“Nessuno spazio per elaborare un progetto”. Andrea Galvani in video: ecco com’è andata con Sgarbi a New York

Non potevamo farci sfuggire l’occasione, e infatti non l’abbiamo fatto. Alla MIA Art Fair c’era una lectio magistralis di Andrea Galvani, uno dei “fantastici quattro” invitati da Vittorio Sgarbi per la mostra all’Istituto Italiano di Cultura di New York per il padiglione italiano alla Biennale di Venezia, alla quale – così come Luisa Rabbia, Francesco […]

Non potevamo farci sfuggire l’occasione, e infatti non l’abbiamo fatto. Alla MIA Art Fair c’era una lectio magistralis di Andrea Galvani, uno dei “fantastici quattro” invitati da Vittorio Sgarbi per la mostra all’Istituto Italiano di Cultura di New York per il padiglione italiano alla Biennale di Venezia, alla quale – così come Luisa Rabbia, Francesco Simeti e Andrea Mastrovito – ha detto no.
Ma come sono andate le cose? Perché avete rifiutato? Come l’ha presa Sgarbi? Da quelle parti passava – “casualmente” – la nostra Sara Soldano, che ho ripreso il tutto in questo video. Alzate il volume, e poi diteci la vostra!

  • La posizione di Andrea, che è un artista molto serio, sono certo condivisibili.
    Certo andrebbero conoscute le condizioni precise contenute in quella lettera ufficiale d’invito, ma anche se non ufficialmente, ufficiosamente sono note…
    D’altra parte invitare centinaia di artisti in un calderone privo di senso è già di per sé una condizione inaccettabile per chiunque concepisca questo lavoro con un minimo di serietà.
    E’ piuttosto patetico poi sentire che Sgarbi abbia telefonato per chiedere se il rifiuto dipendeva da una questione politica…. Incredibile che non si renda conto che prima di essere un esponente politico è semplicemente un cialtrone.

  • skl

    le questioni che galvani descrive come “indecenti” sono le seguenti: 1) nessun buget. 2) spese di trasporto a carico degli artisti 3) una formula perentoria da parte di artemisia di acquistare almeno 50 cataloghi a testa e nessuna copia omaggio – nessuna. Artemisia si sta tenendo tutti i soldi e sgarbi pure. altrochè! Sgarbi sei un caprone. Bondi sei un crotalo.

    • Guido

      Mi domando cosa osta alla pubblicazione della lettera di Artemisia? La società in questione è stata incaricata dal Ministero ,quindi da un ente pubblico che ha l’obblico della Trasparenza ,non è una corrispondenza tra privati coperta dalla privacy! Se Artemisia ha richiesto .”1) nessun buget. 2) spese di trasporto a carico degli artisti 3) una formula perentoria da parte di artemisia di acquistare almeno 50 cataloghi a testa e nessuna copia omaggio – nessuna.” , è di una tale gravità che il Ministero non può essere tenuto all’oscuro,Sgarbi o non Sgarbi.

  • whitehouse

    Le proposte indecenti sicuramente consistono nel considerare l’artista una sorta di accessorio intercambiabile. Non c’è rispetto, oltre che per una fatto di ignoranza, perchè l’artista vive una crisi di ruolo immerso in una saturazione di progetti e proposte creative esterne. Questo è il punto: gli artisti non hanno peso nella negoziazione perchè vivono un ruolo debole e non incidente. Perchè per 4 artisti che rifiutano ce ne sono 1000 che accettano tranquillamente; e non c’è una critica che ci dice perchè questi 4 debbano essere “migliori” dei 1000 che accettano. Se l’artista persevera nel vole fare il “terrorista” con barba e baffi, lo fermeranno sempre di più. E non si tratta di fare la rivoluzione, ma di ripartire da una riflessione di ruolo e di linguaggio. A questo proposito segnalo questa intervista a Stefano Mirti:

    http://whitehouse.splinder.com/post/24545584/arte-design-caffe-te-me

  • angelo bellobono

    Gli artisti che hanno rifiutato da tempo sono molti, noti e meno noti.

  • Ok

    Ma…

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Epilogo di una Biennale d’Arte, meravigliosamente catastrofica.
    Un giorno uno dei tanti Re tromboni, decise di nominare un direttore per organizzare mostre e diffonderte l’arte all’interno e fuori di una specie di “circo” , chiamato “Padiglione Italia” . Il nominato salì subito e felicemente sul trono. Per quale ragione non si sa con esattezza, ma si pensa per motivi politici. Durante il suo mandato, si svilupparono tra critiche e polemiche le cosiddette belle arti italiche. In ogni città e borgo sperduto non si parlava che di questo. Plotoni di artisti, furono invitati all’evento . Un vero miracolo di partecipazione che aveva contagiato non solo artisti ma una molititudine di gente acculturata. L’arte, finalmente, non era più un fenomeno d’elitè, ma di massa. Tanta gente aveva soppiantato TV, calcio, sesso, lotterie, vacanze, internet, ecc..per interessarsi di arte. Perfino i disoccupati, i parrucchiere, carrozzieri, falegnami, veline, commesse, casalinghe, indossarono coccarde con la scritta “W il Padiglione Italia”. Pensate che in cucina, una casalinga calabrese che stava impastando la farina e che doveva fare una pasta a forma d’uccello la fece invece a forma di capra. Un professore di belle arti, che per caso passava davanti alla finestra dove stava lavorando la casalinga, notò il suo grande talento e gli fece fare una capra in marmo bianco di Carrara, anziché di pasta.

  • Scegliere Sgarbi come bersaglio è sintomo di astinenza da consumo di nemico.
    Tanto vale andare al Luna Park e fare esercizio di tiro agli orsacchiotti.
    è altresì evidente che risultano assenti spiriti d arte ( li nomino in questo modo perché l’aggettivo artista mi fa profondamente schifo talmente divenuto così volgare) altrimenti non ci troveremmo di fronte ad una massa di squallidi salariati che chiedono di essere posti ai lavori forzati.

    • Cristiana Curti

      Caro Lorenzo, mai tuo commento fu migliore di questo, e mi perdonino i salariati. Sull’altra sponda del mare si iniziano nuovi mondi, noi non siamo capaci di far fronte alle emeregenze più banali della nostra cultura e ci picchiamo di far parte dell’Occidente. Quale greco, quale sannita, osco, falisco, sicano, apulo, etrusco, ausonio, sabino, volsco, sicano, ligure, ueneto, apulo, camuno, sardo, messapico, romano, avrebbe mai accettato un disonore simile?

  • È vero che stiamo sperimentando la semi destra culturamente più stracciona e delinquenziale dalla’unità’ di questo paese ma è altrettanto reale la presenza di uomini di una formale sinistra che hanno scambiato le idee di umana libertà per in piatto di lenticchie.
    Quella Italiana è la sinistra più baldracca del mondo.rp

  • È vero che stiamo sperimentando la semi destra culturamente più stracciona e delinquenziale dalla’unità’ di questo paese ma è altrettanto reale la presenza di uomini di una formale sinistra che hanno scambiato le
    idee di umana libertà per in piatto di lenticchie.
    Quella Italiana è la sinistra più baldracca del mondo.rp

  • Cristiana cara hanno tutti un curriculum.
    E non si vergognano di andarmene fieri.
    E pensare che Kafka raccomando’ che dopo la sua morte si facesse in falò’ di ogni sua cosa. Pensa in Po’ .

  • ma

    vergognarsi? cioè un giovane artista, o un artista magari sfortunato o perchè no poco intraprendente, o magari uno che pansa solo a lavorare e non a frequentare salotti, dovrebbe vergognarsi del suo curriculum? oppure dovrebbe vergognarsi di partecipare a una mostra per la quale c’è stato comunque qualcuno che ha pensato a lui e non a mille altri?
    amici miei, piuttosto vergognatevi voi, se volete, di pontificare così superficialmente su esistenze che non conoscete, in mezzo alle quali ce n’è sicuramente qualcuno interessante
    più di qualcuno che si sente appagato nello sparare sentenze davanti a uno schermo che non può restituire obbiezioni…

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    C’era una volta un artista, che visse in silenzio e operava in penombra, lontano dai riflettori della mondanità. Era felice e soddisfatto della sua vita, finchè un giorno, forse per futili sentimenti di gloria, si chiese se l’arte contemporanea non fosse regolata dal denaro e da norme immanenti. Fu così che bruciò tutta la sua opera, senza lasciare tracce. Con questo gesto, non intendeva mettere in dubbio il valore del la sua arte, ma l’esistenza del denaro e delle leggi che le fanno da padrone.

  • Si sentiva la mancanza del solito difensore delle cause inventate e la provvidenza anche questa volta ci ha fatto dono.
    Non è forse così MA nostro manovale della bisogna? abbi l accortezza prima azzannare di leggere con attenzione. Ho scritto di coloro che
    rivendicano l identità di artisti attraverso la esibizione di un burocratico curriculum. C e’ qualcosa di strano? É proibito esprimersi Su partribune? Non ho nessun problema a dirlo in faccia a chicchesia . Piuttosto evita di fare della gratuita morale circa il fatto che si comunica scrivendo Su una tastiera perché anche tu fai Lo stesso e sappi che non ho difficoltà a dirtelo ad esempio al cellulare o se fosse possibile a quattrocchi.
    Ma guarda in Po’, questo don chisciotte dei nessuno.

