Cala il sipario sul Festival del fumetto di Angoulême. La più grande rassegna europea dedicata ai comics festeggia i suoi primi quarant’anni. E dice addio al direttore Benedict Mouchart

Ha celebrato in pompa magna Albert Uderzo, cogliendo l’occasione della recente avventura cinematografica della sua creatura più fortunata: quel satanasso del gallo Asterix. Ha omaggiato il genio di Leiji Matsumoto, carneade cui va ascritta la paternità dell’inquieto Capitan Harlock; e ha dedicato una retrospettiva museale a Walt Disney, inanellando oltre ottant’anni di tavole e disegni […]

Festival Angouleme, il padiglione coreano - photo Jorge Fidel Alvarez, copyright 9eArt+

Ha celebrato in pompa magna Albert Uderzo, cogliendo l’occasione della recente avventura cinematografica della sua creatura più fortunata: quel satanasso del gallo Asterix. Ha omaggiato il genio di Leiji Matsumoto, carneade cui va ascritta la paternità dell’inquieto Capitan Harlock; e ha dedicato una retrospettiva museale a Walt Disney, inanellando oltre ottant’anni di tavole e disegni centrati su Paperino e Topolino. Chi ama e segue il mondo dei fumetti gravita attorno all’anonima Angoulême: 45mila anime a un passo dall’Oceano e un altro da Bordeaux; oltre 200mila visitatori, ogni anno, per il tradizionale appuntamento invernale con il Festival International de la Bande Dessinée. Un evento che dal 31 gennaio al 3 febbraio ha visto andare in scena decine di mostre, incontri e dibattiti a tema.
Che in Francia, in Spagna, in Belgio, in America Latina e negli Stati Uniti ci sia una cultura del fumetto un po’ più raffinata che non in Italia, non è un mistero. Non che manchino, nel Belpaese, matite brillanti e fini narratori: a difettare è, semmai, il riconoscimento da parte del grande pubblico e – di conseguenza – il mercato; quasi il comparto fosse figlio di un Dio minore della creatività. Ma il momento, vuoi per rinnovata e matura presa di coscienza, vuoi per casi di avventuroso riassestamento di quote di mercato, sembra particolarmente propizio per il settore. Freschi, anzi, freschissimi i risultati 2012 diffusi da Artcurial: la prima casa d’aste francese ha realizzato nell’ultimo anno quasi 12milioni di euro solo dalla vendita di tavole originali, migliorando dell’82% le performance del 2011, con un Hergé del ’32 battuto a oltre 1 milione e 300mila euro; nel luglio scorso Sotheby’s, a Parigi, ha visto la sua prima asta interamente dedicata al genere – all’incanto, tra gli altri anche Moebius e Pratt; con Christie’s che valuta 40mila sterline il numero di Detective Comics dove compare la prima storia completa con protagonista Batman.
Numeri importanti quelli che hanno accompagnato la quarantesima edizione della rassegna francese, vetrina irrinunciabile per un settore ormai sempre più maturo. Un evento che perde, dopo dieci anni di lavoro, il suo direttore artistico: Benedict Mouchart ha annunciato, alla conclusione della kermesse, la sua intenzione di accettare la proposta di guidare Casterman, la più prestigiosa casa editrice francese specializzata in fumetti, leader di un mercato che vale – solo in Francia – 400 milioni di euro. Denaro sonante. Mica favole.

– Francesco Sala

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.