Bramante a Milano. Le arti in Lombardia a fine Quattrocento

Pinacoteca di Brera, Milano – fino al 22 marzo 2015. Cinquanta opere, in un allestimento ritagliato tra i corridoi e le sale della Pinacoteca di Brera, indagano l’attività di Bramante come pittore durante la sua lunga parentesi milanese. Un omaggio, ricco di confronti, al genio politecnico dell’artista che ha dato nuovo volto alla Milano rinascimentale.

Donato Bramante, Eraclito e Democrito, 1486-87 - Milano, Pinacoteca di Brera

Bramante superstar. Le celebrazioni del 500esimo anniversario della morte di Donato Bramante (Monte Asdruvaldo, l’attuale Fermignano, 1440 ca. – Roma, 1514) hanno visto fiorire sui calendari di varie città italiane una serie di mostre, dotti appuntamenti lincei, conferenze e convegni pronti a indagare ogni lato della poliedrica attività dell’artista, che quanto a competenze (dall’architettura alla pittura, dalla musica alla poesia) sullo scorcio del Quattrocento risultava secondo solo a Leonardo da Vinci. Non poteva esimersi da questi festeggiamenti la Pinacoteca di Brera, dove si conserva il maggior nucleo dei dipinti noti dell’artista, e dove ora va in scena un’esposizione, dal sottotitolo (Le arti in Lombardia 1477-1499) forse un po’ troppo pretenzioso, volta a fare luce appunto sull’attività pittorica di Bramante durante il suo lungo soggiorno milanese.
Cresciuto in quella formidabile fucina d’idee artistiche che fu la Urbino di Federico da Montefeltro, Bramante fa la sua prima apparizione in territorio lombardo a Bergamo, dove dipinge un ciclo di filosofi di cui sopravvive solo un lacerto con Chilone seduto (1477 ca.), visibile in mostra fresco di restauro.

Donato Bramante, Eraclito e Democrito, 1486-87 - Milano, Pinacoteca di Brera
Donato Bramante, Eraclito e Democrito, 1486-87 – Milano, Pinacoteca di Brera

Sono qui già dichiarate le coordinate della personalità dell’artista: da una parte la lezione di Piero della Francesca (di cui Brera conserva la celebre Pala Montefeltro), che aiuta a gestire la luce come elemento di chiarificazione intellettuale dello spazio; dall’altra l’interesse per la cultura di matrice padovano-ferrarese, che fluisce in questi anni con la sua carica espressiva tra le arterie dei maggiori centri artistici del nord Italia, da Bologna a Milano. Illuminante il confronto con i rilievi chiamati a raccolta intorno al Chilone, a partire dal monumentale frammento di presepe dell’Amadeo, per capire i rapporti in dare e avere con la cultura figurativa della corte di Ludovico il Moro, che comincia a registrare le novità introdotte dall’artista marchigiano fino dall’apparizione della cosiddetta incisione Prevedari (1481), di cui è esposto uno degli unici due esemplari conosciuti. Un unicum per quanto riguarda le stampe nel Quattrocento europeo: un campionario di citazioni dall’antico, soluzioni architettoniche, decorazioni e virtuosismi con rebus iconografici ancora da sciogliere.

Vincenzo Foppa, Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista (Madonna del tappeto), 1485 - Milano, Pinacoteca di Brera
Vincenzo Foppa, Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista (Madonna del tappeto), 1485 – Milano, Pinacoteca di Brera

A contatto con una scuola pittorica che va definendo i propri segni distintivi nell’attenzione per gli scorci, la teoria e la pratica prospettica, Bramante trova terreno fertile ad alimentare la sua propensione verso un’arte epicamente eroica. Conteso dai nobili più in vista di Milano, in pochi anni riforma a criteri di elegante classicità i maggiori cantieri della città, dalla chiesa di San Satiro ai chiostri di Sant’Ambrogio, alla tribuna delle Grazie. In pittura, lo svelamento di figure maestose e solenni come gli Uomini d’arme di Brera, realizzati tra il 1487 e il 1488 per la casa del poeta e consigliere ducale Gaspare Visconti, o il glaciale Cristo alla colonna di Chiaravalle, idolo dalla pelle d’avorio, impongono un rapido aggiornamento agli artisti attivi sulla scena milanese, Vincenzo Foppa in testa, ancora attardati sugli esili stilemi della lunga stagione tardogotica lombarda. Sono per esempio bagnati dalla luce e dalla prospettiva di Bramante, in modo sempre diverso, l’elegantissima, algida Madonna allattante di Ambrogio Bergognone dalla collezione Borromeo, i santi lividi e concentrati di Bernardo Zenale della Galleria degli Uffizi e le figure quasi astratte sotto la luce lunare della grande Crocifissione del Bramantino, l’artista più geniale del Rinascimento milanese, che dal maestro urbinate mutua anche il soprannome.

Stefano Bruzzese

Milano // fino al 22 marzo 2015
Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499
a cura di Mauro Natale, Matteo Ceriana, Sandrina Bandera, Emanuela Daffra e Cristina Quattrini
Catalogo Skira
PINACOTECA DI BRERA
02 722631
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www.brera.beniculturali.it

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