“Tutto” Boetti al Maxxi

Una mostra composta da un numero esiguo di opere esposte. Ma di gran livello. La parabola di Boetti nella Capitale ricostruita al Maxxi di Roma fino al 6 ottobre. Mentre la piazza del museo prende il suo nome.

Alighiero Boetti, Mappa, 1971-73, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma, Foto Roberto Galasso, Courtesy Fondazione MAXXI

È una mostra gioiello quella che il Maxxi dedica ad Alighero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994). Poche ma preziose scelte che racchiudono la poetica di una vita e che provano (riuscendoci o no?) a rispondere alla grande mostra Game Plan che ha girato tra Tate London, MoMA New York e Reina Sofia Madrid. Un percorso, quello di Boetti, che ha mantenuto, nel suo dualismo, nella sua pluralità di intenti, una forte coerenza, scandita passo dopo passo da riflessioni, viaggi, colori, raccolte di ricordi, tempo inglobato, pensato e osservato.
Quando giunge a Roma ha lasciato dietro sé la sua Torino, l’Afghanistan e ormai in parte l’Arte Povera. Roma è per lui una meta inesplorata, luogo di confronto, di scambio e ricambio di culture in continuo fermento, che assorbe e manifesta. Francesco Clemente e Luigi Ontani suoi compagni, ed esposti al suo fianco in questa occasione, anzi esposti proprio all’inizio del percorso, sono il termine di confronto più vicino, lo specchio all’interno del quale si riflette l’arte di Boetti e il mutamento determinato dall’impatto con la città.
Roma è un percorso nuovo, che offre gli spunti e i mezzi per liberarsi da schemi e condizionamenti, il nuovo pretesto per creare le sue geografie. Boetti lancia se stesso verso una sperimentazione che produce un’esplosione di colori e concetti sempre meno poveristi. Il linguaggio assume nuove forme, si trasforma in segno visivo, ed è qui che si accentua in lui l’idea di serialità e pluralismo. Ed è ancora qui che l’opera diventa il mezzo di manifestazione di un meccanismo di pensiero che si esplica attraverso l’immagine.

Francesco Clemente e Alighiero Boetti, Kabul, 1974, Courtesy Archivio Alighiero Boetti, Roma
Francesco Clemente e Alighiero Boetti, Kabul, 1974, Courtesy Archivio Alighiero Boetti, Roma

La sperimentazione, dunque, trova esiti del tutto nuovi all’interno della sua produzione. Il percorso espositivo definito all’interno del Maxxi si fa portavoce di un rapporto inedito fra Boetti e la Capitale, fra Boetti e quella giovane generazione di artisti con i quali prende avvio un nuovo modo di fare arte.
Di quell’arte di Boetti che diventa pioneristica sono testimoni opere come Iter-vallo del 1969 esposta a When Attitudes Become Forms e le poesie con il Sufi Berang esposte alla mostra del 1985 al Pompidou di Parigi e protagoniste in mostra di una sala mozzafiato, Les Magiciens de la Terre. Tappe importanti che fanno di Boetti la voce dell’Oriente.
Una mostra che coincide, finalmente, con l’intitolazione della piazza del museo a suo nome.

Alessandra Fina

Roma // fino al 6 ottobre 2013
Alighiero Boetti a Roma
a cura di Luigia Lonardelli
MAXXI

Via Guido Reni 4a
06 3225178
[email protected]

www.fondazionemaxxi.it

CONDIVIDI
Alessandra Fina
Vive a Roma. Ha conseguito la laurea magistrale in Curatore d’arte contemporanea presso l’Università La Sapienza. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati (Villa Torlonia, Caffè Letterario Roma ecc). Ha lavorato presso Palazzo delle Esposizioni come operatore didattico e addetta all’accoglienza. Ha partecipato alla redazione del testo Europa – America 1945 – 1985, una nuova mappa dell’arte a cura di Carla Subrizi e del catalogo della mostra Sguardi Multipli. Rassegna Nazionale di Arti Visive (Palazzo San Bernardino, Cosenza – Castello Estense, Ferrara). Ha collaborato con l’ufficio stampa Novella Mirri e Maria Bonmassar. Attualmente si occupa di comunicazione e public relation e collabora con importanti testate di settore: Artribune e Tafter.
  • Fabio

    Anche il collaboratore della Melandri nominato segretario del Maxxi, e’ un gioiello. Complimenti! Continuate cosi’! Bene, brava, bis!