Torino Updates: se il contemporaneo in Italia è depresso, non è colpa nostra. Tante inutili (e non richieste) cifre dai musei associati AMACI, che presentano il loro “Programma per l’Arte Italiana”

Se non fosse ormai troppo logoro, ci verrebbe voglia di rispolverare il classico “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Ma il senso dell’interrogativo più o meno è quello: perché? Perché l’AMACI, l’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, sente il bisogno di presentare un progetto per dire in sostanza che, se l’arte contemporanea italiana non vive uno […]

Se non fosse ormai troppo logoro, ci verrebbe voglia di rispolverare il classico “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Ma il senso dell’interrogativo più o meno è quello: perché? Perché l’AMACI, l’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, sente il bisogno di presentare un progetto per dire in sostanza che, se l’arte contemporanea italiana non vive uno dei suoi momenti di massimo fulgore, la colpa non è certo sua? Che se i giovani artisti nostrani, se non vengono mai presi in considerazione sulla scena internazionale, non dipende assolutamente da carenze nel sostegno anche da parte dei musei?
Perché questo è il succo del Programma per l’Arte Italiana, che AMACI presentava nell’ambito di Artissima: un “dossier programmatico dei progetti finalizzati alla promozione dell’arte italiana proposti dai musei associati”. Intervenivano la Presidente Beatrice Merz, Gianfranco Maraniello, Letizia Ragaglia e il direttore del Museo Marini di Firenze Alberto Salvadori, che si è fatto carico di snocciolare raffiche di cifre decontestualizzate e ben poco indicative: dalle 30mila opere di artisti italiani presenti nelle collezioni dei 27 musei associati, alle circa 800 mostre organizzate ogni anno con protagonisti tricolori. Beh? Basta questo? E che senso ha allontanare da sé presunte colpe, se poi non si propongono serie e concrete politiche “attive”? Il dossier è scaricabile dal sito AMACI, ma nel video sotto vedete due passaggi dell’intervento di Salvadori…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • un critico italiano

    Il fatto è che l’AMACI è un associazione inutile ed autoreferenziale

  • Geronimo

    Abbiamo
    Materiale per
    Affermare la
    Completa
    Inutilità

  • Giuseppe

    Un delirioooooooo proprio un delirio