Forlì verso il contemporaneo. Da Muta Imago a Franz West. Il Teatro Diego Fabbri, che più istituzionale non si può, sfida la crisi e lancia una rassegna sperimentale

Il 2013 forlivese inizia con una nota incoraggiante: il Teatro Diego Fabbri, il luogo di spettacolo più istituzionale della città, accoglie per la prima volta all’interno della propria programmazione (da sempre molto convenzionale) una rassegna dedicata al contemporaneo. Nuova la direzione artistica, formata da Ruggero Sintoni e Claudio Casadio (Accademia Perduta/Romagna Teatri), Lorenzo Bazzocchi (Masque […]

Carlotta Sagna, Tourlourou

Il 2013 forlivese inizia con una nota incoraggiante: il Teatro Diego Fabbri, il luogo di spettacolo più istituzionale della città, accoglie per la prima volta all’interno della propria programmazione (da sempre molto convenzionale) una rassegna dedicata al contemporaneo. Nuova la direzione artistica, formata da Ruggero Sintoni e Claudio Casadio (Accademia Perduta/Romagna Teatri), Lorenzo Bazzocchi (Masque Teatro) e Claudio Angelini (Città di Ebla). Spettacoli condensati in quattro appuntamenti doppi (alle ore 20:30 e 22:30), ogni il venerdì sera tra il 25 gennaio e il 12 aprile, in due spazi cittadini: lo stesso Diego Fabbri e il Teatro Il Piccolo. Otto le compagnie coinvolte, cinque italiane e tre europee.
Il debutto è affidato a Muta Imago con Displace, messa in scena che si confronta con Le Troiane di Euripide, il cui orizzonte di indagine ruota attorno alla fatica: fatica di guardarsi intorno, fatica di rialzarsi in piedi, fatica necessaria per reagire e trovare una possibilità, un’alternativa. Ne Il giro del mondo in 80 giorni della compagnia romana MK, il celebre romanzo di Julius Verne diventa la materia incandescente in mano al coreografo Michele Di Stefano, per indagare l’attitudine al viaggio. Di Stefano, secondo il quale “la danza introduce una qualità percettiva amplificata, che trova la sua funzione in un corpo duttile, mobilissimo, estremamente attento al suo rapporto con altri corpi e aperto al cambiamento costante”, condurrà anche un workshop, dal titolo CLIMA, basato sulla “valorizzazione della ricchezza dinamica dell’azione, a partire dalla quale è possibile esplorare l’ambiente esterno”.

Muta Imago, Displace

Bestiale improvviso di Santasangre è incentrato sul duplice valore, emotivo ed estetico, che l’esperienza della natura offre. Carlotta Sagna con Tourlourou farà immergere il pubblico in un diabolico conto alla rovescia in cui una ballerina marcherà con il corpo il tempo che manca a una deflagrazione. Accademia degli Artefatti presenterà My Arm, due atti unici di Tim Crouch in cui un trentenne racconta come da bambino ha sfidato se stesso e le proprie possibilità, riuscendo a stare per quattro mesi senza andar di corpo e senza parlare. Ivo Dimchev con I-On metterà in connessione il suo corpo con le sculture di Franz West.
E ancora, Non è quel che sembra, lo spettacolo di Virginio Liberti/Gogmagog, riflette sul gesto di uccidere e sulle sue assurde motivazioni psicologiche, familiari e culturali: una vetrina dell’orrore in cui riverberano il piacere macabro che anima i mezzi di informazione e la tipologia umana che giustifica tale violenza gratuita.
La potente fisicità di Maria Donata D’Urso sarà invece protagonista di Pezzo O (due) e Strada étude. Anche D’Urso proporrà un workshop, per lavorare su “un corpo sottile, vibrante ma allenato alla potenza e alla forza, scolpito nei muscoli come fosse una scultura, e sondato al di là di qualsiasi contesto storico o narrativo”. Un programma coraggioso che, in barba alla crisi, sceglie la via non facile della sperimentazione. Chapeau.

 – Michele Pascarella

www.teatrodiegofabbri.it/contemporaneo/