Mario Giacomelli a Roma. Poesia del contrasto

Palazzo Braschi, Roma – fino al 29 maggio 2016. Fotografia o arte informale? Disgusto o misericordia? Dalle carni macellate alle poesie di Dickinson. Dai malati di Lourdes alle colline marchigiane. Nelle duecento fotografie di Mario Giacomelli si ripercorrono le strade della sua poetica. Che graffia e accarezza la realtà.

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 - Campagna marchigiana - courtesy Archivio Mario Giacomelli, Senigallia
Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 - Campagna marchigiana - courtesy Archivio Mario Giacomelli, Senigallia

CONTRASTI E ALTE LUCI
Del contrasto Mario Giacomelli (Senigallia, 1925-2000) ha fatto la sua cifra distintiva. Nell’opposizione tra bianchi e neri ha fondato la sua poesia. Ma dentro il lavoro di riduzione della gamma tonale si cela un’opera di selezione assai complessa, con cui egli elimina progressivamente dall’immagine ogni velatura documentaria e – come se soffiasse via la sabbia da una conchiglia – fa emergere la struttura poetica del soggetto.
Osservando ad esempio la serie Io non ho mani che mi carezzino il volto, dedicata ai seminaristi, non è tanto l’accentuazione del contrasto che fa stagliare le nere tonache al vento sul fondale candido, quanto un’opera di mascheratura delle alte luci che cancella ogni altro dettaglio che non sia necessario a stabilire il contatto emozionale con l’osservatore.

UN APPRENDISTATO ADULTO
E non di meno ciò avviene con i Paesaggi marchigiani, o con le visioni di Scanno, dove i bianchi e i neri assoluti sono frutto di elaborate operazioni di camera oscura, transiti necessari a tradurre la realtà nel suo linguaggio visuale fatto di segni. Tracce grafiche a metà strada tra tipografia e pittura, alle quali – nato poverissimo – si dedica già dall’adolescenza per guadagnare qualcosa, dopo aver abbandonato la scuola a tredici anni.
Alla fotografia si accosta trentenne e la lezione sulla dinamica luce/ombra gli deriva dai contatti con Giuseppe Cavalli, che nel 1954 fonda il gruppo MISA, di cui Giacomelli diventa membro. Da Cavalli mutua prima ed elabora poi i contrasti ben marcati e soprattutto la ricerca di una composizione accurata che traspone la realtà in chiave intellettuale, piuttosto che narrativa.

Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 - Campagna marchigiana - courtesy Archivio Mario Giacomelli, Senigallia
Mario Giacomelli, da Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000 – Campagna marchigiana – courtesy Archivio Mario Giacomelli, Senigallia

UN LIMITE ESISTENZIALE
Tutt’altro che reportage è quello di Giacomelli. Le immagini in seminario (1962-63), che pure gli consentirono notorietà e furono pubblicate su L’Espresso, non hanno per lui che il valore di un ricordo dell’infanzia emerso dall’inconscio. Quell’inconscio che, come egli stesso scrive, è forma e segno della poesia dello sguardo. Eppure, di quelle immagini apparentemente tanto gioiose da provocare anche qualche malumore in ambito cattolico, va forse colto il senso di prossimità a un limite esistenziale.
Come la luce in Giacomelli, incontrando improvvisamente l’ombra, nelle sue adiacenze sembra farsi più viva, così le manifestazioni della vita si fanno più intense al momento di affrontare mutamenti radicali. In tal senso questa serie rientra appieno tra i temi che percorrono costantemente la sua opera: la vecchiaia, la morte, l’uomo e la terra.

IL PESO DELL’AFFLIZIONE
Sono ricerche su cui lavora dal 1955, da quando acquista la sua Kobell Press 6×9, trasformata 6×8, che utilizzerà tutta la vita, fino alla consunzione. Emblema di un rapporto con uno strumento che diviene parte viva delle sue membra e con lui sfiorisce. Con la serie Lourdes (1957) affronta il tema della malattia e della sofferenza, che diviene morte ne Il mattatoio (1961), e riprende nella prolungata raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi – dedicata all’Ospizio di Senigallia.
Sono argomenti carichi d’angoscia, ma dentro i quali egli entra non per denunciare, quanto per comprendere e farsi carico del peso dell’afflizione. Per prelevare sotto la pelle degli uomini e delle donne che ha difronte l’essenza stessa della realtà e trasformarla in linguaggio. Codice di trascrizione della poesia, a cui dedica raccolte di immagini per Leopardi, Dickinson, Borges, ultima delle quali ci lascia, appena completata, Questo ricordo lo vorrei raccontare.

Alessandro Iazeolla

Roma // fino al 29 maggio 2016
Mario Giacomelli – La figura nera aspetta il bianco
a cura di Alessandra Mauro
Catalogo Contrasto
MUSEO DI ROMA – PALAZZO BRASCHI
Piazza Navona 2 / Piazza San Pantaleo 10
06 0608 / 06 82077304
[email protected]
www.museodiroma.it
www.museiincomuneroma.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/52376/mario-giacomelli-la-figura-nera-aspetta-il-bianco/

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Alessandro Iazeolla
Alessandro Iazeolla (Roma, 1960), Architetto iscritto all’Ordine professionale dal 1988. Ha conseguito i diplomi di maturità classica e di maturità artistica. Attualmente è quadro direttivo di una società a controllo pubblico. Ha operato dagli Anni Ottanta nel campo della ricerca storico-archeologica e della documentazione d’arte con numerose pubblicazioni su libri e periodici specializzati. Si occupa di fotografia sperimentale e di storia della fotografia e ha tenuto corsi specialistici in istituti superiori. Collabora con la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma La Sapienza per seminari di studio sul rapporto tra percezione visiva e produzione artistica. È iscritto al Ruolo dei Periti e degli Esperti in Fotografia d'Arte presso la C.C.I.A.A. di Roma. È vicepresidente di un'associazione per la promozione dell'arte con sede a Roma.