  • Caro Lorenzo, condivido l’amarezza del tuo primo commento e lo sconforto per la vicenda del Padiglione Italia 2011. Ma, a aprte ilf atto che “artista” e’ un nome e non un aggettivo, davvero mi dispiace che tu dica che ti fa “schifo” perche’ sarebbe divenuto “cosi’ volgare”. Artista e’ il nome comune che si attribuisce a (o si auto-attribuisce) chi “fa arte” in genere, nella pletora odierna di artisti, c’e’ di tutto (ma ci fu e ci sara’ sempre “di tutto”). Ci sono quelli che tu chiami “salariati” che chiedono di essre posti ai lavori forzati, quelli che, per una riga in piu’ sul loro CV, farebbero carte false e per scrivere “invitato al Padigline Italia della Biennale di Venezia 2011” sono pronti a prostituirsi (metaforicamente e fisicamente) …ma ce ne sono anche altri, probabilmente molto piu’ numerosi, di altro stampo e, l’articolo che stiamo commentando o il post di Angelo Bellobono, ce ne danno puntuale testimonianza. E’ vero quanto diche “whitehouse” a proposito della situazone attuale “gli artisti hanno un ruolo debole e non incidente” e questo, in una societa’ basata sull’ “esserci” e sul “comparire”, porta molti a comportarsi in modo eticamente riprovevole o almeno discutibile. Vorrei pero’ che non si dimenticasse che, alla fin, fine, un artista doverbbe essere giudicato dal suo lavoro, o meglio, per essere piu’ precisi, che di un artista (come di qualsiasi altro professionista o lavoratore che dir si voglia) occorre distinguere il giudizio “etico-morale-sociale” sulla “persona”, dal giudizio “artistico”.
    Anche grandi Maestri del passato non sono stati (o non sempre sono stati) esempi edificanti, da un punto di vista etico-morale-sociale, cio’ non toglie che noi ammiriamo, studiamo, amiamo e conserviamo con cura il loro lavoro e li consideriamo patrimonio dell’umanita’ di valore inestimabile da studiare e tramandare ai posteri perche’ la loro “lezione” artistica (non certo quella etico-morale-sociale) possa continuare a dare frutti.
    Un’altra cosa non dovremmo dimenticare : la critica artistica e’ nata presbite, ci vede bene “da lontano” ma poco e confusamente “da vicino” … anche i grandi Maestri di cui sopra sono stati dei “contemporanei” e difficilmente la critica loro contemporanea li ha accolti a braccia aperte e riconosciuti al loro apparire e questo dovremme ricordarlo sempre quando emettiamo giudizi sull’arte contemporanea, ricordarci, cioe’ che probabilmente la nostra capacita’ di giudizio e’ parzializzata ed “annebbiata” da cio’ che abbiamo “visto ed incominciato ad apprezzare” ieri o ier l’altro.
    La situazione del Padiglione Italia e’ un esempio paradigmatico della brutta situazione attuale ma puo’ essere anche un “giro di boa”: spesso avvenimenti “intrinsecamente negativi” lo sono.
    In ogni caso mentre la vicenda del “Padiglione Italia”, della “convocazione” e delle condizioni “proposte” agli invitati sono sicuramente da criticare e meritano le proteste che hanno sollevato, mentre il giudizio sull’etica e la professionalita’ di chi le ha accettate e subite e’ perfettamente lecita ed e’ anche salutare (e segno che che, almeno, siamo ancora capaci di scandalizzarci di cose simili), il giudizio “artistico” del Padiglione Italia e dei singoli lavori potremo solo pronunciarlo il giorno dopo l’apertura e, nel farlo, dovremmo essere cosi’ abili da saper prescindere da tutto quel che di negativo pensiamo sulla vicenda e sulle “persone” di essa protagoniste e possibilmente, ricordandoci che il nostro sara’ comunque un giudizio “a caldo” e quindi “presbite” .
    Ma sopratutto, per favore, non facciamo d’ogni erba un fascio e non diciamo che il nome “artista” ci fa schifo perche’, facendolo, offendiamo, assieme a coloro che abbiamo in mente nel farlo, molti altri che proprio non lo meritano e che hanno diritto di non vergognarsi affatto nel definirsi artisti.
    In ultimo, del commento di “ma”, certamente condanno la seconda parte, ma lo hai gia’ fatto tu meglio di me, pero’ il quesito che lui pone non e’ un quesito ridicolo o di poco conto: ammesso che tra i convocati ci sia qualcheduno che appartenga alla categoria dei “giovani semi-sconosciuti” o degli “sfortunati” e di coloro che “lavorano seriamente e non frequentano salotti” e scopra, attraverso la convocazione, che qualcheduno, non sollecitato, ha pensato a lui ed al suo lavoro per una mostra alla quale, siamo onesti, tutti, alle opportune condizioni, saremmo piu’ che onorati di partecipare, che dovrebbe fare?
    Non e’ una domanda da poco! Proviamo a metterci nei panni di questo ipotetico artista. L’unica vera consolazione e’ che, almeno io credo, si tratti davvero e solo di un soggetto ipotetico da “caso teorico di studio”,

    • Cristiana Curti

      Chiedo scusa se mi intrometto. Ho un’idea specifica e articolata intorno a questo “pasticciaccio brutto del Padiglione Italia” di quest’anno e non avrò problemi a ribadirla anche a “cosa avvenute”, ovvero a visita effettuata.

      E’ l’impostazione critica (inesistente) che fa acqua e che quindi, a prescindere dalla qualità dei lavori e degli artisti presentati, determina per me la débacle anticipata della faccenda (non lo chiamo progetto perché sarebbe troppo). Il mio giudizio, per ciò che vale, è chiaro da ottobre scorso.

      Oggi però sappiamo quello che neanche nei peggiori incubi potevamo profetizzare. Gli inviti mandati a caso, senza che la maggior parte dei “coscritti” sia al corrente del perché sono stati scelti, un’ “entità superiore” che con prestampati ti convoca come il biglietto della lotteria farlocco che compare appena accendi il PC (hai vinto! clicca qui e vedrai!), la lista di appartenenza dove dicono di averti inserito che magari non c’entra con la tua regione di residenza né con quella dove lavori perlopiù, non una riga di spiegazione sul genere di opera richiesta, ma chiarissimamente definito l’obbligo di pagarsi il “pedaggio per il paradiso” di tasca propria – se ti sposti dal veneto alla toscana con la tua opera, che devi sperare sia una piuma in una bottiglia altrimenti devi provvedere a trasporti e imballaggi, con quali soldi pernotti, con quali mangi, con quali ti sposti? Non è già questo un odioso discrimine, anche solo per la scelta (inevitabile) delle opere da esporre? -. La maggior parte dei nominati nelle famose liste di padiglione e regioni non sapeva neppure di esserlo e stanno (giustamente) rifiutando in massa, talché di quelle liste – che nessuno aggiorna – non si sa davvero chi parteciperà al nostro incontro più importante con il contemporaneo al quale TUTTO il mondo, invece, contribuisce con deferenza tranne noi.

      E ciò accade mentre tabloid e diversi commentatori, compresi i famosi “intellettuali” che scelgono nomi discutibili o si adeguano alla più consueta abitudine clientelare, il tutto pur senza colpa perché chiamati a fare ciò che non sanno e lo fanno senza motivazione e con ENORME perplessità, si accapigliano sul “viva Sgarbi, abbasso Sgarbi”, come se fosse il desso a essere giudicato artisticamente (all’estero è considerato un critico di minimo valore e un referente politico di nessuno, visto anche il “lavoro” prodotto nella sua comparsata come assessore alla cultura di Milano, laddove si è distinto più per la coloritura degli insulti al Sindaco e ai critici stranieri che ancora per poco avrebbero accettato di partecipare a programmi condivisi, che per le relazioni coltivate con i diversi Enti culturali nazionali e internazionali e per le mostre memorabili progettate).

      L’unico esito certo del Padiglione Italia 2011 è dividere la già poco coesa comunità artistica italiana che di sicuro non aveva bisogno di scannarsi per le briciole che il potere ogni tanto lascia cadere dall’alto. Briciole sporche, demoralizzanti, disonoranti.

      E la balla della demagogica “pulizia” che si vuol fare della fantomatica “cricca” delle gallerie è cosa che non regge neppure un secondo, sin da subito. A meno che uno non viva nel paese degli hobbit o non voglia deliberatamente vedere (ma allora sono fatti suoi…).

      Se mai ci sarà un buon artista, fra i 20.000 o 20 che rimarranno, non sarà possibile che il pubblico lo trovi, perché sarebbe come individuare un bicchiere in vero vetro di Murano in un mercato delle pulci di quart’ultima. Quasi impossibile e solo per espertissimi (che, naturalmente, verranno contestati, perché si griderà al “siamo tutti degni, come ti permetti di giudicarci!”). Un gioco stupido e al massacro, esiziale per l’arte italiana, che ha bisogno di chiarezza, certezze critiche e definizione anche (soprattutto) nei confronti del resto del mondo cui la Biennale si riferisce.

      Tant’é che Sgarbi si fa ritrarre oggi (e ovunque lo si rimarca quasi fosse la scoperta di una delle tombe delle figlie di Akh-en-haton da parte di Zahi Awhass nel sito di Tell-el-Amarna) nell’atélier carrarese con la “anziana” Beecroft platealmente convocata per tappare qualche buco formale almeno per la stampa estera.

