È l’India, la nuova Svizzera del mondo. E allora gli 80mila euro del BSI Swiss Architectural Award vanno allo Studio Mumbai

Nelle precedenti edizioni l’attenzione è sempre andata ad aree tangenziali rispetto al dibattito architettonico globale, con vincitori come Solano Benitez (Paraguay) e Diébédo Francis Kéré (Burkina Faso/Germania). Quest’anno il BSI Swiss Architectural Award, uno dei premi di architettura più significativi a livello internazionale, dotato fra l’altro di 100mila franchi(qualcosa come 83mila euro) sceglie un ambito […]

Studio Mumbai - Copper House 2 by Helene Binet

Nelle precedenti edizioni l’attenzione è sempre andata ad aree tangenziali rispetto al dibattito architettonico globale, con vincitori come Solano Benitez (Paraguay) e Diébédo Francis Kéré (Burkina Faso/Germania). Quest’anno il BSI Swiss Architectural Award, uno dei premi di architettura più significativi a livello internazionale, dotato fra l’altro di 100mila franchi(qualcosa come 83mila euro) sceglie un ambito in forte transfert come quello indiano, premiando lo Studio Mumbai, fondato proprio a Mumbai da Bijoy Jain.
Il riconoscimento – promosso da BSI Architectural Foundation, con il patrocinio dell’Ufficio Federale della Cultura a Berna e dell’Accademia di architettura di Mendrisio (Università della Svizzera Italiana), e organizzato dall’Archivio del Moderno di Mendrisio – premia il lavoro di giovani architetti “i cui progetti si siano distinti per la particolare sensibilità al contesto paesaggistico, ambientale e sociale, contribuendo al dibattito e alla pratica architettonica contemporanea”.
Studio Mumbai – quartier generale in uno studio/atelier nel cuore di Mumbai, ma hanno progettato edifici in tutta l’India – è un gruppo formato da architetti ed artigiani che progettano e realizzano direttamente le loro opere. Tutti i loro progetti prendono vita dalla tradizione artigianale locale “e dall’ingegnosità che nasce dalla limitata disponibilità di risorse e si sviluppano attraverso un dialogo serrato tra architettura e paesaggio”.

CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.