Fulmine a ciel sereno: parte l’iter per la superfondazione del contemporaneo torinese. Dall’assemblea dei soci di Rivoli arriva il via al presidente Giovanni Minoli

La notizia arriva quasi all’ora di cena, “anestetizzata” da un ordinario oggetto come “Riunita l’Assemblea dei Soci del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea”, e ancor più da un inedito titolo come “Nota stampa”. E basta. Eppure, le 14 righe che seguono, dicono qualcosa che in Piemonte e non solo è al centro dell’attenzione da […]

Giovanni Minoli

La notizia arriva quasi all’ora di cena, “anestetizzata” da un ordinario oggetto come “Riunita l’Assemblea dei Soci del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea”, e ancor più da un inedito titolo come “Nota stampa”. E basta. Eppure, le 14 righe che seguono, dicono qualcosa che in Piemonte e non solo è al centro dell’attenzione da molti mesi, qualcosa destinato ad impattare in maniera decisa su un mondo museale ramificato e strutturato come pochi altri, come quello torinese. In breve: l’assemblea ha dato mandato al presidente Giovanni Minoli di seguire le attività necessarie per accompagnare il museo nel suo percorso “verso la Nuova Fondazione che raggrupperà le più importanti realtà dell’arte contemporanea del territorio piemontese, nell’ottica di ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche e di realizzare un modello condiviso di gestione e valorizzazione dell’offerta museale”.
Ovvero: la evocatissima – con toni molto articolati – “superfondazione” che fondamentalmente dovrebbe raccogliere sotto un unico cappello GAM e Castello di Rivoli, per la quale diversi rumors vedono una supervisione di Danilo Eccher. Iter che sbloccherebbe anche la questione della guida di Rivoli, dove rimarrebbe un unico direttore addetto alla collezione, con un coordinamento centralizzato per le attività espositive. Scenario, questo, che potrebbe far vedere sotto un’altra ottica la partenza di Andrea Bellini: il quale, forse prefigurando il terremoto in arrivo, avrebbe optato per il lido sicuro di Ginevra. Ipotesi, per ora non è possibile dire molto di più: Artribune ci tornerà presto, cercando di avere testimonianze dei diretti interessati…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • soin

    grave errore, abbiamo già molti problemi di pluralità. Non arriverebbe un soldo di più e – se caso – è più probabile che la spinta all’accorpamento sia venuta dalla speranza di ulteriori riduzioni di buget. semplicemente una cosa vergognosa.

  • un ente unico che coordini tutto mi pare una buona idea, bisogna capire se poi da questa semplificazione risulta tutto più snello e dinamico… o si irrigidisce ancora di più il tutto …