      Come è stato possibile che un gioco così disonorevole sulla pelle degli artisti sia passato, così, senza che nessuno in alte sfere protestasse? E se qualcuno cerca di parlarne (nell’interesse dell’arte, non del proprio – che importa a me di chi viene scelto nel padiglione Italia, io SONO PUBBLICO) e – nei modi a sé più congeniali – pensa di dover denunciare questa pubblica onta, viene subito contestato e catalogato politicamente (innanzitutto), moralmente, professionalmente perché esiste una ragion di “stato” (anzi della “panza”) e in nome del buonismo per la fatica del povero artista che non ha alcun senso ora né lo ebbe mai.

      Circa poi gli artisti italiani che vanno all’estero a cercare fortuna, gentile Dubbi, La invito a considerare diversamente questa dolorosa (per la maggior parte di loro) necessità. E di informarsi molto bene su come il lavoro italico viene invece considerato con professionalità e correttezza per coloro che riescono, pur con grande fatica, a farsi apprezzare in Germania, in Francia o in Inghilterra (non temporaneamente nella dépandance della galleria milanese o torinese di turno…). Se davvero conoscesse come vanno le cose e come funzionano le gallerie straniere divincolate dai lacci che devono subire e dalle scorrettezze cui sono avvezze ormai endemicamente le nostre gallerie, forse non parlerebbe così. Con ciò, SEMPRE mi auguro che i nostri “migliori” (perché, naturalmente, sono spesso fra i migliori ad andarsene) rimangano in Patria, non per sciovinismo ma per cercare di fondare una nuova comunità culturale di contro alla perniciosa frammentazione che questi anni di incuria colpevole (per dirla in bonis) anche, ma non solo, da parte della politica hanno prodotto.
      Un danno di cui il Padiglione Italia 2011 riflette solo l’inizio degli effetti collaterali, un danno di sapere, di conoscenza, di cultura, di serietà di lavoro (non è paradossale che in nome della dignità da tributare al lavoro degli artisti, ci si aggrappi alla figura di un estemporaneo che del lavoro altrui si fa beffe anche pubblicamente oltre che privatamente?).

      Non andiamo a cercare l’arte italiana a Venezia quest’anno, troveremo lo specchio avvilente di come siamo diventati: pavidi, ingenerosi, incapaci di coltivarci e di avere il rispetto per noi stessi, ANCHE QUANDO ABBIAMO VALORE. Ed è quello che vedranno anche i nostri ospiti stranieri, che di noi hanno già questa opinione, purtroppo.

      Speravo in un’alzata di testa generale, ma temevo più realisticamente i tanti capi chinati, e ora ho la certezza quantomeno del clima servile e ringhioso che dalle due parti della barricata si è inevitabilmente creato. Se non fossi assolutamente contraria a ogni teoria del complotto (che, fra l’altro, presupporrebbe una pur rudimentale intelligenza edificatoria), sarei propensa ad affermare: è quello che volevano, ci sono riusciti benissimo.

      • Cara Cristiana, temo che tu abbia postato in modo errato il tuo commento, forse volevi rispondere a “dubbi” (cui poi, nel testo, effettivamente ti rivolgi).
        Se cosí non fosse allora credo che tu mi abbia decisamente malinteso:
        1• sono assolutamente d’accordo con te e molti altri sulla assoluta esecrabilitá della vicenda “padiglione Italia”
        2• ho detto e ribadisco (con whitehouse) che essa è la riprova della debolezza e della ininfluenza del ruolo dell’artista ed aggiungo che essa è anche il plateale esempio del protagonismo totalizzante di personaggi che hanno dalla loro piú la certezza di ferree coperture politiche che di forti e chiare idee critiche e progetti innovativi
        3• mi ribellavo all’affermazione di marras “la stessa parola artista mi gA schifo”

      • …scusa l’interruzione, riprendo”
        “la stessa parola artista mi fa schifo” perche’ la giudico, ingiusta, scorretta e qualunquista..
        Detto questo affermavo e continuo ad affermare che il giudizio sociologico, politico, organizzativo ecc. ecc. sulla vicenda Padiglione Italia e’ quello che tu e molti altri espongono e d e’ , e rimarra’, definitivo, e mi trova perfettamente concorde, ma il giudizio “artistico” su quello che comunque ne verra’ fuori potra’ essere espresso solo a posteriori e solo dopo averlo visto e con i limiti di “presbipia” critica che ho detto e che non mi stanchero’ mai di sottolineare.
        Ho detto anche che questo potrebbe essere un “giro di boa” (e speriamo lo sia), perche’ la presa di coscienza e la ripulsa rispetto a questa vicenda spero sia l’occasione per un ripensamento di ciascun artista serio sul suo ruolo e sulla necessita’ di salvaguardare la propria dignita’ professionale.
        In ultimo mi ponevo una domanda teorica, ma vedo non cosi’ tanto teorica a giudicare dal post di “and”, sul dubbio ed i travagli di chi sia stato “convocato”.
        Solo per chiarie, anche se come ho detto penso che la tua “risposta” non fosse in realta’ rivolta al mio post, personalmente io vivo e lavoro all’estero molto piu’ che non in Italia e non mi sono mai “aggrappato ad un estemporaneo in nome della dignita’ da attribuire al lavoro degli artisti” ho semplicemente affermato, a prescindere e non ostante Sgarbi ed anzi, proprio anche a causa del suo comportamento, che la parola “artista” non fa schifo e che, per fortuna di tutta la societa’, gli artisti esistono e hanno il sacrosanto diritto di veder rispettato il nome che li rappresenta ed accomuna.

        • Cristiana Curti

          Hai ragione, Luciano, scusa il mio errore da perfetta imbranata del “sistema”. A te obietto solo – ma è cosa del tutto marginale e in fondo spero di avere torto – che in un contesto come questo (Pad. It. 2011) sarà quasi impossibile che il buono emerga nel caos. Senza proposizione critica, senza progetto (neanche per l’artista), senza un ambito formale di riferimento che ti faccia capire dove sei e per cosa stai lavorando, è difficilissimo che l’arte batta il colpo; sarà purtroppo più facile (come accade anche nella vita) che il pessimo trascini con sé il meglio, perché è più semplice distruggere che costruire.

          • Nessun problema Cristiana, anch’io penso (e temo) che alla fine il Padiglione Italia verra’ fuori un “brutto pasticciacci” conseguentemente allle sue premesse… ma a volte … ed, a volte anche il “caso” ci mette il suo zampino: quando Duchamp presento’ il suo Fountain alla mostra della Society of Independent Artist, era una mostra “non monitorata” e non “curata” e, in teoria, tutte le opere presentate avrebbero dovuto essere accettate: inutile ripercorrere tutte le interpretazioni date di quell’opera e di quel gesto, rimane il fatto che, quella mostra, fu’ certamente “un giro di boa”. Onestamente non mi aspetto di vedere il nuovo Duchamp al Padiglione Italia di Sgarbi, ( magari!!) ma chissa’, la situazione paradossale e vergognosa, la rabbia, conscia o inconscia che sia, che certo anche coloro che parteciperanno si portano dentro, potrebbe essere la “scintilla” per un”giro di boa”. Ancor piu’ realisticamente spero che tutta la vicenda serva a far prendere coscienza agli artisti di questa loro odierna insostenibile situazione ed a farli reagire ad essa.

  • Beh!, tanto per rispondere alla simpatica raffaella:
    http://www.youtube.com/watch?v=Kg5k6obenN8

  • dubbi

    Quali sarebbero questi motivi gravi?
    che non aveva tempo?
    perfetto che si tolga e senza far tante manfrine.
    Ha scelto di vivere all’estero? che ben venga.
    Poi ci spiegherà perchè è tanto deluso dell’arte italiana.
    Sarà forse perchè con Sgarbi prende tutto una piega diversa? perchè non si parla più dell’arte di oltre oceano come punto di riferimento? (mentre lui ne ha fatto il suo fulcro e si vede dalle opere che fa)
    E’ brutto non sentirsi più una prima donna e dover essere parte di un gruppo così eterogeneo. Mi spiace per lui!

  • And

    Bravissima Cristiana, condivido ogni tua riga, parola per parola.
    Passando alla cronaca degli ultimi giorni, conosco uno dei “fortunati” artisti convocati, che si sta dannando l’anima per riuscire a terminare la sua opera che deve essere INEDITA: peccato sia stato chiamato a metà aprile e ora, in un mese esatto deve finire tutto per la consegna nei prossimi giorni. E da Arthemisia hanno avuto il coraggio di dirgli non solo di sbrigarsi, ma di mandare lui le immagini e la biografia a Skirà x il catalogo (figuriamoci se chi organizza si sporca le mani con queste pratiche!) Catalogo che ovviam. dovrà pagarsi di tasca sua, con tanto di offerte speciali prendi 5-paghi4, e via dicendo. Non credo ci sia molto da commentare.

