Giovanni Battista Moroni in trasferta inglese: lo sguardo del testimone

Royal Academy of Arts, Londra – fino al 25 gennaio 2015. Importanti opere del maestro del Cinquecento arrivano nel Regno Unito. Omesso dalle “Vite” a causa del mancato incontro col Vasari, osannato e poi progressivamente declassato dalla critica, Giovanni Battista Moroni racconta l’epoca umbratile del proprio tempo. Diversamente dai maggiori – e più noti – maestri del secolo, la sua ritrattistica “al naturale” aprirà, con decisione, la via a Caravaggio. Una tappa rilevante del realismo in arte, marginalmente divulgata e ancora poco nota al grande pubblico.

Giovanni Battista Moroni, Devoto in contemplazione del battesimo di Cristo, ca. 1555-60, olio su tela, 112.8 x 104 cm. Gerolamo e Roberta Etro

È la prima importante rassegna estera per l’artista bergamasco, uno dei maggiori ritrattisti italiani rinascimentali (Albino, 1521/24-1579/80). I ritratti di Londra confluiscono da privati così come da importanti istituzioni pubbliche: da Bergamo a Washington, fino alla più prossima National Gallery di Londra. In quest’ultimo museo dimora, oltre a diverse tele moroniane, il Ritratto virile a figura intera di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, maestro di Moroni. Tale opera è salutata come il primo ritratto moderno indipendente, prodotto in Italia, in cui il modello è effigiato in piedi e a grandezza naturale. Posa e scala simili saranno ampiamente sfruttate dall’allievo.
Ad aprire la mostra, utile a osservare le influenze formative, un’accurata selezione di tele del Moretto. La parte del leone la fa, tuttavia, l’artista di Albino: autore di una galleria di personaggi superbi, resi vivi da una rara caratterizzazione introspettiva. Tra echi manieristi, gli influssi dei pittori veneti e la Controriforma, scorrono istantanee di poetesse, umanisti, uomini di chiesa, alcuni testimoni del Concilio di Trento. Moroni stesso sarà nella città del sinodo, a intervalli, tra il ‘46 e il ‘53.
Non solo ritratti, ma anche importanti commissioni devozionali. I temi sacri giovanili mostrano statue mariane, in scala ridotta ma magicamente incarnate, oltre a scene modellate sugli Esercizi Spirituali del Loyola. Meno secolari per committenza e temi – e meno sfarzose per costumi – le pale sacre più tarde, in linea impeccabile con i dettami conciliari. Spicca il corpo di Cristo in croce, livido, più vicino a Giottoche alle lumeggiature dei manieristi.

Giovanni Battista Moroni, Gian Gerolamo Grumelli, ca. 1560, olio su tela, 216 x 123 cm. Fondazione Museo di Palazzo Moroni-Collezione Lucretia Moroni, Bergamo. Foto Marco Mazzoleni
Giovanni Battista Moroni, Gian Gerolamo Grumelli, ca. 1560, olio su tela, 216 x 123 cm. Fondazione Museo di Palazzo Moroni-Collezione Lucretia Moroni, Bergamo. Foto Marco Mazzoleni

Di diversa sottigliezza intellettuale i ritratti signorili. Attraverso tali commissioni si ha in regalo un decalogo superbo della moda del tempo. Non stupisce, dunque, che la popolarità dell’artista cresca nel tardo Ottocento, specie in Inghilterra. Moroni ha infatti avuto qui, più che altrove, una fortuna collezionistica insuperata. I committenti, di tre quarti, a figura intera o assisi (compiaciuti, intorpiditi, diffidenti), portano armature di broccati e velluti, gorgiere in batista, ricami d’argento.
Meno lussuosi, ma altrettanto prodighi per ostensione, incogniti borghesi e artigiani: l’intenso Ritratto di Sarto si staglia, se osservato a ritroso, come un’opera ante litteram, più vicina al realismo ottocentesco che alla scuola veneta. Ricordiamo, qui, le cautele degli studiosi: le notizie biografiche dell’artista sono scarne, così come quelle di molti dei suoi clienti-modelli. Il sarto è uno di tali anonimi. Resta tuttavia un accreditato giudizio storiografico: Moroni e altri artisti lombardi rappresentano l’eredità su cui conterà fiduciosamente Caravaggio. Come nota Roberto Longhi, il Merisi giungerebbe a Roma “col manifesto già in tasca della rivoluzione realistica.
Sconcertante, inoltre, più chiara nei ritratti nobiliari che altrove è una sistematica, ineludibile deposizione dell’etichetta: più etica che sociale. Le pose epiche o regalmente rigorose, tipiche dei signori di Tiziano, si dissolvono in pose più franche. Spariscono le allegorie classiciste; i vezzi antiquari, ove presenti, sono secondari, “senza stilizzazione” (Longhi). Tale schiettezza senza maniera si manifesta durante il tempo di esecuzione: l’artista dipinge “al naturale”, applicando il colore in modo immediato, il disegno preliminare per lo più nullo. L’inflessibilità dei committenti si fa, qui, complicità; ma non sapremo mai, scherno e grazia insieme, se quest’ultima sia vera o artefatta. Resta il magnetismo amplificato del tempo di posa, finale diaframma tra pubblico e modello.

Giovanni Battista Moroni, Gian Girolamo Albani, ca. 1570, olio su tela, 107 x 75 cm, Collezione Privata
Giovanni Battista Moroni, Gian Girolamo Albani, ca. 1570, olio su tela, 107 x 75 cm, Collezione Privata

Tale immersione, guidata in modo encomiabile, lascia forse orfani di un incontro: il melanconico Cavaliere in nero, emblematico tassello della fama dell’artista. Conservata al Poldi Pezzoli di Milano, il ritratto è efficace riflesso del carisma saturnino, mood intrinseco al vestire del Cinquecento. Qui il total black diventa consumo intellettuale della veste: se in altre opere del maestro l’abito non fa il monaco, qui è unisono con lo sguardo.
Il nero dei “vestimenti”, popolare dal Cortegiano in poi, sarà influente per oltre due secoli a livello continentale, mustnella Spagna di Carlo V. Non è un caso che Moroni, registrando l’egemonia spagnola su Bergamo, renda tale stile l’effigie spirituale del proprio tempo.
Lontano da crocevia culturali, l’artista ritrarrà un’inquietudine universalmente europea: “tra paura e speranza”, come recita l’iscrizione di un altro ritratto in mostra. Uno status catturato come una perla, divinando – indovinando – il futuro della pittura.

Elio Ticca

Londra // fino al 25 gennaio 2015
a cura di Simone Facchinetti e Arturo Galansino
Giovanni Battista Moroni
ROYAL ACADEMY OF ARTS
Burlington House – Piccadilly
+44 (0)20 73008000
www.royalacademy.org.uk

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.
  • andrea bruciati

    una mostra imperdibile