• Bella la maglietta COMA ! :D :D

  • Più lo guardo e più non mi sembra vero!

  • Heisemberg

    Ma scusate, a parte il totale ribrezzo per il logo. A chi è venuta l’idea di stamparlo su una tazza di uno dei due colori usati cosi da doverlo contornare a caso di bianco? Ma a chi siamo affidati santo iddio?

  • Giuglia
  • Fabrizio

    Non sono un grafico, mi occupo però di comunicazione da 20 anni e il logo (anche se definirlo Logo, è arduo) proposto (su sfondo bianco) non è brutto, per me, ma certamente si è dimostrato ben poco studiato nelle declinazioni e quindi, come tale, rimane uno “schizzo”, non certamente un LOGO, come sono soliti definirlo i professionisti del settore… E vincere un “bando di gara” con uno schizzo, indipendentemente dalla lupa presente o meno, comunque è da biasimare…

  • simone

    bellissimo quello di melbourne, che ne pensate di quello di salerno?
    http://cdn.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2011/11/nuovo-logo-salerno-620×620.jpg?9d7bd4

    • Già io stavo proprio postando un commento con il logo di Salerno! Marò

  • Gabriele Minelli

    Credo che Amsterdam vinca a mani basse. Il logo e’ pulito con gioco di parole che strizza l’occhio alla lingua del turista globale: I am-sterdam.

    Il logo e’ inoltre presente in formato gigante nella piazza dei musei, ed e’ sempre assediato dai turisti, neanche fosse il LOVE di Robert Indiana a Philadelphia.

    http://www.iamsterdam.com/

  • chiedo a tutti di dare visibilità a questa lettera aperta. grazie. non ci limitiamo ai commenti di sdegno, fermiamo questa pagliacciata.

    logoroma.tumblr.com/post/1198956271/lettera-aperta-alla-commissione

  • Per disegnare un logo ci vuole uno (o più) designer. designer, ce ne sono tantissimi, bravi, meno bravi, maestri. basta, è facile. un’agenzia di comunicazione? ma che.. dai per cortesia, non scherziamo.

  • çaronne

    Ragazzi questo è più brutto di Magic Italy di Berlusca. E noi saremmo il paese del design e del bello? LI MORTACCI VOSTRA !!!

  • A mio parere, partendo dal fatto che sicuramente non si saranno nemmeno preoccupati di realizzare il manuale del Brand, posso solo dire che dovrebbero iniziare a studiare un po di semiotica legata al Branding, tutto qui. Per chi volesse approffondire http://www.crearebrand.com , niente di personale ;)

    • Bé certo che detto da uno che ha un portfolio di logotipi che uniti non fanno neanche la metà di questo orrendo…è come il bue che dice cornuto all’asino.
      Tu avresti bisogno di studiare meglio non solo semiotica, ma anche un po’ di teoria grafica e di estetica.
      Sapere tanto di teoria non ti da il diritto di criticare un lavoro che, per quanto orrendo, è un minimo conforme alle teorie di base sulla grafica…cosa che non mi pare di vedere nemmeno in uno dei tuoi lavori (per non parlare del web design…).
      Io di loghi ne creo di tutti i tipi ogni giorno, lavoro per Carré Noir a Torino, fatti un giro sul sito e cerca di imparare qualcosa su come si lavora ad un logo…non sei così esperto come dici.

      • Lorenzo Marras

        la svastica è un logo ?

        lo chiedo da profano sia ben chiaro.

        • No, in quanto possiede un significato legato al proprio significante.
          La svastica è un simbolo ricorrente in moltissime religioni, dall’antico egitto alla religione di shinto. In quanto tale non è un logo perché non è legato direttamente ad un’attività…noi la leghiamo erroneamente al nazifascismo per via della brutta esperienza storica che ci ha preceduti, ma tecnicamente non si tratta di un logo.
          Ti consiglio la lettura dei 4 volumi del saggio “filosofia delle forme simboliche” di Ernst Cassirer.

          • Lorenzo Marras

            Ti ringrazio per la risposta perche’ contiene delle parti interessanti su cui riflettero’.
            di nuovo.

  • Rachel Wild

    Frightening… it makes “London 2012” look half decent!

  • Luca

    Non so se mi fa più paura chi ha avuto il coraggio di progettarlo o chi ha speso dei soldi per averlo su un gadget. Rimango assai perplesso!

  • chiara calandri

    Se ne sono lette di ogni su questo logo, voglio commentare con alcune precisazioni:

    – pochissimi, davvero pochissimi, fanno il nome dell’agenzia che lo ha disegnato. Tutti si riferiscono a una misteriosa “agenzia di Torino”. Ma perché non dire il nome? L’agenzia in questione è MEDIAPEOPLE. Questo è il loro sito: http://www.mediapeople.it/
    Almeno sappiamo a chi NON rivolgerci. Il fatto che nessuno faccia il nome dell’agenzia ma venga citato solo Alemanno (come se fosse solo colpa di chi ha scelto il logo, e non anche di chi l’ha fatto) mi rimanda a tristi pensieri di omertà italiana.

