Enzo Ferrari, il papà della mitica auto da corsa, adesso ha il suo Museo. Nella natia Modena. Tutti i dettagli del progetto architettonico, firmato Jan Kaplicky

Due strutture accostate, diversissime tra loro, a rappresentare il passato e il futuro della maison Ferrari, le sue radici e il suo domani. Si è inaugurato il 10 marzo a Modena il MEF, Museo Casa di Enzo Ferrari (1898-1988), patron della celebre casa automobilistica, che in quel terreno era nato e cresciuto. Al manufatto esistente, […]

Enzo Ferrari

Due strutture accostate, diversissime tra loro, a rappresentare il passato e il futuro della maison Ferrari, le sue radici e il suo domani. Si è inaugurato il 10 marzo a Modena il MEF, Museo Casa di Enzo Ferrari (1898-1988), patron della celebre casa automobilistica, che in quel terreno era nato e cresciuto. Al manufatto esistente, datato 1830 (dove c’erano un tempo la casa natia del “Drake” e l’officina del padre Alfredo) si affianca oggi una nuova struttura, disegnata da Jan Kaplicky, architetto ceco scomparso nel 2009, fondatore del gruppo Future System con cui vinse il concorso di progettazione nel 2004. Ripreso da Andrea Morgante – suo socio di allora e oggi capo di Shiro Studio – il progetto non ha subito modifiche rispetto alla versione originaria.
Materiali dal forte impatto cromatico e una grande scocca sinuosa, che si rifà al design automobilistico: lo si evince in particolare dalle dieci fenditure sul tetto in alluminio, che oltre a garantire illuminazione e ventilazione naturale ricordano le prese d’aria delle macchine da corsa. Ma perché il giallo? Una domanda d’obbligo, visto che si parla di Ferrari. Del rosso Ferrari. Eppure quel giallo è lo stesso della scritta, del logo, del famosissimo cavallino, della città di Modena. E la scelta del rosso, in fondo, sarebbe stata banalissima.

La parte nuova ha sembianze fluide, muri continui, con un soffitto simile a una membrana traslucida capace di diffondere una luce quasi iridescente. La grande vetrata del prospetto principale gode di un’inclinata di 12.5 gradi ed è sostenuta da tiranti in acciaio pre-tesi che scompaiono, liberando la facciata da impurità strutturali. Oltre a possedere appeal architettonico, l’edificio – che ospita a rotazione 21 automobili storiche – è il primo museo in Italia a utilizzare quasi solo energia verde e tecnologie integrate ad altissimo risparmio energetico. Un intervento rispettoso dell’ambiente, dunque, come rispettoso è stato l’innesto del nuovo ambiente espositivo di 470 mq all’interno del capannone antico, dove – fatte salve due strutture in acciaio, volute dalla normativa antisismica – nulla è stato modificato. Nemmeno il bellissimo tetto in capriate lignee.
L’allestimento, curato da Andrea Morgante, è costituito da lame bianche dai profili smussati, simili a pagine di libri verticali che aiutano il visitatore a leggere, per sequenze di oggetti, parole e fotografie, la storia di un uomo e di una vita. Uno spazio che, assecondato da un’ illuminazione perfettamente calibrata, risulta impalpabile, originale e pieno di grazia.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.