  • Credevo in Vittorio della Rina; perchè dopo tanto si era accorto del sistema mafioso in cui l’arte versava da Per questo il titolo della biennalona ” L’Arte non è Cosa Nostra” poteva avere un senso; come poteva avere senso il far partecipare quei bravi artisti che operano lontano dal mercato e da quei galleristi che controllano giovani artefici come fossero polli d’alllevamento ( da indirizzare verso mode; da spennare a più non posso, per poi, alla ferma delle vendite, lanciarli tra i rifiuti!). Invece no; no ! La biennalona sgarbiana si sta rivelando un abbrobbio; la grande illusione ! partita con buoni propositi, è entrata nello stesso sistema che sii voleva ( e doveva ) evitare. Cosa Nostra è apparsa, in modo più subdolo e scoperto.
    Vittorio della Rina, mi spiace riconoscierlo: sei caduto anche tu tra le fauci del mercato! NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE

  • “L’ Arte non è Cosa Nostra”
    Caro Giorgio, devi sapere una cosa importante: l’artista che è per il mercato ha di sicuro, l’elité borghese che lo sostiene e il successo a portata di mano; chi invece è per l’arte istituzionale ha la politica al suo fianco; chi ancora è per l’arte e la libertà ha le masse contro. In sintesi, oggi l’arte e l’artista si trova intrappolato in questo sistema di dominio mercantile e di controllo politico. L’artista si mette in scena con l’illusione di operare in “libertà d’espressione”, senza rendersi ben conto che così facendo alimenta l’industria del consenso, che come sappiamo, riduce tutto a merce di scambio. In questo sistema chiuso e controllato, la domanda di fondo è se sia ancora possibile in generale, operare in libertà per trasmettere liberamente la cultura e il sapere artistico. Su questo interrogativo si delinea la differenza fra artisti che operano e guadagnono dentro questo sistema dell’arte e quelli che si rifiutano di farne parte. Una cosa è certa, oggi l’arte ha bisogno di aria pulita, di acqua pulita, di città e istituzioni pulite.
    Un caro saluto,
    Savino

  • dubbi e ridubbi

    -l’artista che è per il mercato ha di sicuro, l’elité borghese che lo sostiene e il successo a portata di mano-
    secondo me stai facendo tutto un gran minestrone per il solito proclama contro i soldi e la mercificazione dell’arte .
    In verità i sistemi sono 2
    uno fatto da musei e fondazioni e tra i quali i rapporti economici esistono solo per succhiare soldi allo stato per promuovere un arte che interessa solo ai grandi speculatori quasi tutti di oltre oceano… e non è un arte per tutti ma per pochi eletti.
    Due esiste un arte di mercato fatta da gallerie e fiere che in parte scimmiottano quella dei musei, ma per sopravvivere propongono anche un arte più umana e più vicina al pubblico.
    Le masse in tutto questo sono tagliate completamente fuori e ignorate anche da te, visto che gli attribuisci un senso dispregiativo… invece è proprio quello che sarebbe più importante fare, per ridare vita all’arte italiana… riavvicinarsi alla gente!
    Credo che dirlo quì sia comunque come dare perle ai porci, tutti preoccupati solo della DIGNITà degli artisti VITTIME di Sgarbi e nonostante un settore completamente bloccato in un immobilismo di vendite continuano a fare gli snob in modo sprezzante.

  • Caro “dubbi e ridubbi” … da una parte critichi il “sistema mercantilistico e capitalistico” dell’arte e poi sembri preoccupato da “un settore completamente blocccato in un immmobilismo di vendite” … non vedi l’intima contraddizione?
    Credo che non ci sia nulla di cosi’ strano o reprensibile, nel fatto che, sia in tempi di “vacche grasse” che in tempi di “vacche magre” (in tutti i sensi e non solo nel senso economico), ci si preoccupi della “dignita’” di una categoria e che se ne preoccupino, in particolare, quelli che ne fanno parte o che, comunque, a tale categoria ed al suo lavoro si interessano.
    “..riavvicinarsi alla gente”… bello slogan, ma poi bisogna capire che senso si da ad esso e come s’intende attuarlo. Anche la TV di stato (e non) quando la si accusa di aver generato la TV spazzatura e di prosperare con essa si difende dicendo di essere andata incontro alla gente , di aver dato agli spettatori quello che desideravano vedere. Capisco che tu non intenda questo, ma bisogna stare molto attenti: un artista ha il suo linguaggio ed i suoi concetti espressivi, se incomincia a preoccuparsi di “non essere compreso” e di “sentire la gente distante” corre il rischio di modificare il suo pecrorso di ricerca verso strade “piu’ frequentate” e piu’ “comprensibili”, di limare ed addomesticare il suo linguagggio ed i suoi concetti, rendendoli piu'”palatabili” , e magari viene incoraggiato in cio’ da una miglior risposta (anche economica) da parte del pubblico… ma ha tradito se setesso!
    L’arte, quella fatta seriamente (, ha questa caratteristica : essere quello che la gente capira’ ed appprezzera’ domani, non oggi.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    dubbi e ridubbi: Il minestrone l’ho fate voi che non avete le idee chiare sull’arte il ruolo e la funzione dell’artista all’interno di una società capitalistica organizzata. Cosa significa riavvicinarsi alla gente? Fare un arte più umana e più vicina al pubblico? Vuoi dire che in Italia si produce arte disumana che non è degna di essere fruita dalla gente comune o comprata da questi? Anch’io talvolta, di fronte a queste domande, eludo col dubbio la sostanza della problematica legata all’arte e in generale e all’idea di cultura che circola oggi in Italia. Io che ho vissuto in Germania e in Australia, posso assicurarti, senza ombra di dubbio, che le cose in questi due Paesi vanno molto meglio rispetto al sistema “catafalchico-capitalistico- italiano”. In questi due Paesi l’arte non è esclusiva di pochi eletti da Dio, non è un privilegio di una sola casta pubblica e privata, o un privilegio esclusivo di un curatore, crtico, gallerista museo, fondazione, fiera, biennalandie e quanto altro- ma patrimonio culturale di tutto il popolo, che non solo è cosciente di questo ma ne ha titolo attivo e partecipativo.. In questi grandi Paesi l’educazione all’arte è considerata disciplina obbligatoria, che si esercita concretamente, In tutte le scuole primarie e secondarie, fino all’Università. Non solo, nei musei pubblici ci sono straordinari laboratori, dove si insegna, notte e giorno l’educazione all’arte. Strutture aperte a tutta la collettività. Al contrario di quello che si pensa, la famosa scuola tedesca “Bauhaus” non è l’unica che esite in Germania, (dove tra l’altro agl’inizi degli anni Sessanta ho avuto il piacere di studiare sotto la guida di grandi maestri), ci sono tanti laboratori d’arte simili, diffusi su tutto il territorio tedesco, in ogni Land o Regione ci sono queste strutture aperte a tutti, non solo agli studenti: sono al servizio di tutta la collettività. Anche l’Australia è dotata di efficienti laboratori nelle Scuole e nei musei pubblici. L’ispirazione creativa non è privilegio esclusivo della casta o degli artisti in genere. Tutti i cittadini possono scegliere di diventare artisti o essere degli ottimi fruitori. Tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro artistico e lo svolgono con passione, ricerca e fantasia, sono non solo apprezzati dalle istituzioni ma in generale dal popolo. Il loro lavoro viene visto come un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso un senso, un significato soggettivo, collettivo e sempre nuove ricerche e sfide sperimentali. Malgrado le sconfitte e le difficoltà, che trovano gli artisti, l’aiuto dei privati e delle istituzioni non viene mai meno. In Italia le cose vanno male perchè un’intera casta culturale e politica non fa altro che litigare con polemiche, spesso sterili, pretestuose di interessi privati che non hanno niente a che fare con l’educazione e diffusione dell’arte e della cultura. Di persone inconcludenti che comandano in Italia ce ne sono in abbondanza. La maggioranza degli italiani lavora per sopravvivere, lavora perchè deve. Non sono essi a scegliere il lavoro d’artista per passione, sono le chiusure mentali del sistema corrotto che scelgono per loro. Posso solo dire quello che dicono in tanti in Italia: se è vero che in Italia le cose vanno male è perchè ci si fa la guerra tra poveri, senza prendere di mira il vero nemico. Chi è il vero nemico? Proprio coloro che da lungo tempo gestiscono, malamente l’arte e la cultura con le risorse pubbliche. Di persone così l’Italietta ne è piena. E nulla possa presagire che i prossimi secoli a comandare saranno i discententi di questa casta, che apporteranno nel campo dell’arte e della cultura un qualche felice cambiamento?
    dubbio su dubbio, qualcosa a capo ne è venuto fuori dalla palude!
    Simpaticamente, Savino
    A questo punto possono sorgere altri dubbi a chi mi legge. Ma mi scuso in anticipo… devo correre subito a portare il cane nel parco. Anche lui ai suoi dubbi naturali!