    – la triste realtà, guardando la galleria dei 70 loghi “finalisti”, è che la mediocrità regna sovrana (non solo per colpa del brief, di per sé già molto limitante). Nel Paese che il design l’ha inventato, bisogna prendere coscienza che siamo terribilmente primitivi per quanto riguarda il graphic design e la comunicazione visiva. Non solo non c’è coscienza di cosa sia un lavoro di qualità (sia da parte della classe dirigente, che della gente comune, che degli addetti ai lavori), ma abbiamo anche una miriade di cosiddetti “graphic designer” che non hanno cultura, nè visuale, nè altra.

    – un’altra triste realtà è che i pochissimi graphic designer con un minimo di coscienza della propria professione non hanno preso parte al concorso: tutti i nomi dei “grandi” italiani che mi vengono in mente, non ci sono e non hanno presentato alcuna proposta. C’è da chiedersi: perché?

    Forse perché ormai in Italia il graphic design è relegato ai concorsi, all’avere una varietà di scelta a discapito della qualità, del dialogo progettista-cliente, di un progetto RAGIONATO. Si fanno concorsi per qualsiasi logo e cosa, si fanno votazioni popolari, e il graphic design rimane relegato a una questione spiccia da risolvere senza tante magagne.

    Il graphic design è ancora allo status del “secondo te non è bello, secondo me si, quindi va bene”. Dobbiamo tornare a parlare di PROGETTO, non di concorsi, e coinvolgere sempre di più tutti i non addetti ai lavori in una CULTURA della comunicazione visiva. Che non è fatta solo di loghi.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Se riflettiamo onestamente e obiettivamente sulle vere cause di queste bruttezze grafiche, finiamo col dover ammettere che in italia, nella maggioranza dei casi, la cultura è fatta di “loghi” comuni…

  • Lucrezia

    agghiacciante

  • Federico

    Come logo risponde a determinati parametri. Ma non ci si interessava all’arte qui?

  • Giancarlo

    Specchio dell’Italia contemporanea, tutto e fatto con superficialità ed incompetenza da improvvisati mestieranti e politicamente inseriti.
    Sei un professionista solo se sei alla corte del re altrimenti non esisti, per questo che a certi concorsi non partecipa chi rispetta la professione del graphic designer.
    Oltre il logo anche il Maxxi come ultimo appostamento del potere.

    Per fortuna ci sono tantissimi professionisti seri che lavorano ogni giorno per cercare di portare un soffio di progettualità, riflessione ed utilità al mestiere del graphic designer. Ogni giorno nel proprio studio con mille difficoltà con un mestiere che in Italia sembra un passatempo per chi ha un Mac, ma in altri parti del mondo considerato come qualcosa di estremamente utile ed importante per la comunità e le imprese.

    Carta del progetto grafico
    http://www.aiap.it/documenti/8046/193

  • Non ne parla nessuno, ma quello di Piacenza? Osceno.
    http://aiapzine.aiap.it/notizie/13485#top

    • Hyber

      Ohssantocielo!

    • Segno dei tempi… un logo perfetto, sensibile… che non si dimentica della categoria dei cerebrolesi!

      Bisognerebbe indire un premio del peggior logo!

  • Come diceva mia nonna, “Ho visto peggior cose al museo.”
    Insomma, brutto sì, ma ce di peggio!

  • Sicuramente c’è di peggio…in ogni caso mi sembra un logo “provincialotto”, stilisticamente datato e poco leggibile. Forse chi ha potere decisionale non ha senso estetico e sicuramente non si avvale di consiglieri all’altezza della situazione.
    Succede spesso. Un altro caso? Il logo dei Giovani Artisti Italiani.

  • Mario Devoto

    Meno male che Noorda non può vederlo.

  • mauro

    mai vista una roba simile
    fetente e ha pure qualcosa di horror
    horror fetente

  • Al concorso partecipò con un logo “way better” anche un mio amico, escluso solo perché non aveva titoli professionali.

    Così ci ritroviamo i professionisti del settore… che si sono persi per strada le capacità inseguendo lo stramaledetto pezzo di carta.

  • Salvatore Messina

    Quando si dice:”non c’è più religione è proprio una grande verità!”
    Mah!!!

  • Dario

    Metti assieme decisori pubblici e aziende di design e non puoi che ottenere schifezze… Londra 2012 in testa…
    Questo la dice lunga sui criteri decisionali dei palazzi!

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