Andrea Mastrovito, tra rivoluzione e fallimento

Museo Hendrik Christian Andersen, Roma – fino al 17 maggio 2015. “Here the Dreamers Sleep” è la scritta incisa sulla tomba della famiglia Handersen. I quattro vivevano a Roma, nella palazzina neorinascimentale che è oggi sede del museo. Da questa storia, incentrata sull’artista e sognatore Hendrik, parte Andrea Mastrovito, per una mostra piena di riferimenti storici e teorici.

Andrea Mastrovito, Here the Dreamers Sleep, matita su sculture in cemento, dimensioni ambientali, 2015 (dettaglio) - Foto Maria Zanchi - courtesy Boxart, Verona
Andrea Mastrovito, Here the Dreamers Sleep, matita su sculture in cemento, dimensioni ambientali, 2015 (dettaglio) - Foto Maria Zanchi - courtesy Boxart, Verona

Un storia di crolli e di utopie. Di monumenti fragili e di macerie. Di ossessioni private e architetture ideologiche, da intrecciare con la potenza dell’immagine. Tra epica dei popoli e biografie familiari, Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978) sfodera una complessità teorica e un’articolazione di piani, registri, suggestioni, che rischia il collasso – per densità estrema – ma che si salva nella compiutezza e nella luce finale.
In scena i quattro ex inquilini dell’odierna sede museale: i fratelli Andreas e Hendrik Christian Andersen, uno pittore, l’altro scultore; Hélène, la madre; Olivia, moglie di Andreas. Intorno a questa famiglia norvegese, trasferitasi a Roma a fine Ottocento, Mastrovito ricama una riflessione sulle grandi sfide del potere e della Storia, partendo dal sogno di Hendrik: il suo World Center, ben accolto da Mussolini, doveva essere una Città Universale dell’arte e della pace, abitata dalle sue sculture neoclassiche e intitolata alla nobile triade: il bene, il vero, il bello. Un’utopia ingenua, destinata al fallimento.

Andrea Mastrovito, Here the Dreamers Sleep, matita su sculture in cemento, dimensioni ambientali, 2015 (dettaglio) - Foto Maria Zanchi - courtesy Boxart, Verona
Andrea Mastrovito, Here the Dreamers Sleep, matita su sculture in cemento, dimensioni ambientali, 2015 (dettaglio) – Foto Maria Zanchi – courtesy Boxart, Verona

Metafore di una inarrestabile caduta, i quattro personaggi – attori di un teatro ossessivo e candido – rivivono in forma di sculture kitsch classicheggianti, su cui si proietta la forza primigenia del disegno. Fatti a pezzi uno per volta, fino al definitivo crollo. In dialogo con questa narrazione sono i lavori su carta, in cui rivivono immagini di guerra, memorie di rivolta e retoriche dittatoriali. “L’utopia”, spiega Mastrovito, “è un imborghesimento dell’idea di rivoluzione. Ecco, forse è quello il punto che più mi sta a cuore: l’idea di rivoluzione, di rivolta all’assurdo, in senso umano, profondo, e non politico. Qualcosa di impossibile, in cui credere e non sperare”.

Andrea Mastrovito - Here The Dreamers Sleep - Museo Hendrik Christian Andersen, Roma - matita su sculture in cemento, dimensioni ambientali,  2015 - Foto Maria Zanchi - courtesy Boxart, Verona
Andrea Mastrovito – Here The Dreamers Sleep – Museo Hendrik Christian Andersen, Roma – matita su sculture in cemento, dimensioni ambientali, 2015 -Foto Maria Zanchi – courtesy Boxart, Verona

E c’è, nel nucleo di Here the Dreamers Sleep, una possibile cifra comune generazionale. È il caso dei 35/40enni d’oggi, figli dell’era post Muro di Berlino: artisti spesso uniti da un immaginario di polvere, macerie, gesti mancati, narrazioni interrotte, ma anche di nuove cosmologie potenziali. Una generazione che ha vissuto la vertigine della transizione, nutrendosi di disincanto eppure conservando una certa tensione ideale. Mentre il senso dell’utopia, coi suoi guizzi borghesi ed i suoi cocci, continua a superarsi nel nome di due costanti: uno sguardo poetico sul mondo e il vizio della resistenza alla banalità del male, del nichilismo, del simulacro. Per un’idea di fallimento che è già orizzonte, ricostruzione. E che ha ancora, su di sé, l’ombra lunga della rivoluzione.

Helga Marsala

Roma // fino al 17 maggio 2015
Andrea Mastrovito – Here the Dreamers Sleep
testi critici di Marco Bazzini ed Eugenio Viola

MUSEO ANDERSEN
Via Mancini 20

06 3219089
[email protected]
www.museoandersen.beniculturali.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/42074/andrea-mastrovito-here-the-dreamers-sleep/

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Whitehouse Blog

    Permane queste estenuante archeologia del giovane indiana jones.

  • La recensione di Helga Marsala è palpitante e ben scritta. Ma questo non toglie che questa generazione di “giovani” viva una malattia. Sia una generazione patologica. La rielaborazione estenuante e ossessiva della storia sembra un modo per aggrapparsi a qualcosa di sicuro; perché ci si sente perduti. Si elabora la storia e il passato per essere accettati, non certo per fare la rivoluzione. Il giovane artista italiano “professionista” deve cercare di farsi accettare committenza; e oggi la committenza in italia cerca questa tipologia di mostre. Questo è un modo per farsi accettare in un paese per vecchi. E’ una facilissima retorica passatista che ripercorrono molti artisti (Biscotti, Calò, Dan Vo, Tosatti, Arena, ecc ecc) per farsi accettare in un paese per vecchi. Molto meglio, anzi ottimo, quando Mastrovito deve lavorare nella Chiesa di Bergamo. Perché la committenza “Chiesa” costringe a consapevolezza. In questo caso le opere sono dispositivi retorici innocui, non a caso sembrano i gadget dell’ultimo film “storia vera” che potrebbe proporre hollywood (I Fratelli Andersen e il Sogno Spezzato). Queste mostre sono compiacenti verso questi tempi oscuri ma illuminati dallo smartphone. Spero che Andrea non si senta offeso, come capita spesso anche con altri. E credo che la mia sincerità sia nel distinguere come ottimo il suo intervento nella Chiesa a Bergamo e come gravemente insufficiente questo.