Fuori il mito, dentro l’artista: Frida Kahlo a Roma

Scuderie del Quirinale, Roma – fino al 31 agosto 2014. La celebre artista messicana giunge in Italia con un progetto espositivo saldato su due direttrici. Ora a Roma per un’analisi storica e analitica del suo lavoro, poi da settembre a Genova per una visione più intima e privata.

Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine, 1940 - Olio su tela, cm 63,5 x 49,5 - Harry Ransom Center, Austin - © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. by SIAE 2014

La retrospettiva alle Scuderie del Quirinale, curata da Helga Prignitz-Poda, racconta il percorso artistico di Frida Kahlo (Coyoacán, 1907-1954) sotto una luce volutamente storica, che tiene conto del contesto culturale nazionale e internazionale in cui la pittrice era immersa. La vita privata, quella fatta di aneddoti e mitologie, di solito preponderanti nella considerazione delle sue opere, viene in questa occasione messa a latere, anche se di certo non può scomparire del tutto per un’artista come la Kahlo, che ha scritto a proposito del suo lavoro: “non mi sono mai aspettata altro che la soddisfazione che mi dava il fatto stesso di dipingere ed esprimere quello che non avrei potuto esprimere in un altro modo”.
Il filo conduttore chiaramente rimane l’autoritratto, la produzione di Frida Kahlo è radicata nell’oggettivazione del sé. Ciò che cambia di volta in volta sono i dettagli, le dimensioni, gli aspetti formali che restituiscono un intreccio di eventi non solo biografici e personali, ma intrisi di accostamenti colti e retroscena culturali ampi.
L’andamento del percorso rispetta la cronologia degli eventi principali della sua vita, il grave incidente, la scuola preparatoria, l’incontro con Diego Rivera e il matrimonio, la diretta conoscenza di altri grandi artisti e personalità dell’epoca. Soprattutto su questo ultimo aspetto si centra il ragionamento del concept: il confronto diretto tra le opere di della Kahlo e il lavoro di altri artisti.
L’unione con Rivera segna marcatamente l’interesse verso l’arte popolare messicana, permeata dai retablos e dagli ex-voto, dipinti votivi realizzati prevalentemente su metallo, che divengono espressione della condizione ambivalente a cui è sottoposto un popolo di frontiera.

Nickolas Muray, Frida sulla panchina bianca, New York, 1939 - The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca
 - Photo by Nickolas Muray
Nickolas Muray, Frida sulla panchina bianca, New York, 1939 – The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca
 – Photo by Nickolas Muray

Per Frida seguire il marito in America costituì una dualità, la necessità di mantenere forte il legame con la terra natia, come è evidente in Autoritratto al confine tra Messico e Stati Uniti del 1932 o nel suo modo di vestire, e l’apertura verso i movimenti europei, come il Realismo Magico italiano o la Nuova Oggettività tedesca.
Nel 1938 André Breton arrivò in Messico e rimase affascinato dal lavoro dell’artista messicana, la quale nonostante la presenza di atmosfere surreali non ne ha mai condiviso gli intenti. Anzi a prendere forma nei dipinti è la sua stessa vita, forse tanto brutale da superare la realtà: “la mia pittura porta in sé il messaggio del dolore”.
Al piano superiore la dimensione e il racconto del lavoro di Frida entra maggiormente nella dimensione privata, grazie agli intesi scatti di Nickolas Muray; a simboleggiare il suo forte temperamento c’è il busto ortopedico che indossava per la schiena, fregiato di simboli e colori. Il percorso si chiude con gli ultimissimi anni della sua produzione, fatto di immagini astratte rappresentative dei sentimenti più puri, e di nature morte, vivide nei colori e acuminate nelle forme. Frida Kahlo muore nel 1954 accompagnata da una lucida consapevolezza: “dipingere ha arricchito la mia vita”, scriveva. Forse l’arte aveva preso il posto di tutto ciò che non aveva potuto avere.

Giorgia Noto

Roma // fino al 31 agosto 2014
Frida Kahlo
a cura di Helga Prignitz-Poda
SCUDERIE DEL QUIRINALE
Via XXIV Maggio 16
[email protected]
www.scuderiequirinale.it

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Giorgia Noto
Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo). Collabora con alcune riviste cartacee e testate online legate alla cultura contemporanea, scrivendo principalmente di arti visive e moda. Parallelamente all’attività di scrittrice freelance, è una curatrice. Ha collaborato con il collettivo di arte pubblica Cantieri d’Arte, formato da Marco Trulli e Claudio Zecchi, e frequentato il Corso in pratiche curatoriali e arti contemporanee di Aurora Fonda a Venezia. Dopo un anno di lavoro intenso con un’associazione romana con cui ha ideato e organizzato diversi progetti all’interno della città di Roma, oggi porta avanti la sua ricerca come curatrice in autonomia.