oggi completamente fuori al tempo…apparte forse i cubi che richiamano il pianoforte o altri oggetti….ma mi sembra pochino….poi questa ossessione per la radica….pesantissimo….

    • ancora

      povero Artschwager deve anche subire i giudizi di Luca Rossi, a cosa siamo ridotti.

  • Ogni opera, come ogni cosa, deve avere il coraggio e la responsabilità di un goudizio. Soprattutto nel momento in cui l’artista ci propina un’opera. Non si guarda in faccia nessuno. La mostra al Whitney voto 4,5. Tremenda.

    • Gius

      La mostra al Whitney è molto bella, Artschwager è stato un grande artista.

      • Ok, perchè molto bella? Io l’ho trovata stanca e pesante…come se l’artista non avesse le opere per riempire realmente uno spazio così grande…tante ripetizioni. Una forma pesante che se nella serie del pianoforte (per intenderci) riesci a non prendersi troppo sul serio e a salvarsi in tutte le altre opere (compresi i quadri) risulta pretenziosa, ingombrante, kitch e fuori da questo tempo. Warhol, negli stessi giorni al MET, è ancora attualissimo.

        Ho avuto la stessa sensazione nel visitare la mostra di Michelangelo Pistoletto qualche anno fà al MAXXI, anche lui molto sopravalutato e incapace di reggere uno spazio così grande. Un Giovanni Anselmo più sobrio e schivo vale 10 Pistoletto. La differenza è che Pistoletto si è inventato la Fondazione per i giovani a fine anni 90 (dove prende sponsor per 100 e reinveste nei giovani 5) e da lì trae linfa vitale e pubbliche relazioni (si fa bello con gli Obrist del globo e fa la mostra alla Serpentine per intenderci…).

  • “giudizio”

  • Angelov

    Non ho presente la mostra al Whitney, ma giudicare un artista così profondo e complesso, solo in base ad un solo episodio, mi sembra un po’ avventato.
    Del resto anche il filmato, pur nei suoi limiti nel rendere giustizia di una serie di lavori tridimensionali, forse costruiti anche in funzione di quello spazio particolare, non sembra dare una resa appropriata delle qualità di questo artista; ed inoltre va tenuto conto che questi lavori, anche se sembrano ripetere altri venuti prima, sono stati concepiti da un ottantacinquenne…

  • Angelov: Avventato..era una retrospettiva molto puntuale…

    Io ho trovato la mostra stanca e pesante…come se l’artista non avesse le opere per riempire realmente uno spazio così grande…tante ripetizioni. Una forma pesante che se nella serie del pianoforte (per intenderci) riesci a non prendersi troppo sul serio e a salvarsi in tutte le altre opere (compresi i quadri) risulta pretenziosa, ingombrante, kitch e fuori da questo tempo. Warhol, negli stessi giorni al MET, è ancora attualissimo.

    Ho avuto la stessa sensazione nel visitare la mostra di Michelangelo Pistoletto qualche anno fà al MAXXI, anche lui molto sopravalutato e incapace di reggere uno spazio così grande. Un Giovanni Anselmo più sobrio e schivo vale 10 Pistoletto. La differenza è che Pistoletto si è inventato la Fondazione per i giovani a fine anni 90 (dove prende sponsor per 100 e reinveste nei giovani 5) e da lì trae linfa vitale e pubbliche relazioni (si fa bello con gli Obrist del globo e fa la mostra alla Serpentine per intenderci…).

    • Angelov

      Complimenti!
      Sei riuscito a standardizzare le risposte ai commenti…ahahahahah

  • complimenti un corno….non siete in grado di argomentare il “mi piace”….questo è il vero dramma…non c’è la capacità di vedere, viviamo ancora una primitivismo della vista, direi una forma di analfabetismo inconsapevole….e i risultati si vedono nella politica, nella cultura, nell’economia…