Pussy Riot condannate a due anni di carcere, e la Russia brucia. Teppismo a sfondo religioso: ma le proteste imperversano, a Kiev abbattuta una croce monumentale

“In chiesa sono risuonate solo offese alla Chiesa ortodossa. Hanno suonato una canzone blasfema, insultante, commettendo una grave violazione dell’ordine pubblico e mostrando mancanza di rispetto per la società”. Al risuonare di questa parole, il giudice del tribunale di Mosca Marina Syrova ha pronunciato la sua – attesissima in tutto il mondo – sentenza: condanna. […]

Le Pussy Riot alla sbarra (foto nplusonemag.com)

In chiesa sono risuonate solo offese alla Chiesa ortodossa. Hanno suonato una canzone blasfema, insultante, commettendo una grave violazione dell’ordine pubblico e mostrando mancanza di rispetto per la società”. Al risuonare di questa parole, il giudice del tribunale di Mosca Marina Syrova ha pronunciato la sua – attesissima in tutto il mondo – sentenza: condanna. Due anni di carcere per la band punk russa Pussy Riot, divenuta il simbolo del dissenso contro il presidente russo Vladimir Putin. Il tam tam negli ultimi giorni si era fatto assordante, tanto da trasformare il verdetto in un giudizio complessivo sullo stato attuale della società russa: qualcosa che nei termini – fatte le dovute proporzioni – ha richiamato in certi passaggi lo storico processo ad Alfred Dreyfus che a fine Ottocento scosse la società francese, amplificato dal celebre J’Accuse pronunciato a mezzo stampa da Émile Zola.
Vicenda quindi conosciuta, quella di Nadejda Tolokonnikova, Ekaterina Samutsevich e Maria Alekina, le componenti della band, da riassumere in pochi passaggi: iniziata con il fermo avvenuto a Mosca dopo aver “messo in scena” all’interno della cattedrale di Cristo Salvatore uno spettacolo contro il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza della Russia. Durante il quale invocarono l’intercessione della Madonna per cacciare il presidente dal potere: cosa che, secondo la sentenza, le rende responsabili di “teppismo a sfondo religioso”. “Qualunque sia il verdetto, noi e voi stiamo vincendo – aveva scritto Nadia Tolokonnikova, il volto più noto del gruppo, rivolta ai tantissimi sostenitori – perché abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente. La nostra detenzione è un chiaro e distinto segnale che si sta privando della libertà l’intero Paese”.
La procura di Mosca aveva chiesto una condanna a tre anni: le Pussy Riot resteranno in carcere per un anno e mezzo, data che la pena di due anni verrà calcolata dal momento del loro arresto, agli inizi di marzo. Ma di certo si continuerà a sentir parlare molto della vicenda: si moltiplicano in tutto il mondo i movimenti di sostegno, ed il gruppo femminista ucraino Femen ha già inscenato nel centro di Kiev una manifestazione in sostegno del gruppo punk russo, abbattendo con una motosega una croce monumentale…

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Angelov

    Tutti vogliono rimanere giovani per sempre, ed in questa impossibile impresa, si tenta di sondare quali sono i limiti del sopportabile, in ogni direzione, sia per se stessi che per gli altri.
    Nel tentativo di allargare l’area della coscienza, anche spiritualmente si forzano dei confini, ed a volte ci si trova improvvisamente in presenza di qualcosa, della cui esistenza solo troppo superficialmente se ne aveva il sentore.
    I riti di passaggio, vengono evocati solo parlando di civiltà lontane.
    Ma a volte anche la società in cui si vive, può essere percepita come estranea.
    E non si tratta di questioni di scelta, ma di necessità molto legate all’azione.

  • nicole

    Si vuole ritornare ai tempi di stalin?ma la russia nn era in democrazia?non esiste quindi :la liberta’di parola,l’espressione dei propri pensieri?nn appoggiare un determinato movimento politico dovrebbe costituire l’opposizione,come in tutte le repubbliche,oppure si ha cosi’paura di un dissenso da ritornare a una dittatura?quello che e’successo al gruppo punk rock e’un evidente violazione dei diritti di ogni individuo…ma a qualcuno fa comodo…

  • Gentile Nicole ( e ci risiamo con l’anonimato…),

    lei può anche avere ragione, ed effettivamente la “condanna” è pesante. Ma che piaccia o no ( a me non molto) in tutti i paesi esistono delle “cose” chiamate leggi, regolamenti. Ripeto, non approvo, ma sapevano a cosa andavano incontro, e poi è tutta una mossa di marketing.

    Guarda caso, la “leader” è la più carina, e viene dal gruppo Voina, che già tenta da tempo di diventare famosa con enormi stupidate. Inoltre, la ragazza ha 22 anni, ha un figlio di 4 anni, partecipa (organizza?) orge, ed ora si fa due anni di galera. Una brava ragazza. Mi basta solo sapere che una madre non stia volontariamente vicino a suo figlio per capire che tipo sia. Giudico? Sì sto giudicando, ma la condanna se l’è cercata, siamo onesti.

    Dire alle ragazze che magari vi sono altri modi di vivere e protestare, non sarebbe meglio? A lei piacerebbe una persona simile? Dov’è l’utilità del tutto? BOH!

