Corpo a corpo fra Rodin e Mapplethorpe. A Parigi

Musée Rodin, Parigi – fino al 21 settembre 2014. Quando Mapplethorpe incontra Rodin: ricerche a confronto di due artisti iconici. E che utilizzassero due mezzi differenti – l’uno la scultura, l’altro la fotografia – diventa solo un dettaglio.

Robert Mapplethorpe, White Gauze, 1984 – Auguste Rodin, Torse de l’Âge d’airan drapé, vers 1895, plâtre

L’obiettivo spudorato e aggressivo di Robert Mapplethorpe (New York, 1946 – Boston, 1989) sbarca a Parigi e ne segna prepotentemente il 2014 con ben due esposizioni: al Grand Palais, la più grande retrospettiva mai realizzata, chiusasi a luglio, con più di 250 fotografie e uno sponsor d’eccezione come Patti Smith, sua compagna e musa negli Anni Settanta; al Musée Rodin, il dialogo con lo scultore della modernità, inaugurato nel 1992 da Germano Celant per una mostra a Düsseldorf.
Due uomini che operano a distanza di un secolo l’uno dall’altro, due mezzi espressivi differenti, due concezioni della vita diversissime. Eppure la loro ricerca non soltanto appare simile, tanto da essere messa a confronto, ma persino l’una la continuazione dell’altra.

Robert Mapplethorpe, Orchid, 1985 – Auguste Rodin, Iris messagère des dieux, vers 1891-1893, terre cuite
Robert Mapplethorpe, Orchid, 1985 – Auguste Rodin, Iris messagère des dieux, vers 1891-1893, terre cuite

Al di là delle pretestuose tematiche delle sezioni (Érotisme et dannation, Mouvement et tension…), a sorprendere è infatti la quantità di analogie tra i due artisti, non solo nella scelta dei soggetti, ma anche nella prospettiva adottata, quella cioè di uno studio ossessivo di dettagli fermati nel tempo. Mani, piedi, volti, gambe, toraci, veli, vasi. Forme nello spazio che si torcono, corpi che si piegano, ombre che occultano.
Nel suggestivo dialogo, in cui nessuno esce sminuito bensì rinvigorito, si scopre quanto Mapplethorpe guardasse al passato, in particolare a Michelangelo e allo stesso Auguste Rodin (Paris, 1840 – Meudon, 1917), e quanto quest’ultimo fosse ancor più moderno di quanto si credeva. È appunto la modernità del loro sguardo ad avvicinare due artisti separati dallo spazio e dal tempo. Che poi uno adoperasse lo scalpello e l’altro l’obiettivo, alla fine poco importa: “If I had been born 100 or 200 years ago, I might have been a sculptor, but photography is a very quick way to see, to make sculpture”.

Giulio Brevetti

Parigi // fino al 21 settembre 2014
Mapplethorpe Rodin
a cura di Hélène Pinet, Judith Benhamou-Huet, Hélène Marraud
Catalogo Actes Sud
MUSÉE RODIN
79, rue de Varenne
+33 (0)1 44186110
www.musee-rodin.fr

 

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Giulio Brevetti
Giulio Brevetti (Napoli, 1980), dottore di ricerca in Storia della Critica d’Arte, si occupa prevalentemente del dibattito storiografico tra Settecento e Ottocento. Ha studiato l’iconografia dei Borbone delle Due Sicilie e di Giuseppe Garibaldi, le tematiche risorgimentali nella pittura meridionale, il rapporto tra pittura e fotografia, nonché la cinematografia di autori quali De Sica, Fellini e Polanski. Ha collaborato alla realizzazione di mostre e al riallestimento di sale museali. Ha all’attivo diverse pubblicazioni in cataloghi e riviste specializzate. Scrive da anni articoli e recensioni di mostre e di cinema. In passato, ha collaborato con le testate “Exibart” e “Whipart”. È fotografo semiprofessionista e alcuni suoi scatti sono stati pubblicati su testi di rilevanza scientifica.