  • Cavolicchio, ma io ho delle bellissime sculture fatte dal mio gatto Ugo, che, fra l’altro sono anche più belle di quelle di Giacometti o altri ‘artisti’ del genere, che potrei lanciare sul mercato dell’Arte attraverso la partecipazione alla Biennale. Voi che siete stati invitati, dovevate restare sulla barca e cercare a tutti i costi di farla affondare. Io vi offro volentieri il mio sostegno consegnandovi le sculture di Ugo. Considerando poi, che la Biennale come sistema e come forma di esposizione è già perdente acqua, sarebbe stato facile. Qui non si tratta di fare una manifestazione come è stata fatta qualche anno fa con una papera fucsia gigante davanti ai giardini, ma di fare affondare tutto e tutti. La metafora è quella del cavallo di aTroia, ma solo così si riesce a ribaltare il sistema. Hanno fatto malissimo a rinunciare i quattro di cui sopra riportato nella notizia, era meglio che si organizzassero da dentro e facessero tutti insieme qualcosa di veramente distriuttivo e allo stesso tempo creativo. Così escono da perdenti. Così migliaia di visitatori non andranno a vedere la mostra, ma seguiranno solo dai rotocalchi i retroscena dell’organizzazione dando comunque alla Biennale sistema la sua visibilità. MAtteo

  • Guardi Gerini, Lei sta solo equivocando.
    primo – nel mio intervento ho solo fatto menzione del VATE solo per denotare una cattiva abitudine (frequentissima tra gli addetti ai lavori nonche’ intelletuali) scegliere i bersagli piu’ facili. (una piaga tipicamente Italiana)

    secondo – Lei ha commesso un banale errore nell’inventare e nell’attribuirmi una amarezza e annesso sconforto su una vicenda che riguarda
    una comune guerra tra bande ( cosa crede, questo centro destra passera’ e allora biennali e padiglioni profumeranno di incenso perche’ nelle chiese del centro sinistra non ci sono “ontologicamente” maitresse e altrettanto “ontologicamente” non sono ammesse pratiche di sgualdrinaggio).

    terzo – ARTISTA o se preferisce LARTISTA , che lei ha preso a pretesto della sua scassata requisitoria , diviene (D I V I E NE) aggettivale laddove sia inteso (funzionalmente) come punto di arrivo attraverso tappe caratterizzate da mero pragmatismo. Nella Metafisica del passato “LARTISTA creava, in quella invece derivata nel contemporaneo viene RI-creato (tenda ad esempio l’orecchio in qualsiasi vernissage di eletti e ascolti con che spudoratezza si fa uso , OGGI, di termini come “attivita’ promozionali ” , managerialita’ curatoriale o di relazioni pubbliche con poteri pubblici e privati.Per carita’ , tutta roba risaputa e , pur tuttavia, anche i LARTISTI tengono famiglia come i commercialisti , giusto per mutuare da Lei un pizzico di cinismo.
    Ma i LARTISTI sono tanti – affamati -sleali e diffondono l’inflazione appunto del NUMERO.

    quarto – L’espressione “l’artista mi fa schifo” è ovviamente dura e buttata Li’ alimenta (come avevo tra l’altro previsto) tra le mentalita’ (non cito naturalmente MENTI) la pre-vedibile chiamata alle armi come si conviene ad una crociata fatta in casa , tra soddisfatti dalla vita di cui Le sue parole, Gerini, sono state esempio di sconcertante banalita’ .
    Tra l’altro nel suo intervento non risparmia di bacchettare anche il “semplice di spirito” MA perche’ ovviamente per sparare le sue sentenze gli è sufficiente la chiarezza grammaticale o la colpevolezza dei significanti a discapito dei “possibili” significati , che è meglio evitare di chiedere ,perche’ ovviamente la sentenza che ha gia’ scritto, deve rassicularla per chissa quali sue esigenze esistenziali (la sua allusione a maestri del passato è noiosamente professorale )
    Non è stato, tra l’altro, sufficente, neppure abbinare “artista” a “curriculum” affinche’ si cogliesse non tanto una miserabile prassi collettiva ma PEGGIO, Gerini, PEGGIO … una sottocultura generalizzata del “mettersi a disposizione” dell’essere “perdenti” in ogni caso e nonostante tutto “accaldati” dalla preziosa reliquia curriculare.
    Ma niente … le prove di reato “mi fa schifo Lartista” bastano ed avanzano.
    Gerini! INSOMMA , MI FA SCHIFO IL MANAGER che ha occupato LARTISTA ;
    GLI E’ ENTRATO IN ZUCCA , SI O NO ?? L’avro’ fatto capire in tutte le maniere.
    Solo Savino capisce senza nessuno sforzo, perche’ è un PURO e a differenza di Lei , Gerini, non re-agisce con L’intelletto (con la calma dei sapienti ovvero) ma incontra con la sensibilita’ dei giusti.

    Eppoi sarei un qualunquista .

    Ciao Savi’, stammi bene.

  • Egregio Signor Marras (ma quanto e’ formale!!) Le rispondo e cerco di essere brevissimo:
    1- Lei ha citato il Vate (come lo chiama Lei) per i motivi che riteneva piu’ opportuni, io non l’ho neppur citato,
    2- ho equivocato nell’attribuirLe sconforto ed amarezza per la situazione Padiglione Italia, probabilmente perche’ io, invece, provo tali sentimenti per questa vicenda, me ne scuso
    3- non mi sono prodotto in nessuna “requisitoria” Le ho semplicemnte contestato il fatto, argomentandolo in maniera “scassata’ secondo il Suo altissimo e competentissimo giudizio, che affermare che “l’a’rtista mi fa schifo” e” una banale, scorretta ed ingiusta offesa ad una categoria di persone che sono rappresentate e definite da quello che, non ostante tutte Le Sue elucubrazioni e contorcimenti verbali, e’. e rimane per la grammatica Italiana, un nome comune e non un aggettivo.
    4- se Lei intendeva riferirsi a quel soggetto da Lei inventato e da Lei denominato LARTISTA, avrebbe potuto e dovuto, per chiarezza nei confronti di chi La legge (non tutti appartengono all”eccelsa Sua categoria, vi sono anche i semplici e banali Gerini, come me), semplicemente utilizzare tale termine di Sua invenzione anziche’ il nome comune “artista”,
    5- se io sia un “soddisfatto dalla vita” o meno sono fatti miei e non ho mai “bacchettato” alcuno e tanto meno i “semplci di spirito”, non solo, ma non credo proprio che Lei possa “mutuare un pizzico di cinismo” da me, poiche’ io, purtroppo ne sono scarsissimamente dotato.
    6 – non per ritorsione ma semplicemente per renderLa edotta, La Sua prosa e’, ovviamente per i comuni morali come il sottoscritto, fumosa, involuta, pretenziosa, scarsamente comprensibile e, essa si’, ridicolmente “professorale” (al limite della parodia delle peggiori “lectio doctoralis” della storia),
    7- chiunque affermi ” i bagnini (/commercialisti,/impiegati delle poste/ professori di diritto/critici d’arte… ecc. ecc.) mi fanno schifo”, salvo a precisare che la sua affermazione va’ intesa in senso limitato (o paradossale) e riferita solo a quella parte della categogia che si comporta in un certo modo (come Lei ha correttamente fatto nel suo ultimo post), merita l’appellativo di qualunquista (in realta’ ne meriterbbe un’ altro un po’ piu’ pesante ma visto che “qualunquista”, che aveva un suo preciso senso socio-politico, col passar del tempo ha assunto un significato molto piu’ ampio ed adattabile al caso, ho preferito questo)

  • lo schifoso manager artista

    AAAaaaa, non sapevo esistessero delle indicazioni precise su quello che deve o non deve fare l’artista … quello vero.
    Quindi niente pubblicità!
    Niente manager!
    niente commercialista?
    niente partita iva?
    non deve neppure toccarli i soldi?

    Scusate, ma in tutto questo uno come Christo che è riuscito a fare quel che ha fatto solo grazie alla sua grande imprenditorialità, dove lo vogliamo mettere?

    Se VI FA SCHIFO, l’artista manager, mi fate ancora più schifo voi a pontificare cosa debba o non debba fare o essere l’artista.
    L’elevazione dell’artista ad essere intoccabile e puro sopra ad una nuvoletta dove non deve sfiorare neppure le bollette del telefono è una deformazione mentale letteraria e non certo artistica e porta ad uno scollamento dalla realtà che rende invece ancora più interessante quell’artista inserito nel mondo e capace di dominarlo e di cavalcare tutte le possibilità che oggi ci offre.

  • @ lo schifoso manager artista… perche’ usi il plurale? qui uno solo ha detto che gli fa’ schifo il manager che ha occupato l’artista… forse non ha pensato (non credo li ignori) a Cimabue e Giotto, a Michelangelo e Leonardo da Vinci, a Picasso e Dali’ , per fermarci a “tempi non sospetti” e tralsciando le centinaia di altri nelle varie epoche, che erano tutti ottimi “manager” di e’ stessi (e non solo)… ma sai com’e’, cosa vuoi sia mai la realta’ storica quando hai la tua bella tesi preconcetta da sfoderare ad ogni possibile commento ;-)

    • Sfruttatore di burattini vedo che peggiori sempre piu’. Ora spacci anche odio.

      • …hai dimenticato …di burattini minorenni!!! Io spaccio odio? e perche’? Hai o non hai detto che ti fa schifo il manager che ha occupato l’artista? “lo schifoso manager artista” ha usato il plurale e gli ho semplicemente ricordato che eri solo tu il destinatario del suo post, o non e’ cosi’? Il fatto che tu ti trastulli con la tua idea preconcetta e la sfoderi ad ogni passo e’ un tuo sacrosanto diritto! Per fortuna c’e’ ancora liberta’ di pensiero ed espressione…. magari potresti ripensare a tutti quei grandi del passato (e del presente) che sono stati e sono sommi artisti e che sono stati e sono ottimi manager di se’ stessi e non solo (le bottege. le scuole, le factories ecc.), ma forse trovi piu’ facile pontificare dall’alto del tuo scranno di illuminato teorico dell’arte che calarti nella realta’ e cercare di capire cio’ che realmente e’ l’arte e l’artista. Molto piu’ semplice spargere un po’ di verboso fumo verbale e poi risolvere tutto con la propria formuletta autocostruita che dare risposte utili e significative … abracadabra ed il gioco e’ fatto! Tutto chiaro! Tutto risolto! Applausi a lorenzo marras!
        Nessun odio caro lorenzino solo un po’ di umana compassione!