  • gianni

    La condanna a due anni di carcere è sì un po’ esagerata
    ma il non rispetto di queste persone per spazi e simboli sacri altrui è veramente intollerabile.
    La libertà propria d’espressione è sacrosanta, ma è ugualmente importante il rispetto della libertà e dei valori altrui.
    Premetto, non sono cattolico, ma trovo davvero fastidiosa la ragazzina che taglia con motosega il crocifisso.
    stupida violenza che và a sommarsi ad altra violenza.

  • Condivido pienamente, Signor Gianni.

    Anzi, io sono cristiano e mi da’ un enorme fastidio vedere cose simili. Cosa c’entra un crocefisso con la loro protesta? E se fossero state “arrabbiate” che so, con esseri umani, cosa avrebbero fatto? Ma che ringrazino la religione, che almeno non le fa lavorare la domenica ( o venerdì, o sabato).

    E poi, non capisco proprio dove e quale sia, la protesta, tagliando con una motosega un palo di legno, e guarda caso, tutto a favore di telecamere….e sempre con il volto coperto.

    Vede, non sempre le condanne sono ingiuste. Sto cambiando idea. A stupidità ed inutilità bisogna rispondere con fermezza. Tanto, tra qualche anno, quando la loro bellezza sarà sfiorita, non le ricorderà più nessuno. Anche perchè il nulla rimane sempre nulla.

    • And

      Ma volete informarvi prima di sparare le vostre condanne?? Nessuna delle tre ragazzine punk ha fatto a pezzi con una motosega un crocifisso (quelle sono state le attiviste del gruppo Femen in Ucraina), loro sono entrate nella chiesa mascherate e contestando il regime di Putin, e a parte l’irruzione in un luogo sacro, non mi pare abbiano gridato o cantato cose blasfeme! Certo, l’incarcerazione l’avevano messa in conto, tanto è vero che ora dicono di avere vinto loro con questa performance, e i loro singoli venderanno un bel po’ ovunque. Marketing a parte, cari i miei moralisti, non avete nulla da dire sulla complicità tra la chiesa ortodossa russa e il regime ? Lo sapete che il Patriarca Kirill ha definito Putin “un miracolo di Dio” prima del voto a marzo?

      • Gentile And,

        anche lei, la prego di leggere ciò che ho scritto: dove ho detto che la motosega l’hanno usata le Pussy Riot? E non vada fuori tema, qua si parla di loro, non della complicità Stato-Chiesa.

        Sono un grande moralista, puritano e cristiano, e per questo mi diverto ancora molto, molto più rispetto a chi si definisce “libero”….

        E poi, è proprio sicuro che non abbiano MAI gridato o cantato cose blasfeme? Il Punk (quando esisteva davvero) non era famoso per testi accomodanti…che ne sa se nei loro concerti non fossero già andate un po’ oltre? Ma lei ha visto quando hanno incendiato il furgone? Oppure l’irruzione in un Tribunale? Quando è troppo è troppo, hanno esagerato, su!

        • And

          Ho letto attentamente, ma allora è lei che va fuori tema citando azioni blasfeme compiute da altri: e se dobbiamo parliamo proprio di loro, il movente che le ha portate a questa azione è stata di condannare il regime di Putin e connivenze varie. Il luogo non è stato scelto a caso. Dopodichè si può essere d’accordo o meno con quanto hanno fatto, ma allora atteniamoci solo a questo episodio e lasciamo stare le esagerazioni e polemiche sorte dopo il loro arresto (il punk certo che è irriverente, se poi le Pussy Riot ne facciano davvero parte è un altro discorso ancora…)

          • Aridanghete!

            ma allora si diverte, lei!

            Guardi che il furgone l’hanno bruciato loro: Pussy Riot/ Voina, e lo stesso hanno fatto in una irruzione ad un Tribunale.

            Poi mi sa dire, se bruciano a lei l’auto, se la pensa ancora così.

            (G8 Genova?)

          • And

            Mi tiri fuori un articolo dove si parla di sto furgone bruciato, quando lo avrebbero fatto e dove; magari mentre la polizia le ammanettava? o forse nn sarà che il gesto è stato commesso da altri? non mi stupirei, tanto mi pare che lei sia abituato a mescolare fatti diversi, che c’entrano come i cavoli a merenda, come l’ultimo accenno del G8 !

  • Davide W. Pairone

    Pussy riot furbette ed opportuniste, d’accordo, ma il regime è regime, poche storie, dissidenti veri vengono fatti fuori e la chiesa ortodossa non apre bocca quindi di che rispetto parliamo?

  • Gentile Davide W. Pairone,

    appunto, proprio non ho capito di cosa lei scriva, davvero. La prego di leggere quello che ho scritto, non ho MAI menzionato la parola rispetto, sempre ammesso che abbia ancora un senso compiuto.

    Quello che lei definisce regime, è frutto di votazioni, effettuate anche con il controllo di supervisori esterni. La Chiesa Ortodossa, ha aperto eccome la bocca, chiedendo una condanna. I dissidenti sono ben altra cosa, rispetto a queste ragazzette in cerca di pubblicità, e comunque, in un modo o l’altro, qualcosa propongono ma non è detto che abbiano sempre ragione. Non bisogna confondere l’ideale con il comportamento; solo perchè uno viene sbattuto in cella, non sempre ha ragione ed è una vittima. Spesso se lo merita.

    Se poi, secondo lei, le leggi non vadano sempre rispettate, e che sia a discrezione personale seguirle o meno, allora è meglio lasciar perdere la discussione. A tutti non piacciono molte regole, me compreso, ma DEVO sottostare ad esse, anche per rispettare le altre persone. Qualora consapevolmente le infrangessi (come nel caso delle Pussy Riot) mi assumerei la responsabilità e non romperei i coglioni al mondo intero. Me ne starei in galera e basta.

