Stati Uniti, seconda meta degli Anni ’50: Saoirse Ronan interpreta un’immigrata irlandese. Il film è Brooklyn di John Crowley. Non è un caso se l’attrice è stata candidata all’Oscar come protagonista. La parte sembra esserle stata cucita su misura: nata nel Bronx da genitori irlandesi, ha passato l’infanzia divisa tra i due paesi e per il ruolo si è sentita investita di una grossa responsabilità nei confronti dei conterranei. Il coinvolgimento ha reso giustizia alla sua interpretazione, per la quale ha potuto approfittare di un accento originale. Il regista, da parte sua, ha contribuito a creare l’atmosfera giusta, senza complicare i meccanismi narrativi, usando uno stratagemma visivo molto efficace. Il film è stato tripartito secondo tre movimenti.

L’USO DEL COLORE NEL FILM
La prima parte è quella in cui Eilis, la protagonista, si trova in Irlanda: le inquadrature sono strette, vagamente claustrofobiche, e i toni danno sul verde. Lo schema dei colori è stato creato con riferimento alla fotografia dell’epoca. La seconda sezione inizia quando la protagonista parte per Brooklyn, allora i piani si allargano, si dà respiro al frame e i colori diventano più giocosi: un accenno di come nel 1952 l’America si apprestava a fare spazio alla cultura Pop. Il terzo movimento è quello in cui la giovane torna in Irlanda: a questo punto la pellicola diventa più luminosa, glamour e vivace rispetto all’inizio. Crowley mostra l’evoluzione dei sentimenti e delle fasi psicologiche di Eilis/Saoirse fino alla qualità sognante dell’ultimo atto: vedere per credere, il film sarà nelle sale dal 17 marzo.

Brooklyn. L'uso psicologico del colore nella tripartita del film.  1. Toni verdi anni '40, spazio claustrofobico;  2. Citazioni Pop, lo spazio si allarga;  3. Pellicola più luminosa, toni chiari, stile glamour, conquista dello spazio e dell'indipendenza;
Brooklyn. L’uso psicologico del colore nella tripartita del film. 1. Toni verdi anni ’40, spazio claustrofobico; 2. Citazioni Pop, lo spazio si allarga; 3. Pellicola più luminosa, toni chiari, stile glamour, conquista dello spazio e dell’indipendenza;

– Federica Polidoro

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Federica Polidoro
Federica Polidoro si laurea in Studi Teorici Storici e Critici sul Cinema e gli Audiovisivi all'Università Roma Tre. Ha diretto per tre anni il Roma Tre Film Festival al Teatro Palladium, selezionando opere provenienti da quattro continenti, coinvolgendo Istituti di Cultura come quello Giapponese e soggiornando a New York per la ricerca di giovani talent sia nel circuito off, che nell'ambito dello studentato NYU Tisch, SVA e NYFA. Ha girato alcuni brevi film di finzione, premiati in festival e concorsi nazionali. Ha firmato la regia di spot, sigle e film di montaggio per festival, mostre, canali televisivi privati e circuiti indipendenti. Sta lavorando ad un videoprogetto editoriale per la casa editrice koreana Chobang. È giornalista pubblicista e negli anni ha collaborato con quotidiani nazionali, magazine e web media come Il Tempo, Inside Art e Il Faro. Ha seguito da corrispondente i principali eventi cinematografici dell'agenda internazionale tra cui Cannes, Venezia, Toronto, Taormina e Roma e i maggiori avvenimenti relativi all'arte contemporanea della Capitale. Attualmente insegna Tecniche di Montaggio all'Accademia di Belle Arti.