  • lo schifoso manager artista

    Il plurale è perchè purtroppo sono in molti a pensarla come lui.
    Uomini di scrittura più che di pensiero che contaminano anche gli artisti a credere che calarsi nella realtà sia un disonore.
    Il fare da se è solo che un valore aggiunto, compreso quello di stamparsi il proprio biglietto da visita o di pensare il modo migliore di mostrarsi agli altri, scegliendo e scoprendo che il mondo della comunicazione non si ferma all’opera.

  • Sfruttatore , sei proprio permaloso ti ho gratificato di un complimento.
    Comunque la colpa non è tua ma della birra che prendi negli Eurospin.

    • Io permaloso? ma se ti ho suggerito una miglioria per il tuo complimento!! Noi burattinai la birra la prendiamo in osteria a pinte e stivali… gli Eurospin nel nostro mondo non esistono… ma invece di perder tempo (e la faccia) con battute fiacche nei confronti di un “nessuno” che deve il suo nome a te, perche’ non cerchi di scrivere qualche cosa di serio e comprensibile (una volta tanto) e rispondere magari allo “schifoso manager artista”? chi ci legge ne sarebbe certamente piu’ interessato… persino io, che sono appunto un’ombra che usa una tastiera, ti ho posto, indirettamente, una domanda : i grandi artisti, (quelli che ho citato ma molti molti altri) che erano artisti e manager, secondo te non erano “spiriti d’arte” (per usare la tua circonlocuzione per evitare la parola artista)? E se lo erano in che cosa differiva il loro essere manager dall’essere manager del tuo, tanto caro, LARTISTA? Tenevano famiglia loro e tiene famiglia lui o no? Ovviamente hai diritto (sino a che ad Artribune fa piacere) di scrivere cio’ che vuoi, ma chi legge, piu’ che pietose battute da dopolavoro nuragico, magari gradirebbe leggere un botta e risposta su argomenti che sono comunque attinenti all’articolo commentato o al tema generale della rivista. Ciao, ora devo andare a frustare qualche burattino, tanto per non perdere l’abitudine

  • Il fatto è che LorenzoMarras ha masticato Marx e Benjamin ma li ha digeriti male tant’è che gli rinvengono come apre bocca ha toppato e ora non sa che dire, se apre bocca gli escono le solite insulsaggini

  • Tu sei bene informato,infatti eri tu quello che due ore fa non si decideva ad uscire e
    defluirenel cesso. Sei in credibile testimone.

  • appunto dicevasi, LorenzoMarras non essendo piú in grado di parlare con la bocca, perché non sa che dire, inizia ad informarci delle sue altre funzioni e flatulenze. Hai toppato e ti converrebbe riconoscerlo prima di ridurti alla brutta caricatura di te stesso. Il “grande” LorenzoMarras” che colloquia “alla pari” con i migliori commentatori di blog e forum sill’arte ridotto all’insulto volgare! Affronta le domande e rispondi che almeno con qualche “oscuro bla bla bla” dei tuoi puoi anche far finta di cavartela.

  • Davvero lorenziono qui sei sceso decisamente di tono!! Non e’ da te! Battute e battutacce, sfotto’ fin che vuoi ma, per favore, la volgarita’ lasciala ad altri, non c’e’ proprio bisogno che ti ci metti anche tu!!

  • Su barboni cari a nanna che tra poco parte l ultimo metrò ed i posti sono contati.

  • Ora va’ decisamente meglio lorenzino, anche se in Barbagia il metro’ non c’e’! Forse chiamte cosi’ la mandria di pecore? Rimane il fatto che a domanda lorenzino non rispose!!

  • Basta pochissimo per farti reagire.in Sardegna vivo a Sassari in Barbagia però ho i parenti.per il fatto che nn ti rispondo dipende dalla assenza di p.c scrivo s7 in cellulare.

  • Come potrei risponderti se non vuoi il dialogo ?

  • E chi ha detto che non voglio il dialogo? Ti ho chiesto (e SerenoVariabile pure) : “i grandi artisti (quelli che ho citato ma molti e molti altri ancora e tu lo sai bene) che erano artisti e manager di se stessi e non solo (bottege, scuole, correnti, factories e quant’altro), secondo te non erano “spiriti d’arte” (come tu hai voluto chiamare “l’artista vero”) ? E se lo erano, in che cosa diffferiva, secondo te, il loro essere manager dall’essere manager del tuo LARTISTA? Tenevano famiglia loro e tiene famiglia lui o no? ”
    Questa la semplice domanda, a te la risposta!

  • che quelli che tu chiami grandi sono stati uomini in carne ed ossa e sono tali perche’ non solo hanno vissuto in una “cultura” ma l’hanno resa fruibile a quelli venuti dopo.
    con cio’ che io ho nominato come “lartista” non ho voluto indicare dei comportamenti ma solo il prodotto di una sottocultura .
    Ho scritto, che ho usato una espressione dura, ma non aveva intenti moralistici. La figura del Manager non va inteso in senso stretto , ovvero in senso economico-aziendale ma solo in senso funzionale al raggiungimento di una carriera attraverso mere pratiche di autopromozione e niente piu’.
    L’orizzonte di quella IDEA che ho nominato”LARTISTA” non è cio’ che lo circonda , il mondo, ma solo le sue miserie.

  • Quelli che io chiamo grandi, sono chiamati grandi da chiunque ed erano ovviamente uomini in carne ed ossa come lo sono gli artisti odierni. Hanno vissuto nell cultura , dalla quale erano “prodotti” (esattamente come quelli odierni) ma, contrariamente ad altri (che non chiamiamo grandi) hanno influito profondamente su di essa e l’hanno modificata facendola progredire veso le tappe successive (..mentre per quelli odieni dovremo aspettare un paio di generazioni per sapere se lo hanno fatto o meno) .. non comprendo pienamente che cosa intendi con “l’hano resa fruibile a quelli venuti dopo”, ma probabilmente diciamo la stessa cosa. Preso atto che la tua era una battuta “iperbolica” per sottolineare un fenomeno particolare, deprecabilmente diffuso, ma non generale (..ma allora tutta la tua polemica col Gerini, mi pare si riduca ad una incomprensione o ad un tuo momento di “fastidio” per la inelegante e scoortese accusa di un errore grammaticale), e preso anche atto di quello che tu definisci l’orizzonte de LARTISTA, sulla cui definizione non ho proprio nulla da obbiettare (e del resto avendo tu “creato” LARTISTA e’ ovvio che sia tu a definirlo nelle sue caratteristiche), veniamo al punto che ritengo focale della nia domanda, al quale tui rispondi : “la figura del Manager (devo supporre quello “esecrabile”) non va inteso in senso economico-aziendale ma solo in senso funzionale al raggiungimento di una carriera attraverso mere pratiche di autopromozione e niente piu'” .
    Ma proprio questo e’ il punto, i grandi che ho citato (e non solo) sono tutti esempi sia di “manegerialita’” nel senso economico-aziendale sia nel senso di “autopromozione” al fine dello sviluppo della propria carriera (attraverso una attenta cura e “corteggiamento” dei possibili mecenati e committenti, una cura ed una attenzione notevole alla propria “immagine” ed allla propria “visibilita’” ed una attenta cura a tutto cio’ che potesse essere funzionale al miglioramento della proprie “quotazioni’ e tutti, chi piu’ o chi meno frequentemente e platealmente, accettarono anche compromessi ai suddetti fini). A questo punto torno a chiedere dove sta’ la diffferenza? Dove si puo’ porre la linea di discrimine? Non e’ che, essendo loro, appunto, grandi Maestri ultra “storicizzati” siamo disposti a perdonare loro comportamenti che codanniamo ferocemente nei nostri contemporanei? O meglio ancora, non e’ che essendo storicizzata la loro maestria ci e’ piu’ facile comprendere che occorre emetter due differenti giudizi uno sul comportamento dell’uomo e l’atro sulla bravura dell’artista, cosa che non ci riesce altrettanto facile per i nostri contemporanei? Ma se e’ cosi’ ( e mi par difficile negarlo) allora il povero Gerini da te maltrattato non aveva forse ragione a dire che “la critica e’ per sua natura persbite: ci vede bene da lontano e male da vicino” ed anche il giudizio sul comportamente ne viene influenzato?
    OK, ora basta perche’ per uno sfruttatore di burattini minorenni ho gia’ fin troppo ecceduto in “seriosita”, vado a farmi una pinta di birra non prima di aver preso a calci un paio di quei fanulloni, ciao,ciao

    • Fuoco , io ho risposto per come la penso (naturalmente dubito anche se cio che penso non sia nient’altro che una semplice convizione e dunque erronea).
      Sugli artisti odierni, ci mancherebbe, mi riferisco anche a quelli magari meno sostenuti di altri : ci sono e sicuramente oggi sono costretti ad operare in un clima piu’ difficile perche’ esposti a critiche molto piu’ numerose e spesso anche feroci ; io non condanno le forme di autopromozione in se perche’
      sono anch’esse degli strumenti come altri che permettono all’artista , giustamente, di rendere partecipi tutti del risultato della sua opera quando
      naturalmente questa arrichisce sensibilita’ e conoscenza di coloro a cui è destinata; critico , non condanno (le condanne sono sempre atroci) quelle autopromozioni che, magari per te non sono frequenti, ma che divengono sempre piu’ diffuse – ebbene, Autopromozioni che priviligiano piu’ la visibilita’ di colui che le mette in atto che l’opera stessa, la quale è relegata al suo ruolo di pura comparsa.
      Per quanto riguarda il discrime a cui hai fatto cenno, secondo me non è proprio tale, nel senso che nella lingua ARTE esiste una sostanziale continuita’ di spirito – sono solo le forme che incontrano uomini di diverse generazioni e naturalmente di diverse epoche storiche. Non riesco ad immaginareL’arte divisa in periodi attraverso la catalogazione dei diversi ISMIperche’ tutto diventa schematico tale da offrirci solo una conoscenza derivata.
      Presento sincere scuse a Gerini. Mi sono comportato verso di Lui con insolente stupidita’.
      Ciao.