    • Davide W. Pairone

      gentile Santoro, il sig. Gianni parla di rispetto e lei si dice d’accordo, io rispondendo ad entrambi prendo solo atto che il formale rispetto delle regole è ben diverso dalla convivenza civile e dalle forme di governo minimamente rispettose dell’individuo. Questo a prescindere da pussy riot (o dalle forme di governo occidentale, che presentano altri ordini e gradi di criticità). Comunque chiarisco: il caso in sé è pretestuoso, il legame fra clero e oligarchia postcapitalista tanto innegabile quanto sporco di sangue, da Beslan alla Politkovskaja. Di fronte a questo dato storico non regge nessun rispetto per la legge, quindi le faccio una domanda di portata storica: quando è legittimo contestare un sistema di governo? Fino a che punto può portarsi il dissenso nel tentativo di raggiungere la massa critica della “rivoluzione” (per poi diventare sistema a sua volta)? Fino a che punto è legittimo “rispettare solo degli ordini”? Niente di nuovo, insomma, ma almeno se ne parla un po’

  • Angelov

    La croce abbattuta a Kiev, è un segno del cambiamento dei tempi.
    Finisce l’era dei Pesci ed inizia l’età dell’Acquario.
    E’ da più di una generazione che se ne parla.
    Da una cultura basata sulla certezza della morte, si passerà ad un’altra basata sulla certezza del presente.
    Già il mondo anglosassone se ne è fatto espressione dal dopoguerra in poi.
    Le società basate sul predominio dell’uomo sulla donna, con l’avvallo di dogmi religiosi atti a sancirlo, saranno relegare tra quelle di serie B e C.
    Nell’età dell’acquario, si assisterà ad una evoluzione della tecnologia verso standard più umani e sostenibili.
    La croce di Kiev, era stata innalzata per ricordare le vittime dello stalinismo.
    E uno dei significati di quel gesto, forse è di dire basta a quelli che pensano che per dimenticare “basta metterci una croce sopra”.
    Forse non basta più, per le nuove sensibilità che stanno nascendo oggi, nel mondo libero.

  • Gentilissimi,

    vi faccio complimenti sinceri, per la vostra preparazione e conoscenza, non scherzo. Non voglio assolutamente avere l’ultima parola, e sono contento di potere affrontare questo confronto con persone colte.

    Vi chiedo:

    -cosa sarebbe successo se invece di una Chiesa, le ragazze avessero deciso di fare lo stesso in un tempio buddista, o in una moschea?

    -secondo voi, perchè hanno deciso quel luogo? Oltre al Tribunale, non dimentichiamolo.

    Credo, (mia opinione) che sarebbero state giudicate dall’opinione pubblica, molto peggio di adesso.

    • Angelov

      Dostoyevsky nel romanzo “Delitto e Castigo” svolge una tesi, e cioè che se l’autore di un crimine riesce a sfuggire ai rigori della legge, l’aspetterà un destino molto più infelice e doloroso; infatti il protagonista, apparentemente scagionato, decide comunque di costituirsi alla giustizia, che si dimostrerà clemente con lui.
      Detto questo, secondo me il sistema russo, nonostante le apparenze, sa trattare oggi il dissenso con più umanità che altrove.
      C’è anche da dire che qualsiasi sistema giudiziario, cerca sempre di smarcarsi da quelle che sono le consuetudini religiose della società in cui si trova ad operare.
      E non si tratta di un conflitto tra laici e religiosi: questo esiste solo nell’Italia cattolica.
      And last but not the least, le ucraine sono donne formidabili: almeno quelle da me conosciute, senza eccezione davvero eccezionali.

    • Lupo

      Qui c’è la spiegazione, per chi già non la conoscesse della scelta di fare quella precisa azione in quel preciso luogo. Questo per rispondere alla seconda domanda che viene posta da Eugenio qui sopra. Mi sembra un testo interessante, ognuno poi deciderà se lo trova anche condivisibile.
      http://uninomade.org/pussy-riot/
      Buona giornata.

  • FINALMENTE!

    E’ venuta fuori la verità! Tutte giustificate solo perchè sono belle, giovani, russe, come avevo già scritto all’inizio! Ma davvero credete che a 20 anni possnao capire cosa stiano facendo e soprattutto perchè?

    All’inizio tutte le donne del mondo sono carine, gentili, eccezionali (ci vuole poco ad essere meglio di una italiana, la più viziata del mondo), ma poi dopo una-due settimane….

    • Angelov

      E sempre di Dostoyevsky: “La bellezza salverà il mondo”…ahahahahah

  • Mi pare che sia sfuggito il punto principale: uno suona una canzone in una chiesa e va dentro per due anni. Questi sono i fatti nudi e crudi.

    • Hanno anche dato fuoco ad un furgone (credo della Polizia, ed interrotto un processo in un’aula di giustizia, e poi forse altro).

