È una giostra estrema? No, è un’opera d’arte pubblica. Paola Pivi torna a capovolgere areoplani. Stavolta lo fa a Central Park e il velivolo ruota a 360 gradi

A Paola Pivi gli aeroplani piacciono parecchio. Nel 1999, alla Biennale di Venezia, aveva capovolto un caccia Fiat G-91, esposto poi anche nella personale del 2006 alla Fondazione Trussardi. Nel 2009 invece il viaggio in aereo l’ha fatto fare a ottantaquattro pesci rossi, che hanno sorvolato, in altrettante palle di vetro, il mare di Tasman. […]

Paola Pivi, How I Roll, 2012 - courtesy of The Public Art Fund

A Paola Pivi gli aeroplani piacciono parecchio. Nel 1999, alla Biennale di Venezia, aveva capovolto un caccia Fiat G-91, esposto poi anche nella personale del 2006 alla Fondazione Trussardi. Nel 2009 invece il viaggio in aereo l’ha fatto fare a ottantaquattro pesci rossi, che hanno sorvolato, in altrettante palle di vetro, il mare di Tasman.

Stavolta, l’artista milanese l’aeroplano – un piper Seneca a sei posti – ha deciso di farlo assurdamente volteggiare, come un agile ginnasta, intorno a un perno. L’installazione, prodotta dal Public Art Fund di New York, si intitola How I Roll e sarà attiva a Central Park (Doris C. Freedman Plaza) fino al prossimo 26 agosto.

– Valentina Tanni

www.publicartfund.org/PaolaPivi

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Angelov

    Per i NewYorkesi così traumatizzati dai recenti avvenimenti di voli di aerei, nel loro cielo pieno di grattacieli, quest’opera deve sembrare un diversivo, ed sortire forse un certo effetto terapeutico; anche se, come del resto in tutti gli US, la cultura del volo è molto sviluppata e presente, per cui l’istallazione sembrerà anche qualcosa di molto familiare.

  • orc

    ho conosciuto un ragazzo che ha il brevetto di volo,
    mi ha chiesto se voglio fare un giro

  • anna

    bello. l’effetto addomesticato dalla rete di sicurezza sotto….

  • mario

    che palle

  • Ivan

    Siamo alle cozze…

  • Angelov

    Vorrei far notare che è molto più facile e veloce demolire, che costruire; sia come lavoro muratoriale che intellettuale.
    Quanti anni per costruire un grattacielo, per poi vederlo venire giù in pochi secondi.
    E così anche per una reputazione.
    Si finisce sempre con l’essere giudicati dagli altri o dalle circostanze, con lo stesso metro di giudizio, con cui abbiamo vagliato ciò che ci stava intorno.
    A chi non accetta questo, va solo riconosciuto il diritto di sbagliare e di verificarlo di persona.

  • Massimo Asti

    Paola Pivi, la migliore di quel gruppo di Garutti. Continua a portare avanti il suo lavoro rendendo letteralmente orgogliosi tutti gli italiani.
    Complimenti Paola!

  • Mr.Penny_95

    Da pilota non riesco a comprendere molto bene il senso dell’opera (soprattutto quando ad essere capovolti sono un oramai raro G-91T od un Westland Wessex)…in ogni caso i miei più sentiti complimenti a chi ha scritto l’articolo: siete i primi che non solo non scrivono bestialità tipo “ultraleggero bimotore tipo PiperCessna” ma avete pure azzeccato il modello esatto, bravi ;)