L’affascinante mondo di Dadamaino

Tornabuoni Arte, Firenze – fino al 23 luglio 2014. Dopo la prima tappa parigina, la galleria presenta nel suo candido spazio fiorentino, ri-disegnato dallo studio Archea Associati meno di un anno fa, la retrospettiva di Dadamaino, scomparsa esattamente dieci anni fa.

Dadamaino, Cromorilievo (1974-1975)

Ampliata rispetto all’esposizione di Parigi, per un totale di oltre quaranta opere che vanno dal 1958 al 1993, la mostra – curata da Flaminio Gualdoni, direttore dell’Archivio Dadamaino – intende ripercorrere la linea tracciata dall’artista milanese riscoprendone geniali intuizioni e mostrandone le invenzioni. Emiliana Eduarda Maino (Milano, 1930-2004), che fino al 1963 si firma Dada Maino, è sicuramente una delle artiste italiane più complesse che la storia dell’arte ci abbia consegnato, purtroppo a lungo sottovalutata. L’esposizione materializza una ricerca nata intorno alla metà degli Anni Cinquanta e dimostra la crescita e l’evoluzione di Dadamaino a contatto con personalità del calibro di Lucio Fontana, di cui spesso considerata l’emula, e della sua grande amicizia con il giovane Piero Manzoni, conosciuto nel 1957 a Milano.
Gli albori della sua sperimentazione artistica sono segnati da una ricerca orientata all’Informale astratto, fase ampiamente documentata al pianterreno della galleria, dai Volumi del 1958-60, opere realizzate praticando fori ovoidali singoli o multipli su tele monocromatiche bianche o nere, lasciandone intravedere il telaio e la parete retrostante.
Oltre a produrre forme per “sottrazione”, Dadamaino partecipa attivamente alla vita sociale, aderendo nel 1959 al gruppo Azimuth, fondato da Manzoni e Castellani; ovviamente il punto di riferimento continuerà a essere Fontana, che nel 1946 aveva redatto il Manifesto Blanco.

Dadamaino, Cromorilievo (1974-1975)
Dadamaino, Cromorilievo (1974-1975)

Instancabile e mai appagata, nel 1960 crea un’ulteriore possibilità di declinare lo spazio “bucato” della superficie, intelaiando sottili tende opache da doccia, forate in maniera regolare e mediante sovrapposizione sfalsata dà origine ai Volumi a Moduli Sfalsati. Negli stessi anni nascono pure gli Oggetti Ottico Dinamici, di cui la mostra ne presenta tre dal ’60 al ’67, e ancora una volta emerge l’influenza dei gruppi italiani quali T, N e quelli coevi europei come Nul nei Paesi Bassi, Motus a Parigi e Zero in Germania.
Un episodio alquanto unico invece è rappresentato dai piccoli quadri 20×20 cm che dal 1966 al ’68 chiamerà Ricerca del colore, tempera su carta successivamente incollata su tela, attraverso i quali testa i rapporti percettivi cromatici. Quest’ultima serie di lavori nel 1973 approderà ai Cromorilievi, elementi “scultorei” a base quadrata in legno dipinto che per effetto della loro essenziale fissità, rappresentano un’eccedenza che si proietta dalla parete sulla quale sono installati invadendo gradualmente lo spazio.

Dadamaino, Volume (1959)
Dadamaino, Volume (1959)

Ma il punto di svolta per Dadamaino è sicuramente costituito dal 1975, anno in cui realizza  la serie Inconscio Razionale, dove torna a interrogarsi sulla sostanza primaria, l’essenza della materia che aveva caratterizzato i suoi esordi, procedendo all’annullamento del colore fino a ritornare al bianco e nero con i quali realizza piccoli segni che sembrano riprendere, come osserva Tommaso Trini, l’andamento di una trama, una maglia di vuoti.
Da questo momento in poi le si schiuderà un mondo di codici e segni grazie ai quali, nel 1979, darà vita alla serie Alfabeto della Mente,che si evolverà nel 1980 ne I Fatti della Vita, esposto alla Biennale di Venezia dello stesso anno.
A questo punto la mostra ascensionale procede al piano superiore, dove troviamo lavori più recenti come la serie degli Interludi del 1981, le Costellazioni del 1982-84, Passo dopo Passo del 1988  89 e il Movimento delle Cose Passo dopo Passo,di cui presenterà una versione lunga diciotto metri alla Biennale di Venezia del 1990.
Completa la mostra una preziosa pubblicazione edita da Forma con contributi critici di Flaminio Gualdoni e Bernard Blistène, direttore del Dipartimento Culturale del Centre Pompidou di Parigi.

Gino Pisapia

Firenze // fino al 23 luglio 2014
Dadamaino
a cura di Flaminio Gualdoni
TORNABUONI ARTE
Lungarno Cellini 3
055 6812697
[email protected]
www.tornabuoniarte.it

 

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Gino Pisapia
Classe 1981, Gino Pisapia è critico d’arte e curatore indipendente, indaga e si occupa di ricerca sulle ultimissime esperienze artistiche, vive e lavora a Firenze. Nel 2006 si è laureato in Storia dell'arte Contemporanea all'Università di Napoli, nel 2007 ha conseguito un master in Management dei Beni Culturali promosso dalla Regione Campania. Ha ideato e realizzato progetti di didattica museale integrata, nel 2008 ha scritto e diretto il documentario Astrazione Napoletana sull'opera di Renato Barisani e dal 2007 al 2010 ha collaborato con la Galleria Lia Rumma di Napoli/Milano. Ha tenuto lezioni di storia dell'arte e fatto parte di varie giurie per l'assegnazione di premi legati alla cultura e all'arte contemporanea. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati tra cui Memories; vertigine [di]segno; Tempus edax rerum; Elements; Cleo Fariselli. I suoi contributi critici sono presenti in diverse pubblicazioni. Scrive per Exibart, ArsKey e Artribune.