      • Il processo non è relativo a questi fatti, accertati o meno che siano. Visto che lei si riferisce spesso al Codice (quale non l’ha detto, ma soprassediamo), restiamo in questi termini. Dunque, il processo verteva sulla “performance” in chiesa, e nulla giuridicamente c’entrano eventuali altri reati. E infatti non c’è stata alcuna aggravante che derivasse da recidiva.
        Ripeto: condanna a due anni per aver suonato una canzone in una chiesa. E come da sentenza, l’aspetto politico è stato considerato irrilevante. L’unica questione è quella della blasfemia.
        Questo dicono le carte, se ci interessano quelle.
        Mi pare che poi sia un poco più interessante parlare della situazione dei diritti umani in Russia, e come giornalista mi sento particolarmente sensibile, visto che ne fanno fuori uno a trimestre, più o meno.

        • Gentile Giacomelli,

          io la ringrazio per la disponibilità, ma anche qua c’è un Video ben confezionato ad Arte, e come si dice a Bologna “falso come Giuda” dell’incursione in un tribunale.

          E penso che il neonato che si vede, poverino, che ora dovrebbe avere 4 anni, sia della “leader”. SE guarda ancora meglio, noterà due o tre delle facce già famose-

          http://www.youtube.com/watch?v=EUaJLNonytg

          Grazie ancora dello spazio concessomi.

          Eugenio

          • possono anche aver ucciso il vicino di casa. non è però l’oggetto del dibattimento di cui stiamo discutendo. suvvia, almeno i fondamentali del diritto sono importanti da conoscere, sennò si prosegue con le chiacchiere da bar, quelle che io rispetto moltissimo, ma che non hanno né capo né coda. vanno bene per un caffè, qui invece siamo cercando di ragionare. quindi cerchiamo di capirci: se stiamo ragionando sull’equità della pena comminata per il reato di cui in oggetto, oppure se stiamo parlando della moralità delle pussy riot (in quel caso passo, non è un argomento che mi interessa), o di qualsiasi altra cosa. giusto per non divagare. sennò meglio trovarci al bar, e sono il primo ad amare la deriva discorsiva, ma de visu, sennò fa tanto effetto nerd che non ha una vita (e non mi riferisco a lei eugenio, è una considerazione “sociologica”)

  • …non è proprio cosí caro MEG: il punto è “tre ragazze entrano in un
    luogo di culto (protetto e tutelato dalla legge di quel paese) e, non richieste, anzi ignorando le esplicite ticheste di smettere e resistendo ai tentativi dei “guardiani” (in realtá “guardiana” perchè erano delle suore) d’interrompere inscenano mascherate e saltabeccando di fronte al “sanctus” di un altare una canzoncina, molto moderatamente blasfema, di protesta verso il potere politico di quel paese, vengono denunciate, arrestate, processate e si beccano due anni.
    In qualsiasi paese occidentale se la sarebbero cavata con un’ammenda o pochi mesi con sospensione condizionale (e magari l’obbligo di tenersi lontane da luoghi di culto per un certo periodo). In Cina, anche se lo avessero fatto in una pubblica piazza di sarebbero beccate da sette a dieci anni. Se lo avessero fatto in una moschea in un paese arabo sarebbero state, probabilmente, condannate a morte e linciate.

    • …aggiungo un ultima piccola nota:del “caso” (onestamente sospetto di “auto pubblicitá programmata”) delle Pussy Riot si sono occupati tutti gli organi di stampa Italiani e stranieri dandogli ampia risonanza e visibilitá (esattamente ció che il trio desiderava). Da gennaio ad oggi sono quasi trenta le persone (in maggior parte civili, non monaci) che sono morti dandosi fuoco in luoghi pubblici per protestare contro l’occupazione cinese: ne hai letto qualche cosa su qualcheduno dei giorni che hanno dato tutta questa importanza al caso Pusdy Riot? La protesta dei tibetani è meno importante e degna di minor attenzione? Il Dalai Lama è venuto in visita in Italia, pochi mesi fa, a Milano. L’amministrazione comunale, dietro precisa richiesta delle autorità cinesi ( con tanto di esibita minaccia di gravi ripercussioni sui rapporti economici con l’Italia e le aziende lombarde in particolare) ha deciso di non riceverlo in forma ufficiale (in pratica ha totalmente ignorato la visita) a parte qualche trafiletto che rilievo ha dato la stampa alla notizia? Se io andassi in Arabia Saudita, Kuwait, Oman, Quatar, Emirati Arabi e, uscendo dall’ambito aereo portuale, dimenticassi che porto al collo una catenella cin un piccolo crocefisso rischierei, nel minimo, l’espulsione dal paese ma, facilmente, una pena detentiva di parecchi anni, sempre che qualche integrista non mi additi e non venga linciato dalla folla. Di questo hai mai sentito parlare sulla stampa occidentale?

      • …mi scuso per I numerosi errori di digitazione ma mi pare che il senso del discorso risulti egualmente comprensibile

      • Angelov

        Alcuni anni fa’ ebbi l’occasione di frequentare un Padre Gesuita, con il quali ebbi numerose conversazioni nel corso del tempo.
        Tra le tante cose che ricordo mi disse, una mi impressionò molto, e cioè che il cristianesimo è stato in grado, nel corso dei secoli, per mezzo dei padri cappuccini e dei gesuiti stessi, di convertire uomini di qualsiasi religione o credo, ai propri precetti, con un’unica eccezione: mai un solo Tibetano si è convertito al cristianesimo.
        Questo se forse non spiega il perché di un così persistente accanimento dell’indifferenza globale nei loro confronti, potrebbe fornire comunque una chiave di lettura del fenomeno.

    • Caro Luciano, temo ti manchi qualche nozione di diritto e di conoscenza della realtà cinese nonché araba (vai a capire cosa significa poi, visto che gli arabi sono circa il 20% – venti – degli islamici, se stiamo parlando di religione).

