Uno scivolo al museo. Dopo la Tate di Londra, Carsten Höller porta il suo famoso serpentone al New Museum di New York. E c’è anche una piscina…

Un tubo trasparente lungo quasi quaranta metri è il pezzo forte della retrospettiva di Carsten Höller appena inaugurata al New Museum di New York, significativamente intitolata Experience. Scivolare all’interno del mega serpentone, un modo veloce e alternativo di passare dal quarto piano del museo al secondo senza usare le scale, è effettivamente un’esperienza. Chiunque abbia […]

Carsten Höller al New Museum, foto the Gothamist

Un tubo trasparente lungo quasi quaranta metri è il pezzo forte della retrospettiva di Carsten Höller appena inaugurata al New Museum di New York, significativamente intitolata Experience. Scivolare all’interno del mega serpentone, un modo veloce e alternativo di passare dal quarto piano del museo al secondo senza usare le scale, è effettivamente un’esperienza. Chiunque abbia avuto l’opportunità (e il coraggio) di farlo alla Tate Modern di Londra, qualche anno fa, può testimoniare del carattere non esattamente “ludico” della discesa e di qualche livido accumulato come souvenir. Lo scivolo ha infatti delle scomode giunture metalliche all’interno e si prende velocità molto rapidamente. Volendo si possono usare elmetti e paragomiti, ma sarà comunque necessario firmare una liberatoria lunga due pagine per interagire con questa e anche con altre opere.

Tra le installazioni visitabili al New Museum, tutte incentrate sull’interazione con il visitatore, c’è anche una piscina. Si chiama Psycho Tank, ed è una camera di “privazione sensoriale” che genera una strana sensazione di “uscita al corpo” grazie a un ambiente surriscaldato e all’uso di sale di Epsom (epsomite). E naturalmente c’è anche una giostra, marchio di fabbrica inconfondibile di Höller (ne porterà una versione anche al Macro di Roma tra poco più di un mese per il progetto Enel Contemporanea).

– Valentina Tanni

www.newmuseum.org
experiencewiki-newmuseum.tumblr.com


CONDIVIDI
Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • francesca

    bellissima la città di londra la mia amica eleonora e andata