      • Caro Marras, permettermi di darti del tu, e ti prego di fare altrettanto (sono vecchio si, ma in un luogo dove si discute di interessi comuni mi pare piu’ appropriato). Ti esento dal presentarmi le tue scuse, delle quali ti ringrazio, perche’ io stesso, ha ragione Mangiafuoco, avrei dovuto presentarti le mie per aver, scioccamente ed inopportunamente, rimarcato un dettaglio del tuo post, del tutto ininfluente rispetto al concetto che tu sprimevi. Il fatto che tu ti sia scusato per primo ti rende migliore di me, mi spiace magari un po’ ma e’ cosi’ !

      • Caro Marras, permettermi di darti del tu, e ti prego di fare altrettanto (sono vecchio si, ma in un luogo dove si discute di interessi comuni mi pare piu’ appropriato). Ti esento dal presentarmi le tue scuse, delle quali ti ringrazio, perche’ io stesso, ha ragione Mangiafuoco, avrei dovuto presentarti le mie per aver, scioccamente ed inopportunamente, rimarcato un dettaglio del tuo post, del tutto ininfluente rispetto al concetto che tu esprimevi. Il fatto che tu ti sia scusato per primo ti rende migliore di me, mi spiace magari un po’ ma e’ cosi’ !

        • Gerini è il minimo che possa fare, onorato di ricevere il tuo TU e di darti del TU.
          Buona giornata Gerini.

  • Caro Mangiafuoco, anche se le tue intenzioni mi paiono gentili ed amichevoli, ti pregerei cortesemente di tenermi fuori dai tuoi commenti in questo forum. Ho detto quello che ritenevo corretto dire, credo che chi legge con intelligenza e buona fede lo abbia compreso (condivso o meno resta da vedersi) e non intendo rientrare in questo “discorso”, sia chiaro, a me piace il dibattito e sono prontissimo ad accettare le battute e le frecciatine ma al contrario detesto la scortesia usata al posto delle argomentazione e delle armi dialettiche, quando cio’ accade preferisco starmene fuori a gradisco non essera (anche se cortesemente come fai tu) “tirato per la giacchetta” .

  • hm

    in effetti lorenzo marras oltre ad essere stato affondato in modo dialettico è caduto pesantemente di stile qui sopra rivelando con volgarità estrema la sua vera natura, anzi dovrebbe espiare pesantamente per come si è comportato . è inutile giustificarsi a sproposito e accartocciarsi su sé stessi ancora di più .
    e . S . P . I . A . z . i . o . n . e .
    S . P . I . A . z . i . o . n .
    spia i sionisti spioni

  • Dai, Gerini, OK, te la sei un po’ presa perche’ lorenzino ti ha dato del lei (ma sei un po’ “attempatello” e alla fin, fine viene naturale), e ti ha un po’ “stropicciato”.. ognuno ha i suoi momenti di “paturnie” e poi tu, potevi pure risparmiarti di rimarcare l’errore di grammatica: digitanto veloce su una tastiera scrivere “aggettivo” anziche’ “nome” puo; capitare! ai voglia se capita !
    E tu hm, non cercare di metteci il “carico da 90”!
    E’ una discussione seria ed importante, su un argomento che tutti ci “portiamo dentro” ma che spesso affrontiamo solo per stereotipi, vediamo se invece si riesce una volota di andare un po’ piu’ nel profondo!
    …ma guarda te se proprio a me deve toccare la parte di quello “buono e saggio”, roba da matti! Ma non abituatevici mica neh!

  • lo schifoso manager artista e le mere pratiche ..

    -La figura del Manager non va inteso in senso stretto , ovvero in senso economico-aziendale ma solo in senso funzionale al raggiungimento di una carriera attraverso mere pratiche di autopromozione e niente piu’.-

    Ma cosa vuol dire ?
    Se uno si impegna managerialmente diventa anche un bravo artista ma è partito dal VIA sbagliato?
    Secondo me c’è un baco nel pensiero di quello che ancora crede che con una buona promozione e un prodotto di merda si riesca ad ottenere qualcosa!
    Non si raggiunge nessuna carriera se non si è bravi e non si va da nessuna parte se non ci si sa anche gestire.
    Quindi piantiamola con queste frottole sulla MERA AUTOPROMOZIONE perchè non esiste.

    • …scusami ma non e’ esattamente cosi’. Quello che dici diventa vero (abbastanza, quasi del tutto ma mai del tutto e poi ti dico perche’) sul lungo e lunghissimo temine, ma sul breve termine (parliamo dei cinque-dieci anni) non e’ cosi’, nella storia (quella dettagliata, perche’ quella sommaria se li e’ gia’ dimenticati) di gente che ha saputo presentare bene “un prodotto di m…” come dici tu, ce ne e’ a bizzeffe.. tutti coloro che hanno saputo cavalcare le mode… e passata la mode ci si e’ resi conto che “la star” aveva prodotto solo (o pprevalentemente) fuffa. E’ purteroppo anche vero il contrario: nella storia dell’arte trovi tanti bravi e bravissimi che in vita ( per buona parte della loro vita) non se li e’ filati nessuno perche’ non sono stati capaci o non hanno avuto la possibilita’ di “promuoversi o di farsi promuovere” e la bonta’ del lavoro dei quali e’ stata riconosciuta solo tardi o addirittura secoli dopo. Ma (e qui mi riallaccio alla mia prima parentesi) chi non ci dice (e’ anzi assolutamente certo) che altri ancor meno fortunati di questi, pur altrettanto o ancora piu’ bravi non siano andati o vadano irrimediabilmente dimenticati perche’, in vita non sono stati capaci di “promuoversi o farsi promuovere” e dopo, il loro lavoro, andato nel frattempo disperso non potra’ mai piu’ essere “scoperto” da alcuno e, per converso che non ci dice che alcuni di quelli per i quali si diceva prima “la star ha prodotto fuffa” tra cinquant’anni non siano sugli altari? (e’ accaduto anche questo) … Come vedi la cos anon e’ coasi’ semplice come la poni: naturalmente quella che tu enunci e’ la “formula sintetica” del successo : essere bravi e’ il presupposto, sapersi far conoscere la condizione” … ma e’ una formula, purtroppo, non di uso pratico, primo perche’ non da’ “indicazioni” ma solo “constatazioni”, secondo perche’ ha una verifica di “verita” differita di almeno dieci anni

  • ..bene, bene!! Forse devo scusarmi anch’io con lorenzino per le battute “loffie” sulla Barbagia e le “pecore”… ma erano porprio volute per “attizzarlo” un po’… ma basta cosi’ con le scuse, chiuso il giro e andiamo avanti:

    Non sono stato chiaro, lorenzino, la linea di discrimine di cui parlavo era quella tra il comportamento “autopromozionale” corretto e quello scorretto … ma non pretendo nessuna risposta perche’ mi rendo ben conto che e’ una di quelle domande “senza risposta”
    Piuttosto vorrei portare l’attenzione ancora sull’argomento che ho posto prima, certo un po’ “ispirato” dal post di Gerini: nel nostro giudizio circa la “correttezza” o “scorrettezza” dell’autopromozione, quanto influisce il fatto che si stia parlando di un “artista” storicizzato o di uno, sul lavoro del quale, il giudizio e’ ancora oscillante?
    E me ne viene un altro ancora piu’ “scottante” … che cosa possiamo dire , quando “la visibilita’ mediatica” diventa il medum stesso del lavoro?
    Mi viene in mente, tra l’altro che qualche giorno fa’ in una della “sequele” di post (come debbo chiamarle blog? forum? o che altro? boh!) di Artribune si e’ parlato di un “lavoro” recente proprio di Gerini su FaceBook e quindo lo invito poi a rientrare ed intevenire in proposito… ma sono oramai tanti i “lavori” che si basano sulla “visibilita’ mediatica via internet, vedi l’arcinoto ed apprezzabile “blog” del luca rossi, ma non solo, penso anche alle prime app, per iPhone ed iPad, certe “performance” distributie tramite youtube ecc ecc tutti quei casi in cui, comunque, l’autopromozione e la realizzazione dell’opera si confondono e diventano un tutt’uno. Non c’e’ il rischio che qui, l’artista e LARTISTA (a parte la “connotazione” negativa e quindi un po’ becera ed un po’ furbetta che diamo al secondo termine) finiscano per aver comportamenti identici e quindi non “diversamente apprezzabilli” sul piano etico?