      • Caro MEG non comprendo bene che cosa tu intenda dire, comunque: per quanto attiene il “diritto” cinese vigente in Tibet (nazione che fu sempre libera ed autonoma occupata ed annessa con una cruenta invasione militare molti anni or sono) esporre o possedere la bandiera del Tibet o cantarne l’inno nazionale o manifestare, in qualsiasi modo (anche in riunioni private e non tenute in luoghi pubblici) “frutta” (con imputationi diverse) da sette a dieci anni (carcere e rieducazione, pene analoghe ed anche piú pesanti rischiano anche i dissidenti e gli oppositori del regime non tibetani in tutto il paese) . Per quanto riguarda i parsi “arabi” (ammetto che la locuzione è generica e superficiale ma, nel post ho ha che elencato alcuni dei paesi cui mi riferivo) ti rinvio al caso che, in questi giorni. è nelle notizie ANSA della bimba down cristiana che ha rischiato il linciaggio e che rischia un processo che prevede la pena di morte perchè avrebbe (forse) bruciato alcune pagine di un manuale d’introduzione allo studio del Corano. Sulle pene (pene corporali pesanti, carcerazione, espulsione dal paese) per la detenzione (anche senza esibizione) di “oggetti di culto cristiano” (crocefisso, immagini di sacre, Bibbia ecc) se vorrai ti indirizzerò a qualche blog di Filippini (che emigrano frequentemente per lavoro in tali paesi essendo particolarmente apprezzati come “colf”).

        • … una correzione “…per quanto riguarda i *paesi* arabi (ammetto che la locuzione e’ generica e superficiale ma, nel post ho *anche* elencato alcuni dei paesi…”
          ed una precisazione a scanso di ulteriori malintesi: ho usato l’espressione “paesi arabi” e non “paesi mussulmani” per due motivi: il primo perché i paesi che elencavo sono, appunto, situati nella Penisola Araba, il secondo perché non in tutti i pesi mussulmani vige la medesima “intransigenza ed intolleranza” (uso ancora questi eufemismi) religiosa, anche se il fenomeno va’ espandendosi: il caso della bimba down sta’ avvenendo in Pakistan, che non e’ un paese arabo, ovviamente.
          Detto questo, il mio punto (che per altro ho già spiegato in un mio post successivo) non era tanto questo, quanto il paragonare il clamore mediatico creato attorno al caso (a mio parere non cosi’ “significativo”) delle Pussy Riot ed il silenzio quasi assoluto dei media sulla protesta tibetana e sull’ “intransigenza ed ntolleranza” religiosa in molti paesi mussulmani … ma per questo ti rinvio, appunto, al mio post di ieri ore 18.09

          • Continui a dimostrare una scarsa conoscenza delle cose di cui parli. Esempio: in Kuwait ci sono circa 150mila cattolici, quindi puoi portarti in valigia anche un centinaio di rosari e nessuno ti dice niente. Insomma, chiacchiere da bar, nulla più nulla meno

          • Ho riflettuto e mi son reso conto che alimentare questa diatriba non ha senso e me ne scuso con chi l’ha eventualmente letta. Questo è, quindi, il mio ultimo post sull’argomento. Ho citato dei fatti di cui ho esperienza diretta o di cui ho notizie da chi ne ha fatto, purtroppo per lui, esperienza diretta o da fonti giornalistiche come l’ANSA. Chi abbia voglia di cercarsi le informazioni su questi fatti non avrà difficoltà a farlo: le notizie in rete ci sono, non numerose ma non cosí difficili a trovarsi. Tu giudichi questi fatti “chiacchere da bar”, OK, buon per te! Non ho nessuna volontá o desiderio di convincerti (o di convincere alcun altro) del contrario : non ho nessuna tesi da dimostrare, nessuna “campagna” da sostenere, ponevo solo delle domande alle quali forse non c’è risposta o forse ce ne sono molte diverse fra loro, se a qualcheduno è venuta voglia di riflettere un poco su quelle domande, bene, se no, bene lo stesso ma per me, in questa sede, il discorso si chiude qui.

        • In Kuwait ci sono circa 150 cattolici quasi tutti immigrati ed è, effettivamente, tra I paesi che ho citato il meno “intollerante” (quanto ad “importare rosari” e tutt’altra cosa … se vuoi provaci e ti faccio notare che la prima autorizzazione ad una missione cattolica in quel paese è del 1954!!). Il fatto, peró , che tu che sei, come orgogliosamente proclami, un giornalista definisci chiacchere da bar trenta persone che nell’arco degli ultimi otto mesi sono morti dandosi fuoco in Tibet (se cerchi in po’ le notizie le trovi soprattutto sulla stampa del Nord Europa) o il caso della bambina down pakistana(notizia ANSA di tre giorni fa) o il fatto che in Arabia Saudita e molti altri dei paesi mussulmani non sia consentito, non solo pubblicamente ma neppur privatamente, qualsiasi espressione religiosa che non sia la fede islamica (ed in alcuni di essi solo una determinata setta di essa) non solo è desolante ma da anche una possibile risposta ad una delle mie domande : “perchè i media sono cosí attenti a certi fatti e cosí disinteressati ad altri”. Quanto infine a”conoscenza delle situazioni” io ho viaggiato e lavorato in Cina, ho contatti ed amici “locali” in Tibet ed ho vissuto e lavorat (sia pur per brevissimi periodi) in alcuni dei paesi che ho citato (confesso: non nel Kuwait), vivo (e lavoro ancora) per larga parte dell’anno in Asia… e tu?

