London Art Fair: spunta fuori, a sorpresa, anche Mario Monti. Tante foto e curiosità fra gli stands della main fair, orgogliosa della propria britishness…

Ottimo equilibrio tra moderno e contemporaneo, una sezione di ricerca, e ampio spazio alla fotografia. Si dimostra una fiera con tutte le carte in regola, la London Art Fair, accolta fino al 20 gennaio nell’ottocentesco Business Design Centre, con esattamente 131 gallerie, che fanno di questa 25a edizione la più ambiziosa in tutta la storia […]

Simon Patterson Saptarishi (dettaglio) courtesy Tag Fine Arts - Occhio, qui c'è Mario Monti

Ottimo equilibrio tra moderno e contemporaneo, una sezione di ricerca, e ampio spazio alla fotografia. Si dimostra una fiera con tutte le carte in regola, la London Art Fair, accolta fino al 20 gennaio nell’ottocentesco Business Design Centre, con esattamente 131 gallerie, che fanno di questa 25a edizione la più ambiziosa in tutta la storia della fiera. Nel settore moderno gli inglesi la fanno da padrone con Peter Blake, Francis Bacon, Prunella Clough, John Hoyland, Ben Nicholson, Henry Moore, Keith Vaughan, Graham Sutherland. Emergono tra gli espositori del settore la Paisnel Gallery, la Osborne Samuel, la Crane Kalman, la Piano Nobile e la Gilden’s Gallery.
È il contemporaneo tuttavia a prevalere e a dare una ventata di freschezza e novità a tutta la rassegna. Uno degli stand in assoluto più interessanti è quello di The Fine Art Society Contemporary che espone, insieme alle immagini pixellate di Rob and Nick Carter, le bellissime, magnetiche foto di Gina Soden e quelle di Carlo Gavazzeni Ricordi. Sims Reed Gallery punta sulla rivisitazione di Gerald Laing delle due icone femminili inglesi della trasgressione, Amy Winehouse e Kate Moss, ed espone anche Warhol, Murakami, Hockey e Moore. Paul Stolper Gallery propone la Marilyn di Peter Blake e i teschi di Hirst e la galleria Millennium gli inquietanti guerrieri di Tim Shaw.
Salon Vert presenta le armi gioiello di Antonio Riello e l’accattivante Barbie obesa di Francesco de Molfetta, mentre Danielle Arnaud sceglie i misteriosi microcosmi di insetti sottovetro di Tessa Farmer. Nello stand della galleria Scream, interessante e irriverente è la reinterpretazione della Pop Art dell’artista tailandese Pakpoom Silaphan.
Grande interesse di pubblico per due opere in particolare, con tanto di folla accalcata davanti all’opera: Keep them Sweet di Maisie Broadhead, perfetta riproposizione fotografica contemporanea dell’Allegoria della ricchezza di Simon Vouet (1640), e Saptarishi di Simon Patterson, una mappa della tube londinese con i nomi delle fermate sostituiti da quelli di grandi personalità che hanno contribuito al progresso dell’umanità: scienziati, astronauti, musicisti. A sorpresa, con molta sorpresa, spunta anche un italiano: ebbene sì, Mario Monti, all’incrocio tra la Central (rossa) e la Jubillee (grigia). Guardare le foto per credere.

– Roberta Minnucci

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Roberta Minnucci
Si laurea in Lettere all’Università di Bologna con una tesi in Fenomenologia dell’arte contemporanea. Durante gli studi trascorre un anno all’estero all’Université Le Mirail di Toulouse (Francia) e a Bologna svolge un tirocinio nella Fondazione Federico Zeri ed un altro nella Galleria d’Arte Maggiore. Nel 2011 collabora con la Fondazione-Museo Pino Pascali in occasione della mostra dedicata a Bertozzi & Casoni, vincitori del premio. Successivamente trascorre un periodo nella Southampton City Art Gallery (Southampton, UK), dove cura la mostra dal titolo “Red: A Coloured Sensation”. Si trasferisce poi a Londra, dove si trova tutt’ora. Scrive per Segno ed Artribune.