Habitat della memoria. Baruchello e la politica livornese

Fondazione Volume!, Roma – fino al 24 aprile 2014. Livorno – città natale dell’artista – e la politica sono al centro della mostra di Gianfranco Baruchello. Da un lato le fotografie di sorvegliati dalla polizia, dall’altro il discorso di Gramsci riletto. Con l’interrogativo del questionario post-mostra.

Gianfranco Baruchello - Perdita di qualità, perdita di identità - veduta della mostra presso la Fondazione Volume!, Roma 2014 - photo Federico Ridolfi

Volume! si plasma secondo la volontà di Gianfranco Baruchello (Livorno, 1924) in un ambiente asfittico e claustrofobico per riflettere sul tema della memoria e della sua antitesi: la perdita del ricordo e dell’identità. Il progetto nasce dal lavoro dell’artista presso l’Archivio di Stato di Livorno su alcune fotografie di persone sorvegliate tra gli Anni Trenta e Cinquanta, spesso per motivi politici, rese quasi illeggibili dall’usura del tempo. La qualità, concetto indagato da Baruchello fin dagli Anni Settanta, viene loro in parte resa dall’ingrandimento e dal processo artistico che le mette al centro di un’esposizione. La componente visivo-ambientale è affiancata da quella sonora: il discorso per il Congresso di Livorno del 1921 di Antonio Gramsci è manipolato e letto sottovoce in modo da renderlo illogico, quasi un nonsense Dada. Una tale stratificazione di contenuti si presta al meglio per il nuovo esperimento della fondazione: proporre un questionario post-mostra ai visitatori. Obiettivo? Da scoprire.

Chiara Ciolfi

Roma // fino al 24 aprile 2014
Gianfranco Baruchello – Perdita di qualità, perdita di identità
a cura di Silvano Manganaro
FONDAZIONE VOLUME!
Via San Francesco di Sales 86/88
06 6892431
[email protected]
www.fondazionevolume.com

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.