          • correggo 15omila cattolici

          • Cristiana Curti

            Perfetto, Luciano. Stavo per commentare anch’io intorno alla “risposta” di Giacomelli ai tuoi interventi civili, appassionati, documentati di prima mano (e assolutamente “in pezzo”); ma mi precedi e hai persino l’umiltà di concludere la discussione, che – solo per causa tua e per un tentativo che giustamente Davide ha subito interrotto – aveva preso un tono un poco più elevato delle solite quattro banalità di qualcuno (non di tutti, però). E ciò esponendo la tua posizione che non vuole prevaricare mai quella altrui, ma soprattutto mai denigrare un proprio lettore in particolare quando sia in posizione di non poterlo/doverlo fare. Bravo, e grazie.

  • Caro Luciano Gerini,

    hai chiarito tutto: rispetto, è questo che manca. Verso le legge, verso il prossimo e poi anche verso se stessi.

    E le Pussy Riot, hanno completamente sbagliato in tutti i tre i casi. E sono in galera.

    NON approvo una condanna così, ma la legge va rispettata. Potevano far in altro modo, ma chi le ha mandate in missione non se ne è interessato.

    Peggio per loro.

  • Francesco

    La chiesa ortodossa ha sostenuto la servitù della gleba sino all’abolizione, avvenuta nel 1861; ha sostenuto gli autori dei pogrom antisemiti del 1881, durante i quali vennero date alle fiamme intere sinagoghe; dopo che Stalin la ripescò, durante la Grande Guerra Patriottica, è stata dapprima filosovietica, poi eltsiniana, ora putiniana. La chiesa ortodossa è da sempre uno dei principali sostegni del potere in Russia; l’atto di contestazione realizzato dalla Pussy Riots può essere ritenuto grossolano o di cattivo gusto, ma rimane un atto essenzialmente politico. E la condanna che hanno subito è stata emessa per motivi squisitamente politici.

  • Come no, Francesco, i Giudici l’hanno detto a lei, vero?

    La condanna è stata emessa perchè delle persone sono state giudicate colpevoli di reati previsti dal Codice!!! NON condivido, ma rispetto.

    Allora anche Assange, nonostante sia colpevole di aver molestato due, dico due, donne, è perseguitato politico? Ma scherziamo?

    Ma interessa ancora a qualcuno che vi siano leggi o facciamo tutti come vogliamo? Ma dico, sinceramente non credevo di trovare una così larga mancanza di senso civico!

  • Per chiarezza, Santoro, credo che sia evidente a chiunque li abbia letti e probabilmente anche a te, che i miei post non avevano affatto ad oggetto il “mancato rispetto della legge da parte delle Pussy Riot” : anche i tibetani che protestano contro l’occupazione cinese violano una legge attualmente vigente (non da loro voluta o votata, ovviamente ma loro imposta come l’occupazione e tutto il resto) e non credo che si possa dare loro torto perché la violano, mentre le SS che rastrellavano cittadini di origine ebraica nelle città d’Europa per avviarli ai “campi di lavoro” eseguivano scrupolosamente una legge vigente e non credo che tu te la senta di affermare che facevano bene!
    Uno dei punti che volevo evidenziare era l’inaccuratezza del post di MEG : “…uno suona una canzone in una chiesa e va dentro per due anni.”
    Altro punto l’assoluta (sospetta) sproporzione tra “la qualità” della protesta del gruppo e la risonanza mediatica che essa ha avuto nel mondo, sopratutto se comparata all’assoluto disinteresse che i media riservano a “proteste” molto più drammatiche, come ad esempio (ma di esempi se ne potrebbero far molti altri) l’auto immolazione dei tibetani, che non stanno protestando per contestare un leader politico e l’appoggio che esso riceve da una confessione religiosa, bensì cercano di portare l’attenzione del mondo sull’illecita occupazione “manu militari” di un’intera nazione (che fu sempre libera) la sua annessione forzata, il tentativo (per fortuna sino ad oggi non riuscito) di azzeramento della sua storia, cultura, tradizioni e del sentimento nazionale di un intero popolo.
    Ultimo punto la constatazione che il potere economico e commerciale di certe “potenze” fa premio, per i media nazionali (ma anche internazionali), sul sempre sbandierato “sacro dovere d’informazione” per cui, da sempre, non si critica (e si tollera) la politica “d’intransigenza e d’intolleranza religiosa” (e sto’ usando due evidenti eufemismi) dei Paesi Arabi produttori di petrolio e, più recentemente, non si critica il comportamento obbiettivamente imperialista della Cina diventata una potenza economica tale da poter imporre i propri “dictat”, vedi caso della visita del Dalai Lama in cui le autorità Cinesi, non hanno “avvertito” per vie diplomatiche come sarebbe stato normale (e doveroso) del fatto che non gradissero che a tale visita venisse data troppa evidenza ed ufficialità ma hanno, molto direttamente e brutalmente, informato Comune , Provincia e Regione (Enti con i quali una nazione straniera non ha ragione d’interloquire direttamente) che se essi avessero dato una qualche “ufficialità” all’evento, la Cina avrebbe applicato, direttamente ed immediatamente, misure di boicottaggio economico nei confronti delle aziende lombarde !

