Luigi Ghirri: ogni cosa è illuminata

Pensare, ma anche vedere. Scrivendo e raccontando per immagini. Luigi Ghirri al Maxxi di Roma, con una retrospettiva completa e suggestiva. Fino al 27 ottobre.

Luigi Ghirri, Argine Agosta Comacchio, 1989 - da Il profilo delle nuvole (1980-1992) - Collezione privata, Verona

Celebrato dalla critica, che riconosce piuttosto precocemente la novità del suo lavoro, Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992) non solo è uno dei più influenti maestri della fotografia italiana, ma anche critico, curatore, editore, teorico e intellettuale consapevole di un certo “bisogno di realtà”.
Da sempre orientato verso la ricerca d’identità all’interno del rapporto tra ambiente (naturale o urbano) e uomo, Ghirri racconta un’Italia che conosciamo bene, un po’ malinconica e un po’ magica, per interpretare il mondo come una continua sovrapposizione di realtà e finzione. Per quanto esplicito, il suo approccio al reale non è mai diretto, ma sempre mediato dalla memoria, dal simbolico e da un pensiero gravido di poesia e di presente.
Il Maxxi presenta una mostra preziosa, densa, che raccoglie più di trecento scatti e che si articola in tre sezioni (Icone, Paesaggi, Architetture) con l’intenzione di approfondire il complesso rapporto tra tempo e spazio, tra ordinario e metafisico. E poi libri, dischi, cartoline, menabò di cataloghi e altri materiali originali collezionati dall’autore.
L’idea dei curatori è stata di organizzare la mostra per rimandi e associazioni: tre momenti diversi che permettono di attraversare l’intera opera del maestro emiliano. Al centro il paesaggio, negli spazi ai lati i dettagli delle singole icone e le architetture, così da suggerire un percorso circolare, con una doppia entrata e senza una direzione unica, nel rispetto delle forme del museo stesso.

Luigi Ghirri, Bologna, Studio di Giorgio Morandi, 1989-1990 - Courtesy ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Bologna, Studio di Giorgio Morandi, 1989-1990 – Courtesy ©Eredi Ghirri

Quando a metà degli Anni Settanta scopre la fotografia, Ghirri lavora come geometra, imparando molte cose sullo spazio e sull’importanza di un progetto; presto incontra l’arte concettuale e ha un’intuizione: usare la fotografia come strumento per decostruire il visibile, un nuovo modo di “pensare per immagini” interrogandosi sulla posizione del fotografo (e dello spettatore) nei confronti del mondo. Comincia studiando l’universo urbano e fotografa oggetti e ritratti dietro le vetrine, manifesti, serrande e muri, ma presto guarda al paesaggio in modo nuovo e apre la strada a grandi autori come Gabriele Basilico e Mario Cresci.
Sorprende l’incredibile concentrazione di queste fotografie, il fascino e l’energia di un linguaggio quasi amatoriale e la verità dei colori. Che nutrimento per un’epoca dove tutto, a proposito di paesaggio, cambia troppo rapidamente.
Una mostra importante dunque, che è un nuovo tassello critico nella lettura e nella comprensione di un artista essenziale – eppure complesso – che ha saputo trovare l’ispirazione nel silenzio quotidiano, negli oggetti e nelle situazioni più ordinarie, fino a rivelarne l’incredibile bellezza.

Michela Tornielli di Crestvolant

Roma // fino al 27 ottobre 2013
Luigi Ghirri – Pensare per immagini
a cura di Francesca Fabiani, Laura Gasparini e Giuliano Sergio

MAXXI
Via Guido Reni 4
06 39967350
[email protected]
www.fondazionemaxxi.it

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Michela Tornielli di Crestvolant
Michela si laurea in storia dell’arte a Roma nel gennaio 2011 all’università Sapienza con una tesi sul movimento lettrista. Ora vive a Milano e frequenta il corso di laurea Magistrale in storia dell’arte contemporanea dell’università Cattolica del Sacro Cuore. Comincia a scrivere per il “Corriere dell’arte” occupandosi di alcuni tra i più interessanti eventi della scena culturale milanese. Impara – dopo le prime prove – le importanti regole del linguaggio giornalistico: semplicità, esattezza e sincerità. Per il futuro sogna le grandi interviste ai protagonisti del panorama artistico internazionale.