    • Fuoco , la prima domanda che poni necessita di una divisione dei soggetti a cui l’opera dell’artista “storicizzato” si rivolge. Beninteso, quando parliamo di artista storicizzato possiamo pensare a Tutti gli storicizzati , nelle capitali dell’arte ed in provincia.
      Gli addetti ai lavori (scritto senza ironia) sono molto esposti ad un condizionamento proveniente da cio’ che è stato scritto nei riguardi degli artisti (sicuramente quando si tratta di scritti autorevoli il peso è ancora maggiore).
      In linea di massima ovviamente perche’ anche tra costoro, ci sono delle eccezioni e queste eccezioni riescono anche a riscrivere queste storie.
      Tra il pubblico , tra coloro che guardano e si interessano alle opere (tra cui sono compreso io) prevale un sguardo immediato verso l’opera , di pura sensibilita’ , non di riflessione . Non esiste un condizionamento del testo storico ma una generica emotivita’ (simpatia/antipatia) (bello/brutto) (decente/indecente) e via discorrendo (paradossalmente sarebbe stato auspicabile che per il pubblico un condizionamento come quello , fosse stato presente almeno in parte).
      Io penso che un pubblico (in generale intendo, le eccezioni sono sempre salve) piu’ attento nonche’ piu’ informato e sulle opere e sugli autori , procurebbero giovamento agli Artisti ed alle loro opere e cambierebbe quello che tutti nominamo come “sistema” in MONDO che inter-agisce con cio’ che lo circonda.
      Se una Utopia come sopra, si realizzasse, Il prezzo lo pagherebbero le Elite e secondo me, qui si incontra il punto cruciale dell’intera faccenda.

  • Mangiafucoco continua a tirarmi per la giacchetta, ma questa volta debbo, in effetti ringraziarlo, non per la “chiamata in causa”, ma per quanto ha fatto prima e, tutto sommato, per l’insistenza su un tema che interessa molto anche a me.
    Abbozzo innanzi tutto una risposta al suo quesito: credo che il giudizio sulla eticita’ del comportamento (in particolare relativamente alla “autopromozione” o al “pesenzialismo” o come altro vogliamo chiamarlo) dell’artista, in sostanza non muti (tenuto anche conto dei diversi punti di vista e ruoli di chi lo esprime) : se lo considera un arrivista lo considera tale, sia che sia apprezzato e famoso sia che sia un “esordiente”, ma, nel primo caso (almeno se si e’ d’accordo sulla meritata fama del soggetto) la conclusione sara ‘”…si pero’ e’ bravo!” mentre nel secondo caso, molto piu’ probabilmente sara ‘ “… ma guarda che arrampicatore, sempre pronto a stusciarsi a tutti coloro che pensa possano essergli utili!” (a meno che non si sia sostenitori della “bravura artistica” del soggetto, nel qual caso la conclusoione sara’ la stessa del primo cao) In buona sostanza, il giudizio “etico” negativo sull’artista finisce per trovare un temperamento nel giudizio “estetico” positivo del suo lavoro. Non credo di dire nulla di particolarmente nuovo e credo che di esempi ciascuno ne abbia in mente piu’ d’uno.
    Ma aggiungo che questo tipo di giudizio muta con il passar del tempo e con il “crescere” del consenso nei confronti del lavoro di un artista: quello che ieri era “un arrampicatore” e basta, diventa domani “uno bravo che, va’ beh! si , forse ha un po’ sgomitato, ma, in fondo aveva ragione”.
    Penso, tanto per fare un esempio noto e facile ad Yoko Ono, odiatissima al suo apparire accanto a Jack Lennon, invisa tanto ai fans dei Beatles , quanto ai critici d’arte del tempo, che la consideravano un’arrampicatrice, un’opportunista, ed anche peggio, e sulla quale, divenuta oramai un’artista di tutto rispetto, nessuno si pone neppur piu’ il problema sulla “eticita’” o meno del suo comportamento di allora.
    Del commento di Marras, condivido praticamente tutto, aggiungo soltanto, che, personalmente, (anche se cerco nelle mie mostre di dare sufficienti informazioni su concetti e genesi dei lavori), alla fine, la reazione “emotiva” del publlico e’ proprio quella che per me piu’ conta e che piu’ mi appaga. Io sono rimasto di quelli che pensano “se ti piace e’ bello!” ma e’ pur vero che , a volte, per “piacere” occorre anche non sentirlo “estraneo” e qui torno a Marras, se il pubblico avesse un’educazione artististica migliore, si’ gli artisti ne avrebbero giovamento.
    Il discorso che questo costituirebbe una “diminutio” delle Elite e’ vero e aprirebbe il lungo discorso sulla “societa’ dell’arte” (e non solo) e ci porterebbe molto lontani sulle vie della socio-politica (non che mi rifiuti di percorrere quelle strade, ma forse non e’ questo il luogo e momento piu’ opportuno, se Artribune, come ho loro suggerito, aprira’ un “forum” libero allora ci sara’ spazio e tempo per farlo).
    Ma venendo alla “tirata di giacchetta” di Mangiafuoco, mi pare che ci si possa proprio riallacciare a questo punto.
    Internet e le nuove tecnologie di comunicazione, aprono una visuale inaspettata: danno all’artista il modo di tagliar fuori tutto il “sistema” e di comunicare il proprio lavoro direttamente al pubblico.
    Non solo, ma gli danno, se lo desidera, il modo di “parlare” direttamente al pubblico del suo lavoro, delle ragioni della sua ricerca, dei concetti che ne ha elaborati, dare insomma, nello stesso tempo “l’opera” e la sua “interpretazione autentica” con la medesima “visibilita’” e “diffusione”.
    E’ un’opportunita’ non da poco. E’ vero che “il lavoro” artistico subisce dei condizaionamenti (penso in particolare a pittura e scultura … sino all’avvento dello “schermo olografico” dei computer, ammesso che un giorno lo facciano, la fruizione di questi lavori via internet sara’ sempre limitata ed inferiore a quella “dal vivo”, mentre video e fotografia gia’ oggi non conoscono queste limitazioni) ma apre nello stesso tempo nuove inedite possibilita’ espressive, divenendo un vero e proprio “medium” artistico e nuove possibiita’ di dare espressione a concetti gia’ noti (per esempio la mia piccola cosa cui Mangiafuoco si riferisce e’ appunto una nuova “espressione” di un concetto non nuovo, quello dell’inversione del ruolo artista-creatore/pubblico-fruitore).
    Di piu’, questo nuovo “medium” si offre con costi oramai affrontabili, praticamente, da chiunque e da’ la possibilita’ di raggiungere una platea vastissima, certo, prima, impensabile, estesa a tutto il mondo.
    Ecco, per tornare a Mangiafuoco, qui tra “visibilita’” ed “opera d’arte” si opera, se non addirittura una fusione, certo un corto-circuito interessante e potenzialmente virtuoso (dico potenzialmente e lo sottolineo perche’ come tutte le tecnologie di questo mondo puo’ essere tanto usata nel bene quanto nel male).
    La mia piccola cosa , in un giorno, e’ stata “vista” (magari vista e totalmente ignorata, magari vista e sopportata con fastidio) da oltre quattromila persone in tutto il mondo: quando, la’ dove son piu’ noto ed apprezzato, al vernissage di una mia mostra (magari anche solo per mangiare un paio di tramezzini,bere un bicchiere di vino e prendersi il catalogo gratis) sono intervenute quattrocentocinquanta persone (quasi tutte, ovviamente, residenti in quella citta’), mi sembrava di sognare! Questa, in un giorno l’ha vista un numero dieci volte superiore.
    Vorrei che fosse chiaro che non dico questo per “autopromuovere” quel mio lavoro, che era “a tempo” e quindi si e’ esaurito nell’atto stesso di venir compiuto ed era rigorosamente “a perdere” nel senso che non e’ suscettibile di sfruttamento economicom alcuno, ne’ per “autopromuovermi” perche’, come ho detto, il concetto non e’ nuovo, e, certamente lo si potrebbe realizzare meglio di come lo ho realizzato io. Se lo dico e’ solo per sottolineare quanto “potente” sia questo nuovo mezzo che si offere a qualunque artista, perche’ appunto io sono
    un artista qualunque, consentendogli di prescindere dal tanto vituperato “sistema” e “comunicare” direttamente con un pubblico, potenzialmente immenso e muticulturale.

  • Zeno

    Ciò che Galvani fa ed ha fatto si tocca con mano ed arricchisce l’umanità, resterà ai posteri, è chiaro fin d’ora.
    La sua fortunata e meritatissima posizione gli consente di pretendere rispetto da un personaggio che invece vive di vacua forma comunicativa contenitrice di un nulla aggressivo e idiota come il marchio sub-culturale che egli ha sfruttato per autopromuoversi, autoprodursi… autoriprodursi.
    Le due facce di un’Italia in ginocchio: la metà virtuosa sequestrtata da quella mediocre…. è bello talvolta sentire la prima impoorsi con fermezza sulla seconda ma poi noi purtroppo restiamo qui, a vedere il nostro destino compiersi giorno per giorno, un passo alla volta.