    • Angelov

      Il grande regista spagnolo Luis Bunuel, nell’ autobiografia pubblicata per suo volere solo dopo la sua morte (Mon dernier soupir) , accennando al potere dei Media nella società contemporanea, lo definisce il quinto cavaliere dell’apocalisse.
      Di questo libro esiste una traduzione in italiano, la cui lettura consiglio vivamente a tutti quegli intellettuali che non volgono lo sguardo indispettito altrove dalle vicende politiche, ma sono disposti ad entrare in contatto con uno di quei grandi artefici che hanno anticipato e vissuto in prima persona i grandi eventi culturali del novecento.

      Certo che DIVAGARE dalle Pussy Riot, alle Femen, ai Tibetani e poi a Bunuel, può sembrare dispersivo e fuorviante; ma se fosse ridotto a questo, sarebbe un vedere solo un aspetto della questione, che proprio perché è culturalmente stimolante, ha sollevato un tale polverone.
      Del resto l’articolo è un po’ mirato a sollevarlo, visto che si cita nientemeno che l’affare Dreyfus.

  • Gentile And (anonimo),

    in via del tutto eccezionale, chiedo alla Redazione il permesso di postare un link di un video da YouTube, affinchè tale And, ed altri, si rendano conto di quello che dico.

    http://www.youtube.com/watch?v=ZCm-s-vTebA

    Secondo voi, è giusto, dare fuoco con azione premeditata, ad un furgone, pagato dalla collettività, e poi postare il video? Voina, Pussy Riot o come cavolo si fanno chiamare?

    Questa volta rispondo, non lascio cadere la cosa. Per il G8, io dico quello che mi pare, caro anonimo And.

    • And

      Spiacente ma vedo solo un video con alcune persone al buio che incendiano qualcosa. Quelle sarebbero le tre ragazze arrestate? Se poi è così gentile da tradurre dal russo cosa c’è scritto nei commenti magari sarebbe meglio, io purtroppo il cirillico ancora non l’ho studiato.
      ps.dica pure quello che le pare, io mi firmo come mi pare.

      • Senta And,

        il video me lo ha inviato e tradotto una mia amica di Mosca, che conosco personalmente. Non so cosa dirle di più. E’ opera loro. Io stavolta non mollo, mi sono stancato di anonimi, di persone disinformate, e perditempo.

        Dovete, ripeto DOVETE, imparare a rispettare, ma soprattutto a rispettare VOI stessi. Se scrivete in anonimato, significa che NON SIETE nessuno. Non vi considerate degni neanche di avere un nome.

        Ma stavolta non mollo, risponderò ad oltranza, fino a quando la Redazione me lo permetterà, ovviamente.

  • La ‘Nuova Politica’ del XXI secolo:
    Una rivendicazione di pseudo-sinistra, delle (belle) donne nude, qualche riferimento alla cultura ‘pop’, un buon documentatore / giornalista, una manciata di simboli religiosi da distruggere, una generica rabbia, un uso performativo dei linguaggi estetici, le conoscenze ‘giuste’, una motosega …
    Cui – davvero – prodest?

    http://www.facebook.com/SpaziDocili

  • Perchè, qua in Italia, i famosi “diritti umani” sono presenti?

    -Paese con più tasse al mondo;
    -Nessun sussidio a chi è disoccupato;
    -Ergastolo (molto differente dalla tortura?);
    -Immigrati in centri di raccolta e poi espulsi;
    -Giustizia lentissima, praticamente inesistente;
    -Concorsi, esami, e simili, sappiamo come sono;
    -Malasanità (le vorrei raccontare cosa ho visto);
    -Terrorismo ancora attivo, vedi qua a Bologna, Biagi;

    Ed ognuno di noi può continuare ancora molto, credo.

  • Angelov

    Dottor Santoro, ed anche coloro che sono prevenuti nei confronti degli pseudonimi; vorrei che desse una scorsa a questo elenco di persone che hanno scelto di firmarsi non con il loro nome, ma con uno pseudonimo:
    Fred Astaire – Frederick Austerlitz;
    Beato Angelico – Giovanni da Fiesole;
    Alberto Moravia – Alberto Pincherle;
    Woody Allen – Allen Steward Konigsberg;
    Guillaume Apollinaire – Wilhelm Apollinaire de Kostrowitsky;
    Anouk Aimèe – Francoise Surya Dreyfuss;
    Tony Curtis – Bernard Schwartz;
    Filippo de Pisis – Luigi Tibertelli;
    Bob Dylan – Robert Allen Zimmerman;
    ma se vuole continuare, può andare su Wikipedia e cliccare “Elenco di Pseudonimi”, e potrà constatare quanto è lungo l’elenco di quelli che, come li definisce lei, “non si considerano degni di avere un nome”, non essendo nessuno.
    Buonasera.

    • e non mi citi voltaire?? vergogna!
      ;)

      • Angelov

        X MEG
        Voltaire era Francoise-Marie Arouet e
        omaggio della ditta, ti do anche uno Stalin – Iossif Vassariònovitch Djugasshvili,
        e dulcis in fundo una Dita von Teese – Heather Renée Sweet

  • Grazie Angelov,

    che mi creda o no, molti di questi pseudonimi li conoscevo già; ma io non parlo di pseudonimi ( o nomi d’Arte). Io parlo di anonimato, è ben diverso. O no?

    Ma…nessuno dice più niente sui video?

    E delle loro orge organizzate in luogo pubblico? E del pisellone disegnato su di un ponte? Non pensate che dopo essere stati identificati dalla Polizia, questi antecedenti, abbiano pesato sulla sentenza riguardo la performance nella Chiesa?

    Devo continuare con altri esempi?

    PS Sai quanto me ne frega di Wikipedia….ma uscite un po’ dal falso mondo di Internet, ed usatelo invece per fare più soldi…!

    • Angelov

      Ho visionato i due documentari.
      Il primo, quello del furgone incendiato nella notte di Capodanno 2012 a San Pietroburgo, non ha nulla a che vedere con le Pussy Riot.
      Il secondo, quello di quel gruppo di ragazzi che fanno irruzione nel tribunale per inscenare un concerto improvvisato, e la reazione dei poliziotti, molto composta per la verità, mi ha colpito nel senso che ha mostrato una società, quella russa, dove c’è molta più tolleranza di quanto si pensi.
      Anche alla fine del processo alle tre attiviste, è stato dato loro il diritto di leggere le proprie “motivazioni”.
      Forse questi gruppi più o meno pacifisti, danno la possibilità, anche a chi è all’esterno del pianeta Russia, di avere una visione quasi dall’interno: in questo senso aggiungono una valenza culturale in più al loro operato.
      Ma anche in questo caso, chi ha orecchi per intendere, intenda…

  • Caro Angelov,

    grazie per essersi degnato di avere visionato i video, è un onore per me. Quindi, secondo lei , queste cose ( anche il furgone è opera loro) NON possono incidere per una condanna?

    Qua si rischia che passi il messaggio che con la scusa dell’Arte, si possa fare ciò che si vuole!

    Ma dove è la valenza culturale? Cosa c’entra l’Arte con la cultura? Al giorno d’oggi, cè’ bisogno di queste cose, per avere una visione quasi dall’interno della Russia?

    Dopo che abbiamo Wikileaks, Google street, YouTube, ecc.ecc. secondo lei c’è ancora bisogno di queste operazioni per sapere cosa succede all’estero?

    Pazzesco.

    • Angelov

      Ma questi interventi, hanno dei precedenti nella storia dell’arte del ‘900.
      I Dadà, i Fluxus e gli stessi Futuristi.
      Solo che oggi i controlli sulle società si sono fatti più stretti, ovunque.
      E poi ripeto, il furgone bruciato, un cellulare utilizzato per i trasferimenti dei detenuti, NON ha nulla a che vedere con le Pussy Riot, che sono di Mosca e non di San Pietroburgo.
      E’ comunque una mia opinione personale.
      Lei si chiede cosa c’entra l’Arte con la Cultura.
      Forse lei opera in un contesto culturale, dove l’aspetto pratico, più quello teorico o progettuale, è in prima istanza, e questo implica una esposizione ed una responsabilità che dipende anche da fattori su cui non può avere un controllo completo, ma che è ridefinito giornalmente dall’andamento dei mercati, della politica esterna e da altre imponderabilità.
      Onde per cui posso capire i suoi dubbi riguardo delle prassi artistiche che sono al limite del legittimo, sia nell’ambito culturale che, come in questo caso, anche propriamente legale.
      E’ un terreno minato, e forse sarebbe anche bene evitarlo; ma è comunque compito di ogni intellettuale onesto, stabilire e mantenere quella giusta distanza dai fatti, per cercare di impedire che cadano preda di interpretazioni o manipolazioni che nulla hanno a che fare con la loro verità intrinseca.
      Ma vorrei anche aggiungere, che come il tempo guarisce le ferite, così forse può il silenzio.

  • Ma lei scrive per commentare, o per fare lezioni?

    E’ comodo rispondere solo alle domande che possono dare un po’ di visibilità, vero?

    • Angelov

      Ok, mi ponga una domanda: spero sia alla mia portata.
      Ma non se la prenda…

      • Ecco la mia domanda:

        -Perchè usa l’anonimato?

        (Alessandro Querci?)

        • Angelov

          Purtroppo la sua domanda è fuori dalla mia portata.
          Sono solo, ho la pensione minima, neanche i soldi per le sigarette, a volte rimango a letto con le persiane abbassate per far passare più in fretta il tempo, nessun amico dato il mio pessimo carattere, ripudiato anche dai parenti, e l’unica cosa che mi è rimasta a Artribune, la mia ultima ancora di salvezza.
          La prego, non mi danneggi.
          E se il mio vero nome fosse Barbablù, o Balilla Vercingetorige, lei se la sentirebbe di firmarsi al mio posto?

  • Un pò come avveniva negli anni settanta. Combattere per avere la libertà di fare qualcosa che va solo a vantaggio del mercato della prostituzione!? Essere liberi di offendere ed inguiriare?

  • Gentile Calamita,

    io sono della convinzione che la maggior parte delle persone sprechi la propria vita, e soprattutto, sprechi tempo (che non tornerà più), scrivendo anonimatamente le cose che può leggere sopra, le quali si commentano da sole.

    Credo quindi, che anche le Pussy Riot facciano parte di quella fetta di popolazione anzidetta; ma io stavolta, rispondo ad oltranza, sono curioso di vedere fin dove possano arrivare i commenti, che sono tutti fuori tema, tutti verso una autoglorificazione , dicendo di aver “letto” libri (mentre intanto il mondo va sempre più veloce…).

    E’ un mio personale lavoro di ricerca. Sociologia, Antropologia. Anonimato dell’anonimato, ecco.